USA: continua la guerra dei media con la Cina

Pubblicato il 21 ottobre 2020 alle 19:57 in Cina USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha annunciato che altre 6 aziende cinesi che operano nel settore dell’informazione saranno considerate missioni estere della Cina. La decisione statunitense rischia di suscitare una dura reazione da parte di Pechino. 

Pompeo ha reso nota tale decisione il 21 ottobre e ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero avviato un dialogo sulla Cina con l’Unione Europea il 23 ottobre. Successivamente, lo stesso segretario di Stato, il 25 ottobre, si sarebbe recato in un viaggio in Asia, per discutere delle stesse questioni con India, Sri Lanka, Maldive e Indonesia. Ha poi aggiunto che si aspettava che gli incontri includessero discussioni su come “le nazioni libere possono lavorare insieme per contrastare le minacce poste dal Partito Comunista Cinese”.

Il Dipartimento di Stato ha quindi deciso che Yicai Global, Jiefang Daily, Xinmin Evening News, Social Sciences in China Press, Beijing Review e Economic Daily sono missioni estere cinesi e quindi subiranno gli stessi controlli riservati alle missioni diplomatiche degli Stati stranieri. Durante il 2020, un totale di 15 aziende cinesi del settore dell’informazione sono state così designate. Si è trattato dell’ultimo passo degli Stati Uniti per frenare le attività cinesi sul territorio nazionale e in particolare, secondo il Dipartimento di Stato, la decisione sarebbe finalizzata a diminuire la diffusione di propaganda di Pechino negli USA. 

Pompeo ha dichiarato, specificamente, di voler fermare gli “sforzi della propaganda comunista cinese” negli Stati Uniti. “Queste società sono anche sostanzialmente di proprietà, o effettivamente controllate da un governo straniero”, ha dichiarato. Si tratta dell’ennesima mossa in quella che è ormai un “guerra mediatica” tra Cina e Stati Uniti. La tensione in questo ambito è aumentata a partire da marzo di quest’anno. Nello specifico, il 18 marzo, la Cina aveva  reso nota la revoca delle credenziali ai giornalisti delle 3 testate statunitensi, in risposta alla decisione di Washington di limitare l’accesso dei cittadini cinesi ai media statali negli Stati Uniti. I giornalisti interessati erano dipendenti del New York Times, Wall Street Journal e Washington Post, le cui credenziali scadevano entro la fine del 2020. Pechino ha chiesto loro di restituire i permessi entro 10 giorni. Il 17 marzo, le autorità di Pechino hanno specificato che non sarà permesso continuare a riportare notizie anche dai territori semi-autonomi di Hong Kong o Macao.

La mossa cinese è arrivata dopo che gli Stati Uniti avevano reso noto, il 18 febbraio, che 5 aziende nel settore dell’informazione, di proprietà statale di Pechino, sarebbero state sottoposte a controlli simili a quelli previsti per le ambasciate straniere. Di conseguenza, è previsto che solo un numero limitato di cittadini cinesi possa lavorare per tali aziende. Tra i media interessati c’erano inizialmente l’agenzia di stampa Xinhua, la China Global Television Network e la China Daily Distribution Corp. Oggi ci sono 15 aziende del settore. Queste dovranno dichiarare il registro dei propri dipendenti e delle proprietà possedute negli Stati Uniti presso il Dipartimento di Stato. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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