Presidente della Nigeria: almeno 69 morti nelle proteste

Pubblicato il 23 ottobre 2020 alle 19:34 in Africa Nigeria

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Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha riferito che almeno 69 persone sono state uccise durante le proteste contro la brutalità della polizia che scuotono il Paese da oltre 2 settimane. 

La dichiarazione è stata rilasciata durante una riunione di emergenza con un gruppo di leader nigeriani, il 23 ottobre, per trovare una soluzione per mettere fine ai disordini. Un gruppo che è stato fondamentale nell’organizzazione delle proteste ha ora esortato le persone a rimanere a casa. Si tratta della Feminist Coalition, che ha anche consigliato ai manifestanti di rispettare eventuali coprifuoco in vigore nei loro Stati. Le strade della città più grande della Nigeria, Lagos, centro delle proteste degli  ultimi giorni, sono diventate silenziose. Tuttavia, la tensione rimane nell’area. 

Alla riunione del 23 ottobre, il presidente Buhari ha dichiarato che la sua amministrazione si è impegnata a soddisfare le richieste dei manifestanti. Tuttavia, ha aggiunto che il suo governo non permetterà ai criminali che avevano dirottato le proteste di continuare con il loro “teppismo”. Il presidente ha poi specificato che 51 civili, 11 agenti di polizia e 7 soldati sono morti nei disordini, secondo quanto riferito dal suo portavoce. Non è chiaro se queste cifre includano i manifestanti presumibilmente uccisi dalle forze di sicurezza a Lagos, il 20 ottobre.  In tale occasione, i soldati nigeriani hanno aperto il fuoco sui manifestanti nel distretto di Lekki della città di Lagos. Secondo Amnesty International, quel solo giorno sono decedute 38 persone.

Tuttavia, le autorità affermano di non essere responsabili di queste morti.  In un post su Twitter, l’esercito della Nigeria ha dichiarato che nessun soldato si trovava sulla scena della sparatoria avvenuta a Lekki, un quartiere esclusivo della città di Lagos, la notte del 20 ottobre. Successivamente, ha dichairato detto che le sparatorie erano “fake news”. Il governatore dello Stato, Babajide Sanwo-Olu, ha effettuato una visita ai feriti in ospedale, vittime di quello che ha definito “lo sfortunato incidente di Lekki”. La comunità internazionale, compresa l’Unione Africana, ha condannato tali violenze. Già il 14 ottobre, l’esercito nigeriano aveva avvertito i manifestanti, affermando che i soldati erano pronti a mantenere la legge e l’ordine nel Paese, affrontando con decisione le proteste.  

Le proteste in Nigeria sono iniziate l’8 ottobre nella capitale nigeriana, Abuja, dopo che è stato pubblicato un video in cui i membri della squadra speciale anti-rapina, nota come Special Anti-Robbery Squad (SARS), hanno sparato a sangue freddo contro un uomo, uccidendolo, nella regione del Delta del fiume Niger. Dopo lo scandalo, il governo si è impegnato a sciogliere l’unità della polizia, che è stata smantellata l’11 ottobre. Tuttavia, il 13 ottobre ha affermato che sarà creata una nuova unità di sicurezza, dotata di armi e tattiche speciali, per “colmare il vuoto” lasciato dalla SARS. Lo stesso giorno, l’esecutivo ha anche rassicurato i cittadini sul fatto che nessun agente utilizzerà la violenza contro i manifestanti. Prima di tale data, alcuni elementi delle forze di sicurezza hanno però represso le proteste con percosse e tramite l’utilizzo di gas lacrimogeni e armi da fuoco, secondo Amnesty International. 

I manifestanti hanno protestato contro l’intenzione del governo di creare una nuova unità di polizia, temendo che la nuova squadra sarà semplicemente una versione rinominata della SARS. Il 14 ottobre, quindi, centinaia di persone si sono radunate ad Abuja, e nella megalopoli Lagos, per continuare a protestare. Il governatore dello Stato di Lagos, Babajide Sanwo-Olu, ha esortato i manifestanti a smettere con le rimostranze, affermando che le iniziative dei giorni precedenti avevano causato un’interruzione generale delle attività lavorative, che ancora erano in ripresa a causa delle restrizioni dovute alla pandemia del nuovo coronavirus.  

Numerose organizzazioni internazionali e nigeriane per la tutela dei diritti umani hanno accusato la SARS di brutalità, molestie ed estorsioni per anni. A tale riguardo, ci sono state molteplici promesse in passato. Lo stesso governo dell’attuale presidente Buhari, in carica dal 2015, aveva promesso che avrebbe effettuato una riforma di questa unità. L’hashtag #EndSARS è stato di tendenza su Twitter in Nigeria per diversi giorni, a partire da ottobre, e il famoso cantante locale, Naira Marley, ha fatto una diretta su Instagram con un portavoce della polizia sulla questione, che è stata vista da oltre 30.000 persone. Persino il vice governatore dello Stato di Lagos ha dichiarato di essere stato vittima degli agenti della SARS. “Ogni cittadino della Nigeria dovrebbe essere turbato”, aveva scritto il portavoce del governo dello Stato di Lagos, Gboyega Akosile, in un Tweet. Questo aveva anche condiviso un video del vice governatore, Obafemi Hamzat, che si rivolge ai manifestanti e condivide la sua storia di abusi dovuti agli agenti dell’unità speciale.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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