Egitto, caso Regeni: richieste informazioni su tre nuovi agenti

Pubblicato il 23 ottobre 2020 alle 12:14 in Egitto Italia

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Fonti giudiziarie hanno rivelato che la Procura di Roma ha richiesto alla controparte egiziana informazioni su tre agenti di polizia, i cui nomi sono apparsi per la prima volta tra gli indagati per la morte del ricercatore italiano Giulio Regeni.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, sulla base di proprie fonti, secondo cui i tre nuovi indiziati erano membri dei servizi di sicurezza egiziani presso Giza e Il Cairo, quando Regeni studiava presso l’American University. In particolare, stando a quanto rivelato dalle fonti del quotidiano, uno degli agenti era entrato in contatto con il ricercatore italiano per chiedergli informazioni sull’oggetto dei suoi studi. Un secondo, invece, avrebbe telefonato al sindacalista degli ambulanti, Mohammed Abdullah, già incluso in precedenza nella lista dei sospettati, mentre il terzo nuovo agente avrebbe scritto un rapporto sulle attività di Regeni, successivamente finito nelle mani delle forze di polizia egiziane che hanno monitorato i movimenti della vittima. A detta dei pubblici ministeri italiani, tale rapporto, basato su fonti definite “riservate”, includeva fatti non in linea con le attività condotte dal ricercatore per i propri studi accademici, e, al contrario, incitavano all’opposizione contro Regeni.

Le autorità italiane credono che i tre agenti siano complici dell’ufficiale dei servizi segreti egiziani, la National Security, che si è occupato delle indagini preliminari che vedevano Regeni accusato di spionaggio per conto del Regno Unito. Il suo nome è Magdi Ibrahim Abdel-Al Sharif, al centro delle indagini condotte dalla Procura di Roma accanto ad altri quattro ufficiali. Sharif ed i tre nuovi indagati avrebbero, in particolare, creato una rete di “informatori” intorno al caso Regeni che, secondo le ipotesi di Roma, include Noura Whaby, l’amica che aiutava Regeni nelle traduzioni, il compagno di stanza, Mohammed Al-Sayyad, e il sindacalista degli ambulanti.

Nel dicembre 2018, sono stati cinque gli ufficiali egiziani sospettati dai procuratori italiani, tra cui il maggiore generale Khaled Shalabi, attualmente assistente del ministro degli Interni per l’Alto Egitto settentrionale e il maggiore generale Tariq Saber, che all’epoca dei fatti lavorava come direttore di un dipartimento per la National Security.

Giulio Regeni, un dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati, è stato rapito il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri sono stati uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno della sparizione.

Il 15 gennaio, il procuratore generale del Cairo, Hamada El-Sawy, ha riferito ad una squadra di investigazione italiana, recatasi nella capitale egiziana nello stesso giorno, che un nuovo team è stato formato e che ha già iniziato a lavorare sui diversi fascicoli per comprendere le circostanze che hanno portato alla morte di Regeni. Le procedure investigative necessarie, è stato riferito, sono volte a chiarire l’accaduto in modo imparziale, indipendente e neutrale.

Già nel mese di dicembre 2019, fonti diplomatiche egiziane avevano reso noto che i Ministri degli Esteri di Italia ed Egitto avevano avviato le procedure volte a riprendere la cooperazione giudiziaria e diplomatica sul caso Regeni. Inoltre, il 17 dicembre era stata organizzata una sessione dalla commissione parlamentare d’inchiesta italiana, in cui erano stati ascoltati il procuratore di Roma, Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco. In tale occasione, quest’ultimo aveva parlato di una “ragnatela” tessuta, nei giorni precedenti la morte di Giulio Regeni, dai servizi di sicurezza nazionale egiziani, i quali hanno controllato e monitorato il giovane ricercatore prima del rapimento e dell’omicidio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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