Caos in Nigeria: colonne di fumo e spari in una prigione di Lagos

Pubblicato il 22 ottobre 2020 alle 20:26 in Africa Nigeria

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Mentre crescenti disordini sociali scuotono la città più grande della Nigeria, Lagos, i media locali hanno riferito che una colonna di fumo si è alzata da una prigione e si sono sentiti colpi di arma da fuoco, il 22 ottobre. 

La polizia che si trovava nei pressi della struttura ha dichiarato che un gruppo di aggressori hanno attaccato il penitenziario, che è situato nell’esclusivo quartiere di Ikoyi. Non sono ancora disponibili ulteriori informazioni. Il caos ha cominciato a diffondersi in Nigeria da quando sono iniziate una serie di manifestazioni, l’8 ottobre, nella capitale Abuja, dopo che è stato pubblicato un video in cui si vedono i membri della squadra speciale anti-rapina, nota come Special Anti-Robbery Squad (SARS), che sparano a sangue freddo contro un uomo, uccidendolo, nella regione del Delta del fiume Niger. Dopo lo scandalo, il governo si era impegnato a sciogliere l’unità della polizia in questione, che era stata smantellata l’11 ottobre.

Tuttavia, il 13 ottobre le autorità avevano riferito che sarebbe stata creata una nuova unità di sicurezza, dotata di armi e tattiche speciali, per “colmare il vuoto” lasciato dalla SARS. Lo stesso giorno, l’esecutivo aveva anche rassicurato i cittadini sul fatto che nessun agente avrebbe più utilizzato la violenza contro i manifestanti. Prima di tale data, alcuni elementi delle forze di sicurezza avevano però represso le proteste con percosse e tramite l’utilizzo di gas lacrimogeni e armi da fuoco, uccidendo almeno 15 persone, secondo Amnesty International. I manifestanti hanno quindi continuato a scendere in piazza, per opporsi all’intenzione del governo di creare una nuova unità di polizia e alle violenze delle autorità, temendo che la nuova squadra sarebbe stata semplicemente una versione rinominata della SARS. 

Una giornata particolarmente violenta è stata quella del 20 ottobre, nella stessa città di Lagos. In tale occasione, i soldati nigeriani hanno aperto il fuoco sui manifestanti nel distretto di Lekki della città di Lagos. Secondo Amnesty International, quel solo giorno sono decedute 38 persone. Tuttavia, le autorità affermano di non essere responsabili di queste morti.  In un post su Twitter, l’esercito della Nigeria ha dichiarato che nessun soldato si trovava sulla scena della sparatoria avvenuta a Lekki, un quartiere esclusivo della città di Lagos, la notte del 20 ottobre. Successivamente, ha dichairato detto che le sparatorie erano “fake news”. Il governatore dello Stato, Babajide Sanwo-Olu, ha effettuato una visita ai feriti in ospedale, vittime di quello che ha definito “lo sfortunato incidente di Lekki”. La comunità internazionale, compresa l’Unione Africana, ha condannato tali violenze. 

Lo stesso giorno, la polizia nigeriana aveva ordinato l’immediato dispiegamento a livello nazionale di forze antisommossa, a seguito dell’aumento degli attacchi alle strutture di polizia. Inoltre, era stato imposto un coprifuoco proprio nella città di Lagos, che ospita circa 20 milioni di persone. Nell’annunciare la decisione, il governatore aveva affermato che individui violenti avevano dirottato il movimento di protesta “per scatenare il caos”. Nessuno, tranne i fornitori di servizi essenziali e i primi soccorritori, poteva essere trovato per le strade dalle 16:00 ora locale, secondo gli ordini delle autorità di Lagos. “Non staremo a guardare e non permetteremo l’anarchia nel nostro caro Stato”, aveva aggiunto il governatore, affermando che le proteste erano “degenerate in un mostro”. Il portavoce del governatore, Gboyega Akosile, aveva poi sottolineato che il coprifuoco non sarebbe terminato il 21 ottobre. Già il 14 ottobre, l’esercito nigeriano aveva avvertito i manifestanti, affermando che i soldati erano pronti a mantenere la legge e l’ordine nel Paese, affrontando con decisione le proteste.  

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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