Mosca: prematuro parlare di soluzioni per il Nagorno-Karabakh

Pubblicato il 23 ottobre 2020 alle 9:35 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il presidente russo Vladimir Putin sta facendo di tutto per una soluzione politica del conflitto in Nagorno-Karabakh. È quanto ha assicurato l’addetto stampa del capo dello stato Dmitry Peskov. Tuttavia, il Cremlino ritiene prematuro discutere di quale formula potrebbe seguire l’accordo e ribadisce che la prima cosa da fare è cessare le ostilità e sedersi a un tavolo negoziale.

“Come anche in precedenza, il presidente Putin sta facendo tutto il possibile per portare entrambe le parti e i suoi colleghi in entrambe le capitali a metodi di risoluzione politica e diplomatica” – ha dichiarato Peskov in un’intervista al programma “Большая игра” (Il grande gioco) sul canale televisivo Pervyj kanal giovedì 22 ottobre. Alla domanda su quale soluzione politico-diplomatica si possa trovare, il portavoce del Cremlino ha detto: “Penso che sarebbe un errore estremamente inaccettabile formulare ora una qualsiasi soluzione per un accordo in questo momento. È prematuro”.

Peskov ha parlato delle differenze nell’approccio di Mosca e Ankara alla risoluzione del conflitto in Nagorno-Karabakh. “Ankara non nasconde il suo sostegno assoluto e incondizionato all’Azerbaigian e crede che questo problema possa essere risolto con mezzi militari e con la potenza di fuoco” – ha affermato Peskov. Un’approccio cui Mosca è fermamente contraria.

Il portavoce del Cremlino ha osservato che “la Federazione russa e il presidente Putin sono convinti che non ci sia una soluzione militare al conflitto del Karabakh. C’è solo un modo: un negoziato politico e diplomatico per la risoluzione della controversia”.

“Il presidente ha osservato che l’Armenia è un partner speciale per noi, e l’Azerbaigian è un partner speciale, e con Baku e Erevan siamo collegati da decenni, se non secoli di storia comune, e apprezziamo queste relazioni” – ha continuato Peskov, ribadendo che la soluzione militare porterebbe ad una catastrofe umanitaria e avrebbe costi altissimi per l’intera regione.

L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabach lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, 580 militari sono stati uccisi e oltre 1000 feriti in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach) per via dell’attacco azero. Baku avrebbe perso nell’offensiva quasi 6000 uomini e un’ingente quantità di mezzi.

L’Armenia e l’Artsakh hanno dichiarato legge marziale e mobilitazione generale. L’Azerbaigian ha proclamato la mobilitazione parziale e la legge marziale in alcuni dipartimenti e ha chiuso i suoi aeroporti a tutto il traffico internazionale a eccezione della Turchia, che si è impegnata a sostenere Baku.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.

I capi delle diplomazie di Baku e Erevan durante i negoziati a Mosca conclusisi nella tarda serata di venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin. Dalla firma della tregua, rinnovata il 18 ottobre su pressione di Russia, Francia e USA, tuttavia, da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.

La diplomazia continua comunque a cercare una soluzione: i ministri degli Esteri di entrambi i Paesi sono a Washington dove oggi, 23 ottobre, incontreranno separatamente il segretario di Stato americano Mike Pompeo. I leader di entrambi i paesi hanno recentemente affermato che, in teoria, sarebbero aperti all’incontro con l’altro a Mosca o in altra sede. 

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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