Israele e UAE firmano nuovi accordi: dalla questione visti al trasferimento di petrolio

Pubblicato il 21 ottobre 2020 alle 10:26 in Emirati Arabi Uniti Israele

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Dopo gli accordi di normalizzazione siglati il 15 settembre, Israele e gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno raggiunto nuove intese in diversi ambiti, dalla concessione di visti, al trasferimento di risorse petrolifere, fino alla promozione di investimenti e di attività nel settore della scienza e della tecnologia.

I nuovi accordi sono stati raggiunti il 20 ottobre, nel corso della visita di funzionari emiratini di alto livello a Tel Aviv, la prima a seguito dell’alleanza siglata a Washington il 15 settembre. Il meeting ha visto la presenza, tra gli altri, del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e del ministro delle Finanze di Abu Dhabi, Obaid Humaid al-Tayer, giunto all’aeroporto internazionale di Ben Gurion in compagnia del segretario al Tesoro degli USA, Steven Mnuchin.

Secondo quanto stabilito il 20 ottobre, i cittadini israeliani che desidereranno recarsi negli Emirati non avranno più bisogno di visti. Una mossa che ha reso gli UAE il primo Paese del Golfo a revocare una simile disposizione. Inoltre, Abu Dhabi e Tel Aviv hanno convenuto di organizzare 28 voli commerciali a settimana tra i due Paesi.

Gli altri accordi raggiunti riguardano perlopiù aspetti economici. Tra questi, l’istituzione dell’Abraham Fund, come stabilito con l’accordo siglato il 15 settembre. Stando a quanto riferito dall’ambasciata USA in Israele, la International Development Finance Corporation statunitense, gli Emirati Arabi Uniti e Israele mobiliteranno più di 3 miliardi di dollari in iniziative di investimento e sviluppo nel settore privato, volte a promuovere la cooperazione economica e la crescita a livello regionale. Come specificato dal CEO della International Development Finance Corporation, Adam Boehler, tali finanziamenti saranno altresì destinati a modernizzare i checkpoint gestiti da Israele per conto dei palestinesi.

In tale quadro, la società di gasdotti israeliana Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC) ha dichiarato, nella medesima giornata del 20 ottobre, di aver firmato un accordo preliminare per favorire il trasporto di petrolio dagli Emirati Arabi Uniti all’Europa, attraverso un gasdotto che collega la città di Elat, sul Mar Rosso, e il porto di Ascalona, situato sulla costa mediterranea. Il memorandum, di cui non sono stati rivelati ulteriori dettagli, vede coinvolte la EAPC e la MED-RED Land Bridge, una società guidata da proprietari emiratini e israeliani. A detta di EAPC, vi sono trattative in corso anche tra la MED-RED ed i principali attori in Occidente e in Oriente, per accordi a lungo termine, prevedendo che questi aumenteranno le quantità di petrolio trasferite di decine di milioni di tonnellate all’anno.

Una fonte informata sui fatti ha rivelato che l’accordo finale tra le due società potrebbe valere da 700 a 800 milioni di dollari, distribuiti in diversi anni, e che le forniture potrebbero iniziare ad essere trasferite dall’inizio del 2021. I partner sperano di utilizzare il loro “ponte di terra” per trasportare petrolio da e verso altri Paesi, risparmiando tempo, carburante e costi rispetto ai trasferimenti condotti tramite il Canale di Suez. Inoltre, si potrebbe fornire ai consumatori asiatici un accesso più rapido allle risorse petrolifere prodotte nelle regioni del Mediterraneo e del Mar Nero. In base all’accordo, sarà EAPC a gestire lo stoccaggio e il trasferimento del petrolio. “Questo accordo riveste una importanza notevole per il mercato israeliano, sia dal punto di vista economico sia strategico, con investimenti congiunti per i prossimi dieci anni”, ha affermato il presidente dell’EAPC Erez Halfon.

Gli altri accordi raggiunti il 20 ottobre riguardano il settore dell’aviazione, la salvaguardia degli investimenti, e attività nel campo della scienza e della tecnologia. Con il volo che ha trasportato i funzionari emiratini, la compagnia Ethiad Airways è diventata la prima compagnia aerea del Golfo ad operare un volo passeggeri verso Israele. Inoltre, entrambi i Paesi si sono detti disposti ad aprire ambasciate nelle rispettive capitali.

Il 15 settembre, Washington è stata testimone della cerimonia per la firma degli accordi di normalizzazione tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Il primo patto, nominato “accordo Abraham”, è stato annunciato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 13 agosto, ed ha di fatto normalizzato le relazioni tra Israele e UAE. In particolare, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. Proprio Netanyahu si è più volte detto pronto a firmare un accordo storico, prevedendo che presto anche altri Paesi seguiranno l’esempio emiratino.

Gli accordi rendono gli Emirati e il Bahrein il terzo e il quarto Stato arabo che riconoscono la sovranità dello Stato d’Israele. Il primo era stato l’Egitto, nel 1979, e poi la Giordania, nel 1994. Gli UAE hanno affermato che la decisione di normalizzare le relazioni con Israele ha “infranto la barriera psicologica” e rappresenta “la via da seguire” per portare la pace nella regione mediorientale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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