Nagorno-Karabakh: Aliyev e Pashinyan pronti a incontrarsi a Mosca

Pubblicato il 21 ottobre 2020 alle 6:36 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan e il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev hanno espresso la propria disponibilità a incontrarsi a Mosca sotto la mediazione russa.

“Il conflitto del Nagorno-Karabakh dovrebbe essere risolto esclusivamente con mezzi pacifici, questa è la nostra posizione. Purtroppo l’Azerbaigian non è d’accordo con questo punto di vista. Sono pronto a fare tutti gli sforzi necessari per ottenere un tale risultato, incluso andare a Mosca, incontrarsi, parlare” – ha detto il Primo Ministro dell’Armenia, rispondendo a una domanda dell’inviato dell’agenzia di stampa russa TASS a Erevan, che chiedeva se fosse pronto ad andare lui stesso a Mosca per incontrare la sua controparte attraverso la mediazione della Federazione russa.

Allo stesso tempo, Pashinyan ha osservato che la soluzione al conflitto per il Nagorno-Karabakh dovrebbe essere basata su un compromesso. “La soluzione passa non attraverso la resa di una delle parti, ma attraverso un compromesso” – ha sottolineato il premier armeno, che ha aggiunto: “Se tuttavia dall’altra parte non c’è disponibilità, siamo pronti a lottare fino alla fine per i diritti del nostro popolo, per i diritti dei nostri compatrioti in Nagorno-Karabakh. Penso che questa sia la posizione del governo armeno, del popolo dell’Armenia, della diaspora, penso che questa sia una posizione onesta e costruttiva”.

In un’intervista con il corrispondente della TASS da Baku, anche il presidente azero Aliyev ha affermato che i rappresentanti del suo governo sono pronti a negoziare con la parte armena a Mosca. “Siamo sempre pronti a incontrarci a Mosca e in qualsiasi altro luogo al fine di porre fine al confronto e trovare soluzioni al conflitto” – ha dichiarato Aliyev.

Allo stesso tempo, il capo dello Stato dell’Azerbaigian ha riferito che Baku era “pronta per qualsiasi contatto”. “In questo caso, tuttavia, non ho ricevuto un invito del genere, quindi questa non è una domanda per me. Molte volte personalmente, il presidente russo Vladimir Putin e prima di lui Dmitry Medvedev hanno organizzato incontri trilaterali con i leader di Armenia e Azerbaigian. Ma dopo che il potere in Armenia è passato a mani dell’impiegato di Soros, tali contatti sono cessati ” – ha spiegato Aliyev, che ritiene Pashinyan espressione della volontà politica del magnate americano di origine ungherese George Soros.

Secondo il leader azero, la Russia ha sempre svolto un ruolo importante nella risoluzione del conflitto. “Ci sono ragioni oggettive per questo, sia storiche che geografiche. Così come le ragioni per cui la Russia opera attivamente nella nostra regione da molti decenni e c’è un alto livello di interazione. Pertanto, siamo pronti per qualsiasi contatto” – ha sottolineato.

Aliyev ha ricordato che quando è stata ricevuta una proposta per organizzare una riunione dei ministri degli esteri, la parte azera ha immediatamente accettato. “Questo dimostra anche qual è la nostra posizione, perché allora l’esercito azero aveva già liberato con successo parte dei territori strategici. Erano già passati più di dieci giorni da quando il conflitto è iniziato, ed era quasi chiaro a tutti chi era capace di cosa. Non era molto difficile prevedere l’ulteriore corso delle ostilità. Tuttavia, nonostante questo, non ci siamo tirati indietro né abbiamo rifiutato, abbiamo detto: “Sì, siamo pronti”.

’Armenia e l’Azerbaigian si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

Le tensioni tra i due paesi si sono intensificate la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabach lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, 80 militari sono stati uccisi e quasi 120 feriti in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene.

L’Armenia e l’Artsakh, che sostiene le sue aspirazioni d’indipendenza dall’inizio degli anni ’90, hanno dichiarato legge marziale e mobilitazione generale. L’Azerbaigian ha proclamato la mobilitazione parziale e la legge marziale in alcuni dipartimenti e ha chiuso i suoi aeroporti a tutto il traffico internazionale a eccezione della Turchia, che si è impegnata a sostenere Baku.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.

I capi delle diplomazie di Baku e Yerevan durante i negoziati a Mosca conclusisi nella tarda serata di venerdì 9 ottobre hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin. I negoziati sono durati oltre dieci ore.

Dalla firma della tregua, rinnovata il 18 ottobre, tuttavia, da una parte e dall’altra dello schieramento sono state registrate diverse violazioni e azioni offensive.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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