Guinea: proteste dopo le elezioni, almeno 9 morti

Pubblicato il 22 ottobre 2020 alle 21:34 in Africa Guinea

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Nove persone, tra cui un ufficiale di polizia, sono morte in Guinea, dopo giorni di manifestazioni scoppiate a seguito delle elezioni presidenziali del 18 ottobre.

In una dichiarazione, il Ministero della Sicurezza del Paese dell’Africa Occidentale ha dichiarato che si sono verificate sparatorie e accoltellamenti nella capitale, Conakry, e in altre parti dello Stato. “Questa strategia del caos è stata orchestrata per mettere a repentaglio le elezioni del 18 ottobre”, ha riferito il Ministero, aggiungendo che molte persone sono rimaste ferite e alcune proprietà sono state danneggiate. Il 21 ottobre, a Conakry erano in corso una serie di scontri, dove un agente di sicurezza, Mamadou Keganan Doumbouya, ha riferito alla stampa che almeno 3 persone sono morte. Un medico locale, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha detto di aver visitato due cadaveri e nove feriti nella sua clinica.

La violenza segue le elezioni in cui il presidente Alpha Conde si è candidato per un terzo mandato. La decisione del presidente aveva già scatenato proteste di massa. In tale contesto già molto teso, il 19 ottobre, il principale leader dell’opposizione della Guinea, Cellou Dalein Diallo, ha dichiarato di aver vinto le elezioni, prima dell’annuncio dei risultati ufficiali, che sono previsti entro la fine di questa settimana. In precedenza, Condé aveva chiesto ai suoi alleati di unirsi in vista delle elezioni, affermando che era in atto una “guerra” tra il suo governo e l’opposizione. In un discorso trasmesso la sera del 22 settembre, il presidente uscente aveva avvertito i cittadini sul fatto che “questa elezione non è solo un’elezione, è come se fossimo in guerra”. “Gli altri candidati hanno formato un blocco per combattere contro di me”, aveva affermato in lingua Malinke, riferendosi ad un accordo tra i candidati dell’opposizione. Il presidente normalmente utilizza il francese durante i discorsi nazionali ufficiali, ma ha deciso di parlare in lingua locale durante il discorso del 22 settembre.

Condé, ex personaggio dell’opposizione e incarcerato più volte sotto le precedenti amministrazioni, ha fatto la storia nel 2010 per essere diventato il primo presidente democraticamente eletto della Guinea. Gli elettori lo hanno poi riconfermato nel 2015 per il suo secondo e ultimo mandato quinquennale. I critici, tuttavia, hanno affermato che il suo governo, nel corso degli anni, è diventato sempre più autoritario. Il presidente aveva insistito, nel dicembre 2019, per attuare una riforma della Costituzione, completata con la promulgazione il 7 aprile 2020. Secondo Condé il documento doveva essere aggiornato per introdurre importanti modifiche sociali, soprattutto per le donne, con riforme che includevano il divieto di mutilazioni genitali femminili e il matrimonio minorile. Tuttavia, gli emendamenti prevedevano anche una modifica nella durata del mandato presidenziale, essenziale per una sua nuova candidatura. Una coalizione anti-Condé, nota come Fronte Nazionale della Difesa della Costituzione (FNDC), aveva chiesto il boicottaggio del referendum. Quindi, una serie di proteste sono iniziate, in forma più o meno intensa, a partire da metà ottobre 2019.

Nei primi mesi, il Fronte Nazionale della Difesa della Costituzione aveva chiesto che le manifestazioni si svolgessero in maniera pacifica. Tuttavia, dopo qualche mese la situazione è precipitata e le violenze sono diventate frequenti. Le forze di sicurezza hanno represso le piazze e diverse decine di persone sono state uccise. Inoltre, dopo la notizia dei risultati, il FNDC ha immediatamente respinto l’esito delle votazioni. Condé ha dichiarato di aver vinto il referendum del 22 marzo, dopo che questo era stato rimandato per settimane dopo che gli organi di controllo avevano trovato 2.5 milioni di elettori non verificabili nelle liste elettorali. La vittoria è stata annunciata con un margine pari al 91,59% dei voti. Almeno 10 persone sono state uccise durante i disordini il giorno delle votazioni, secondo l’FNDC. “Non riconosceremo alcuna istituzione risultante da questa buffonata, né riconosceremo la nuova Costituzione del signor Alpha Condé”, aveva dichiarato uno dei leader dell’FNDC. “Rimaniamo e resteremo fedeli alla Costituzione del maggio 2010 che fissa il numero di mandati presidenziali a due e che dà diritto al popolo della Guinea di resistere all’oppressione”, aveva aggiunto. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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