Afghanistan: attività dei talebani ad Herat e raid letale a Takhar

Pubblicato il 22 ottobre 2020 alle 12:52 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno distrutto un traliccio che porta l’elettricità nella provincia di Herat, dove si continuano a neutralizzare ordigni lungo le strade. Intanto, un raid aereo che doveva colpire i militanti a Takhar ha distrutto una scuola. Almeno 12 morti. 

L’abbattimento dell’infrastruttura per l’elettricità è avvenuto la notte del 21 ottobre, nel villaggio di Kalat-e-Ghazi del distretto di Ghoryan. I talebani hanno distrutto un pilone che fa arrivare l’elettricità a Herat dal vicino Iran, secondo quanto riferito. Di conseguenza, circa metà della popolazione della città è senza elettricità, in questo momento, poiché non è ancora sicuro recarsi nella zona in questione. “Quando non ci sarà più una minaccia talebana nell’area e le forze di sicurezza saranno dispiegate, gli ingegneri vi si recheranno per ricollegare l’elettricità”, si legge in un comunicato. Il gruppo militante non ha commentato tale attacco, che si era già verificato in passato. 

Inoltre, secondo quanto riferito il 22 ottobre dal Ministero degli Interni afghano a Kabul, la polizia ha neutralizzato almeno quattro mine nelle province di Herat e Nimrus. Non sono state fornite ulteriori informazioni, ma gli ordigni sono stati “piazzati dai terroristi”, secondo le autorità governative. A tale proposito, il 14 ottobre, 5 civili, tra cui donne e bambini, sono rimasti uccisi dopo che il loro veicolo è stato colpito da una mina posizionata sul ciglio di una strada nella stessa provincia di Herat. Il portavoce del governatore provinciale riteneva che l’ordigno fosse stato piazzato dai talebani. Sempre il 14 ottobre, in un diverso distretto della stessa provincia, altri 5 civili sono stati uccisi nell’esplosione di una mina telecomandata. 

Infine, dall’altra parte dell’Afghanistan, nella provincia orientale di Takhar, almeno 12 persone sono state uccise e altre 14 sono rimaste ferite in un attacco aereo nel distretto di Baharak. Il raid ha colpito una scuola, ma non è ancora chiaro quante delle vittime siano bambini. L’operazione è avvenuta tra il 21 e il 22 ottobre, dopo che il vice capo della polizia di Takhar Raz, Mohammad Doorandish, e quasi 50 membri delle forze di sicurezza locali sono stati uccisi in una serie di scontri con i talebani, la notte tra il 20 e il 21 ottobre. I funzionari governativi non hanno ancora commentato l’attacco aereo e non è chiaro se sia stato condotto dalle forze armate afghane o dagli Stati Uniti. Uno dei sopravvissuti all’attacco dei talebani che ha preceduto il raid ha dichiarato che “gli scontri sono durati diverse ore e durante questo periodo abbiamo chiesto più volte l’invio di rinforzi ma non ne abbiamo ricevuti”. 

La situazione in Afghanistan è estremamente complessa e il clima è molto teso. Nonostante siano in atto alcuni sforzi diplomatici tra governo di Kabul e talebani, l’inizio di un vero e proprio dialogo intra-afghano sembra ancora lontano e i cosiddetti “colloqui di pace” a Doha, in Qatar, che sono stati inaugurati il 12 settembre, rimangono bloccati alle fasi preliminari. Le due parti non hanno ancora deciso l’ordine del giorno da trattare durante i veri e proprio colloqui e sono già in disaccordo per quanto riguarda le regole procedurali alla base degli incontri tra la delegazione dei talebani e quella del governo afghano. I dati forniti dalla Commissione Afgana Indipendente per i Diritti Umani (AIHRC) indicano che nella prima settimana dall’inizio dei colloqui di Doha, tra il 12 e il 19 settembre, almeno 19 civili sono stati uccisi e 45 sono rimasti feriti in una serie di scontri. La Commissione ha sottolineato che tali vittime civili sono inaccettabili, in un momento che dovrebbe essere caratterizzato dagli sforzi per la pace. Nonostante gli appelli, nell’ultimo mese le vittime e le violenze non hanno fatto che aumentare. 

I negoziati di Doha sono stati resi possibili da un accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato in Qatar, il 29 febbraio. Sulla base di tale intesa, la Casa Bianca si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla firma dell’accorso. Tra le altre condizioni, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Una buona riuscita dei negoziati avrebbe rappresentato una determinante conquista diplomatica dell’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, in vista delle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. 

Il 7 ottobre, Trump, aveva annunciato che i soldati statunitensi in Afghanistan torneranno a casa entro Natale. “Il piccolo numero che rimane di nostri coraggiosi uomini e donne che servono in Afghanistan dovrebbero essere a casa entro Natale!”, ha scritto il presidente degli USA in un post su Twitter. Ore dopo l’annuncio di Trump, il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale, Robert O’Brien, ha dichiarato che Washington ridurrà le sue forze in Afghanistan a 2.500, entro l’inizio del prossimo anno. Tuttavia, non ha fatto riferimento ad un ritiro completo delle forze armate. A seguito di ingenti conquiste dei talebani nella provincia di Helmand, pochi giorni dopo, con precisione il 12 ottobre, gli USA hanno lanciato attacchi aerei contro i militanti nella provincia, a supporto delle forze governative afghane. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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