Il fatto più importante della settimana, Nigeria

Pubblicato il 23 ottobre 2020 alle 7:00 in Africa Nigeria

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I soldati nigeriani hanno aperto il fuoco sui manifestanti che protestavano contro la brutalità della polizia nel distretto di Lekki della città di Lagos, il 20 ottobre. Decine di persone sono decedute. 

“Hanno iniziato a sparare proiettili contro la folla”, ha raccontato il manifestante Alfred Ononugbo, 55 anni. “Ho visto un proiettile colpire una o due persone”, ha aggiunto, riferendosi alle proteste che hanno avuto luogo la notte tra il 20 e il 21 ottobre nella città nigeriana di Lagos. In totale, durante le manifestazioni che stanno sconvolgendo la Nigeria da due settimane, Amnesty International ha stimato che  sono rimaste uccise circa 56 persone, di cui 38 solo il 20 ottobre. In un post su Twitter, l’esercito nigeriano ha dichiarato che nessun soldato si trovava sulla scena della sparatoria avvenuta a Lekki, un quartiere esclusivo della città di Lagos, la notte del 20 ottobre. Il governatore dello Stato, Babajide Sanwo-Olu, ha effettuato una visita ai feriti in ospedale, vittime di quello che ha definito “lo sfortunato incidente di Lekki”. Questo ha poi dichiarato che 25 persone erano in cura per lesioni da lievi a moderate, dopo gli scontri del 20 ottobre. Altre 2 persone stavano ricevendo cure intensive e 3 erano state dimesse.

Il governatore dello Stato di Lagos aveva affermato, in precedenza, che avrebbe aperto un’indagine sulla sparatoria, che secondo i testimoni sarebbe iniziata intorno alle 19, ora locale, del 20 ottobre. Poche ore prima, nella stessa Lagos, era entrato in vigore un coprifuoco, annunciato due settimane di disordini dovuti alle manifestazioni contro la violenza della polizia nigeriana contro i cittadini. La decisione, annunciata il 20 ottobre stesso, era stata resa nota quando il capo della polizia nigeriana aveva ordinato l’immediato dispiegamento a livello nazionale di forze antisommossa, a seguito dell’aumento degli attacchi alle strutture di polizia. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza ogni giorno per quasi due settimane in tutta la Nigeria per chiedere una riforma delle forze di sicurezza, oltre a radicali riforme nel Paese. 

Dichiarando il coprifuoco a Lagos, una città che ospita circa 20 milioni di persone, il governatore aveva affermato che individui violenti avevano dirottato il movimento di protesta “per scatenare il caos”. Nessuno, tranne i fornitori di servizi essenziali e i primi soccorritori, poteva essere trovato per le strade dalle 16:00 ora locale, secondo gli ordini delle autorità di Lagos. “Non staremo a guardare e non permetteremo l’anarchia nel nostro caro Stato”, aveva aggiunto il governatore, affermando che le proteste erano “degenerate in un mostro”. Il portavoce del governatore, Gboyega Akosile, aveva poi sottolineato che il coprifuoco non sarebbe terminato il 21 ottobre. Già il 14 ottobre, l’esercito nigeriano aveva avvertito i manifestanti, affermando che i soldati erano pronti a mantenere la legge e l’ordine nel Paese, affrontando con decisione le proteste. 

Le manifestazioni sono iniziate l’8 ottobre nella capitale nigeriana, Abuja, dopo che è stato pubblicato un video in cui i membri della squadra speciale anti-rapina, nota come Special Anti-Robbery Squad (SARS), avevano sparato a sangue freddo contro un uomo, uccidendolo, nella regione del Delta del fiume Niger. Dopo lo scandalo, il governo si era impegnato a sciogliere l’unità della polizia in questione, che era stata smantellata l’11 ottobre. Tuttavia, il 13 ottobre le autorità avevano riferito che sarebbe stata creata una nuova unità di sicurezza, dotata di armi e tattiche speciali, per “colmare il vuoto” lasciato dalla SARS. Lo stesso giorno, l’esecutivo aveva anche rassicurato i cittadini sul fatto che nessun agente avrebbe più utilizzato la violenza contro i manifestanti. Prima di tale data, alcuni elementi delle forze di sicurezza avevano però represso le proteste con percosse e tramite l’utilizzo di gas lacrimogeni e armi da fuoco, secondo Amnesty International. I manifestanti hanno quindi continuato a scendere in piazza, per opporsi all’intenzione del governo di creare una nuova unità di polizia, temendo che la nuova squadra sarebbe stata semplicemente una versione rinominata della SARS. 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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