Il presidente armeno discute di Nagorno-Karabakh con UE e NATO

Pubblicato il 21 ottobre 2020 alle 16:59 in Armenia Europa NATO

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente armeno, Armen Sarkissian, si è recato a Bruxelles, mercoledì 21 ottobre, per discutere del conflitto del Nagorno-Karabakh con i funzionari della NATO e dell’Unione Europea. È quanto ha riferito il suo ufficio, specificando che, durante la visita, Sarkissian incontrerà il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

L’Armenia si aspetta che i leader della NATO e dell’UE facciano “tutto il possibile” per fermare i combattimenti e per “dare vita” a un accordo di cessate il fuoco, ha riferito l’ufficio presidenziale di Erevan. Il viaggio di Sarkissian arriva dopo oltre tre settimane di combattimenti nella regione montuosa del Nagorno-Karabakh, un’enclave riconosciuta a livello internazionale come parte dell’Azerbaigian ma rivendicata dalla popolazione di etnia armena, che nel 1992 vi ha instaurato la Repubblica di Artsakh. Il conflitto, rimasto congelato fino al 27 settembre, ha provocato la morte di oltre 700 persone, incluse decine di civili.

La scorsa settimana, il presidente Sarkissian, durante un’intervista con il quotidiano POLITICO, ha affermato che si aspetta dalla NATO una risposta sul coinvolgimento della Turchia nel conflitto. “Vorrei parlare con la leadership dell’Alleanza per chiedergli perché si sta verificando questa situazione molto strana in cui la Turchia, membro a pieno titolo della NATO, è coinvolta in una guerra che non ha nulla a che fare con l’organizzazione. Come diavolo è possibile che un membro della NATO agisca liberamente come un cowboy e che l’Alleanza non faccia nulla? Hanno per caso dato il via libera dalla NATO?” aveva affermato Sarkissian, con tono polemico, pochi giorni prima dell’incontro di oggi con Stoltenberg. Vale la pena ricordare, tuttavia, che i membri della NATO non hanno bisogno di chiedere il permesso all’Alleanza per impegnarsi in guerre esterne.

Nel conflitto del Nagorno-Karabakh, la Turchia sostiene apertamente l’Azerbaigian, suo alleato di lunga data. L’Armenia, dal canto suo, accusa Ankara di inviare aerei da combattimento e mercenari siriani a sostegno di Baku, affermazioni che la Turchia smentisce con risolutezza. In tale contesto, la Russia si sta impegnando a favorire la mediazione tra le parti. Il 21 ottobre, il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, e il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, si sono detti disponibili, sotto la spinta del Cremlino, ad incontrarsi a Mosca nei prossimi giorni.

L’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo di Minsk dell’OSCE, guidato da tre copresidenti, ovvero Russia, Stati Uniti e Francia.

La situazione in tale area è tornata ad aggravarsi il 27 settembre, quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria lungo la linea del cessate il fuoco del 1994 e una serie di scontri sono scoppiati nel territorio conteso. L’Armenia e l’Artsakh, che sostiene le sue aspirazioni d’indipendenza dall’inizio degli anni ’90, hanno dichiarato legge marziale e mobilitazione generale. Le parti hanno riportato diversi morti e feriti, anche tra la popolazione civile.

A seguito delle consultazioni promosse dalla Russia, il 10 ottobre i due Paesi hanno concordato un cessate il fuoco per scopi umanitari e per consentire lo scambio di prigionieri. Tuttavia, la tregua è stata violata poco dopo, con denunce di attacchi armati da parte di entrambe le fazioni.

Il 17 ottobre, i Ministeri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian, su richiesta dei presidenti di Russia, Stati Uniti e Francia, sono tornati a sottoscrivere un secondo accordo per avviare, alla mezzanotte, una nuova tregua umanitaria. La Turchia, principale sponsor dell’offensiva azera, ha però condannato la mossa dei co-presidenti del Gruppo di Minsk. Il presidente turco, Racep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che Russia, Stati Uniti e Francia forniscono regolarmente armi all’Armenia. Pertanto, nonostante il rinnovo del cessate il fuoco, da una parte e dall’altra dello schieramento sono riprese le violazioni della tregua e le azioni offensive.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.