Iraq: il premier incontra Boris Johnson per parlare di “cooperazione strategica”

Pubblicato il 23 ottobre 2020 alle 11:00 in Iraq UK

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Il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, si è recato a Londra, il 22 ottobre, nel quadro di un tour europeo che ha già incluso Francia e Germania. Al centro delle discussioni con l’omologo britannico, Boris Johnson, le minacce alla sicurezza del Medio Oriente e i legami di “cooperazione strategica”.

Come riportato dall’ufficio del premier iracheno, al-Kadhimi ha discusso con il suo interlocutore di tematiche e questioni di mutuo interesse, oltre che della sicurezza in Iraq e nell’intera regione mediorientale e delle modalità da seguire per sviluppare relazioni bilaterali tra i loro Paesi, in modo da portare maggiore stabilità a livello sia locale sia regionale. A tal proposito, anche Johnson si è detto concorde a rafforzare i legami di cooperazione tra Londra e Baghdad in diversi ambiti, dalla lotta al terrorismo, a questioni politiche ed economiche, alla luce delle sfide che l’Iraq si trova ad affrontare a seguito della pandemia di coronavirus e del calo dei prezzi di petrolio. Tale cooperazione, è stato affermato, deriva dal legame storico che unisce i due Paesi.

Nel presentare il programma di riforme finanziarie che intende implementare, al-Kadhimi ha ringraziato il suo omologo britannico per il sostegno offerto ed è stato accolto con favore il primo incontro dell’Iraq Economic Contact Group, svoltosi a Londra il 22 ottobre stesso, volto a promuovere gli sforzi profusi dal governo iracheno e a creare opportunità per l’intera popolazione. Al-Kadhimi ha poi avuto l’opportunità di incontrare il principe Carlo. Anche in questo caso, il meeting ha preso in esame le prospettive future di cooperazione tra Iraq e Regno Unito, oltre alle iniziative volte a rafforzare la convivenza pacifica e a salvaguardare l’ambiente.

Al-Kadhimi ha un legame particolare con il Regno Unito, dove ha vissuto per diversi anni, dopo aver lasciato l’Iraq negli anni Ottanta. Tuttavia, la sua visita è da inserirsi nella cornice di un tour europeo, giunto in un momento in cui l’Iraq necessita di partenariati internazionali forti, in grado di creare opportunità, soprattutto economiche, per la propria popolazione. Secondo alcuni, il premier di Baghdad gode della fiducia e del sostegno di diversi attori europei e, alla luce di ciò, una fonte ha rivelato che Francia, Germania e Regno Unito hanno promesso un prestito agevolato di 5 miliardi di dollari, per aiutare l’Iraq a risolvere la crisi degli stipendi. In cambio, i tre Paesi europei avrebbero chiesto di partecipare nelle operazioni di ricostruzione del Paese, anche tramite investimenti. Scopo del tour sarebbe stato proprio convincere gli interlocutori a investire in Iraq, presentando loro il cosiddetto “libro bianco”, che include riforme finanziare volte a risanare il sistema economico e a favorire l’indipendenza dalle entrate petrolifere. Tra le misure incluse, vi è anche una riduzione dei salari dal 25% al 12,5% del PIL.

In tale quadro, secondo deputati iracheni, esponenti dell’alleanza sciita al-Fatah, è probabile che al-Kadhimi e Johnson abbiano anche discusso dell’ipotesi di accordi di normalizzazione con Israele. Una tale idea, è stato riferito dalle fonti, non è da escludersi, visti i benefici che l’Iraq trarrebbe in un momento in cui necessita di un supporto sempre maggiore per affrontare le crisi interne. Secondo un politico iracheno, il Regno Unito avrebbe anche in passato incoraggiato Baghdad a stringere legami con Israele. Non da ultimo, l’Iraq ospita una numerosa comunità ebraica, il che rende necessario porre fine a qualsiasi forma ostilità.

Di fronte a tale scenario, un esponente politico sciita, Hamid Mualla, ha affermato che i sunniti, i curdi e metà degli sciiti in Iraq non si opporrebbero ad una normalizzazione delle relazioni tra Iraq e Israele, in un quadro che vede l’intero Paese “stanco delle ostilità” e desideroso di stringere buoni rapporti per “non avere problemi con nessuno”. Parallelamente, alcuni analisti hanno dichiarato che la maggioranza della popolazione irachena desidera seguire gli altri Stati del Golfo e rafforzare relazioni anche oltreoceano, con la speranza di porre fine a quelle crisi che hanno perseguitato il Paese dalla fine degli anni Settanta. Sebbene si tratti di una semplice fuga di notizie, secondo gli analisti, bisogna considerare che l’ipotesi normalizzazione dovrà tenere conto dell’opposizione dell’Iran, sempre più timoroso dei recenti cambiamenti nelle relazioni tra i Paesi del Golfo e Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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