Somalia: attentato contro il capo dell’immigrazione, 2 morti e 3 feriti

Pubblicato il 21 ottobre 2020 alle 11:19 in Africa Somalia

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In Somalia, almeno 2 persone sono state uccise, e altre 3 sono rimaste ferite, dopo che un’esplosione nella capitale, Mogadiscio, ha colpito il capo del Servizio di Immigrazione e Naturalizzazione, Mohamed Aden Kofi.

Nell’attacco, avvenuto nei pressi del trafficato incrocio KM4, martedì 20 ottobre, sono rimaste ferite le guardie di sicurezza di Kofi. Quest’ultimo, invece, si è salvato ed è uscito illeso dall’incidente. Il capitano della polizia, Abdifatah Hassan, ha tuttavia confermato la morte di 2 persone presenti sul luogo.

“L’esplosione di una bomba sul ciglio della strada ha preso di mira il capo dell’immigrazione. L’uomo è sopravvissuto all’attacco ma 3 guardie di sicurezza sono rimaste ferite”, ha dichiarato il portavoce governativo, Ismail Mukhtar Oronjo.

L’organizzazione terroristica di al-Shabaab, affiliata ad al-Qaeda, ha rivendicato l’attentato. Il gruppo, con sede in Somalia, effettua spesso offensive di questo tipo, sia contro obiettivi civili che militari. Il suo scopo è quello di diffondere insicurezza e minare il governo centrale della Somalia, per rovesciare lo Stato, prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la Sharia. L’esplosione di martedì farebbe parte di una campagna di terrore avviata da al-Shabaab per minare le elezioni nazionali previste tra dicembre 2020 e febbraio 2021. A inizio ottobre, un’attentatrice suicida aveva ucciso un ufficiale dell’intelligence somala e le sue guardie di sicurezza facendosi esplodere presso un posto di blocco della capitale. Secondo gli esperti, il fatto che il gruppo continui a colpire obiettivi sensibili e postazioni strategiche dimostra che le sue capacità offensive non sono diminuite.

I militanti di al-Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”, sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Secondo quanto emerso dalle ultime informazioni trapelate dalla Casa Bianca, tuttavia, l’amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe in programma di ritirare i suoi soldati dal Paese africano e di farli rientrare in patria. Gli USA possiedono dai 650 agli 800 militari in Somalia, operativi nell’ambito del commando AFRICOM, per aiutare il Paese a combattere contro la minaccia di al-Shabaab. Il ritiro delle truppe, secondo quanto riferito dal sito Bloomberg News, dovrebbe consentire a Trump “di mantenere l’impegno, promesso in campagna elettorale, di riportare a casa i soldati impegnati all’estero”. Questo nonostante il pericolo rappresentato dai militanti islamisti somali, legati ad al-Qaeda, non sia ancora stato arginato.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo USA, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche tributi e ha assoggettato i governanti locali. Stando al report del 2019, da tali luoghi, i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche ai danni del confinante Kenya. Secondo il documento, nel 2019, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati e si stanno focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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