Coronavirus in Polonia: Duda positivo, continuano le proteste

Pubblicato il 24 ottobre 2020 alle 19:55 in Europa Polonia

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Il presidente della Polonia, Andrzej Duda, è risultato positivo al coronavirus, il 24 ottobre, giornata in cui è iniziato un lockdown per aree ed è stato registrato uno tra i più alti picchi nel numero di contagi giornalieri dall’inizio della pandemia, con 13,628 nuove infezioni, accompagnate da 179 decessi. Intanto continuano le proteste popolari contro il governo per aver limitato le possibilità di abortire per le donne.

Il portavoce del presidente polacco, Blazej Spychalski, ha dato la notizia del contagio di Duda, specificando che il 48enne sta bene, ma senza fornire dettagli sui cambiamenti che lo stato di salute del presidente apporterà al funzionamento del governo. Tra i suoi compiti ci sarebbero quelli di indirizzare la politica estera e firmare nuove leggi. Durante un’intervista radio, il vice ministro della Salute, Waldemar Kraska, ha affermato di ritenere che il presidente supererà l’infezione senza problemi, essendo un uomo giovane e ha garantito che tutti i suoi contatti degli ultimi giorni saranno messi in quarantena.

 Al momento, non è chiaro dove il presidente polacco possa aver contratto il virus, tra le opzioni vagliate ci sarebbe un forum sugli investimenti organizzato a Tallinn, in Estonia, lo scorso 19 ottobre, al quale Duda avrebbe preso parte incontrando, tra gli altri, il presidente bulgaro, Rumen Radev, il quale è al momento in quarantena per aver avuto contatti diretti con persone positive al coronavirus.

La Polonia sta assistendo ad un’impennata dei casi di coronavirus, dall’inizio della pandemia, su un totale di 38 milioni di persone, ci sono stati oltre 228.000 contagi e il totale delle vittime ha raggiunto la cifra di 4.172. Dal 24 ottobre, è entrato in vigore un lockdown per “zone rosse” che prevedrà, tra le varie misure, la chiusura di scuole primarie, palestre, piscine e ristoranti per due settimane. Oltre a questo, non saranno consentiti raduni di oltre 5 persone, saranno proibiti i matrimoni e saranno contingentati gli accessi ai negozi, ai mezzi pubblici di trasporto e ai servizi religiosi. Il governo è poi all’opera per costruire strutture mediche provvisorie e per trasformare lo stadio di Varsavia in un ospedale da campo.

L’opposizione ha accusato l’esecutivo conservatore in carica, guidato dal partito Diritto e Giustizia, di non essersi preparato in tempo ad una seconda ondata di coronavirus. Il 24 ottobre, sono state registrate anche manifestazioni contro le restrizioni per limitare la pandemia che si sono sommate a quelle già in corso per i diritti delle donne.

Parallelamente alla crescita di diffusione del coronavirus, in Polonia sono tutt’ora in corso proteste contro una nuova legge con la quale è stata ulteriormente limitata la possibilità di abortire, nonostante il Paese avesse già uno dei sistemi più rigidi d’Europa. Il 24 ottobre, per la terza giornata consecutiva, migliaia di manifestanti, sfidando le restrizioni anti-coronavirus, hanno protestato contro un’ordinanza del 22 ottobre del Tribunale costituzionale, con la quale sono stati drasticamente ridotti i presupposti che rendono possibile abortire. In particolare, il Tribunale ha proibito le terminazioni di gravidanza a causa di difetti del feto, uno tra i più comuni presupposti legali per l’aborto. Con tale cambiamento, sarà concesso interrompere una gravidanza solamente nei casi in cui questa metta a repentaglio la vita della donna o se è stata frutto di violenze.

Le proteste hanno coinvolto le maggiori città del Paese come Cracovia, Breslavia, Stettino e Katowice. Nella capitale Varsavia, i manifestanti si sono riuniti di fronte alla residenza del primo ministro, Jaroslaw Kaczynsk, declamando slogan quali “Hai le mani sporche di sangue”, “Questa è guerra” e “Stai creando l’inferno delle donne”. Sul luogo era presente anche la polizia anti-sommossa che, nella notte tra il 22 e il 23 ottobre, ha arrestato circa 15 persone.

L’opposizione polacca, il commissario dell’Unione Europea per i Diritti umani e più organizzazioni umanitarie internazionali hanno condannato la decisione del Tribunale costituzionale polacco sostenendo che violi i diritti delle donne.

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Camilla Canestri

di Redazione

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