Terroristi del Mozambico entrano in Tanzania: uccise almeno 20 persone

Pubblicato il 23 ottobre 2020 alle 15:08 in Mozambico Tanzania

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Un gruppo di terroristi, infiltrati dal Mozambico settentrionale, ha ucciso almeno 20 civili nella regione meridionale di Mtwara, in Tanzania. È quanto hanno riferito la polizia e i media locali, giovedì 22 ottobre, specificando che più di 300 militanti appartenenti allo Stato Islamico hanno attaccato diversi civili e danneggiato molte proprietà, costringendo decine di persone ad abbandonare le proprie case. Alcuni video diffusi online mostrano scene dell’offensiva, tra cui una in cui si vedono i terroristi decapitare un uomo tanzaniano. Uno dei militanti avrebbe anche dichiarato, in lingua kiswahili, che il gruppo rifiuta le elezioni generali nel Paese, previste per il 28 ottobre.

La polizia ha specificato che gli aggressori sarebbero entrati in Tanzania dal Mozambico, attraverso il fiume Ruvuma, e avrebbero fatto irruzione nel villaggio di Kitaya, situato al confine con la travagliata provincia mozambicana di Cabo Delgado, ricca di gas. Senza fornire numeri precisi, il capo della polizia della Tanzania, Simon Siro, ha dichiarato che alcuni terroristi sono stati arrestati, mentre altri sono riusciti a scappare. L’ufficiale ha sottolineato che i sospetti sono stati interrogati e che è stata lanciata una caccia all’uomo per coloro che sono tornati in Mozambico.

“Sconfiggeremo questa feroce rete di terroristi, sia tanzaniani che mozambicani”, ha affermato Siro. “Se vengono uccisi i cittadini della Tanzania, il loro sangue non potrà essere versato invano. Faremo tutto il possibile per assicurare questi criminali alla giustizia”, ha aggiunto.

La violenza nel Mozambico settentrionale si è intensificata nel corso di quest’anno, con i terroristi che hanno cominciato a colpire importanti obiettivi militari e ad occupare città chiave. Gli attacchi nei pressi del confine con la Tanzania hanno aumentato i rischi di sicurezza per gli investitori stranieri che gestiscono progetti di gas offshore dal valore di miliardi di dollari.

Il 24 aprile 2020, il governo del Mozambico ha ammesso per la prima volta la presenza di militanti dell’Isis nel proprio Paese. La Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico (ISCAP), affiliata allo Stato Islamico, ha rivendicato alcuni dei maggiori attacchi nella regione fin dallo scorso giugno, pubblicando immagini di soldati uccisi e mostrando le armi sequestrate. A marzo, i combattenti si sono smascherati, dichiarando apertamente che stanno intraprendendo una campagna nella regione per stabilire un “califfato islamista”. Di conseguenza, hanno intensificato i loro attacchi, sequestrato edifici governativi, bloccato le strade delle città e issato la bandiera bianca e nera dello Stato Islamico in tutta la provincia di Cabo Delgado, ricca di gas. Exxon Mobil e Total sono tra le maggiori compagnie petrolifere che sviluppano piani per la costruzione di gasdotti al largo del Mozambico settentrionale. Si stima che tali progetti valgano oltre 60 miliardi di dollari e le aziende sono preoccupate che la violenza possa incidere sulle operazioni.

Gli attacchi nella regione sono iniziati nell’ottobre 2017 nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti, ovvero un terzo del territorio della provincia. Più di 900 persone sono state uccise, secondo l’ACLED, il Progetto sui dati relativi all’ubicazione e agli eventi dei conflitti armati, e oltre 200.000 abitanti sono stati costretti a fuggire.

L’organizzazione dello Stato Islamico ha operato negli anni passati attraverso un gruppo locale che ha effettuato almeno 75 attentati separati in otto distretti della provincia di Cabo Delgado. La gente del posto aveva soprannominato il gruppo con il nome di “al-Shabaab”, che in arabo significa “gioventù”. I militanti, tuttavia, sembravano non avere alcun legame con l’organizzazione terroristica somala nota con lo stesso nome. I media e gli esperti locali hanno dunque iniziato a riferirsi al gruppo con l’espressione Ahl-e-Sunnat wal Jamaat, che significa “seguaci della tradizione e dell’unità sunnita”. I leader dell’organizzazione intrattenevano legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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