Grecia e Albania porteranno la disputa sui confini marittimi all’Aia

Pubblicato il 21 ottobre 2020 alle 12:31 in Albania Grecia

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L’Albania e la Grecia hanno dichiarato che si appelleranno alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia per cercare di risolvere una controversia sulla delimitazione dei confini marittimi nel Mar Ionio. La decisione congiunta è stata annunciata dai due Paesi balcanici, martedì 20 ottobre, durante una visita a Tirana del ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias.

Sebbene le due parti abbiano accettato di presentare una richiesta comune al Tribunale internazionale dell’Aia per delimitare le loro Zone economiche esclusive (Zee), secondo quanto evidenziato dal quotidiano “Ekathimerini”, Grecia e Albania non possiedono alcun accordo scritto che le impegni ad accettare questa opzione o una qualsiasi sentenza del tribunale internazionale.

“Dopo aver considerato a fondo la questione, abbiamo convenuto che la Grecia e l’Albania dovrebbero sottoporre congiuntamente la questione alla giustizia internazionale, presso la Corte dell’Aia”, ha affermato Dendias dopo aver incontrato il primo ministro albanese, Edi Rama. Quest’ultimo ha sottolineato che tutti i problemi in corso tra i due Paesi dovrebbero essere affrontati e risolti in uno spirito costruttivo e in buona fede. “Grecia e Albania devono abolire lo “stato di guerra” rimasto in vigore dal Secondo conflitto mondiale”, ha detto il premier albanese. Durante la sua visita a Tirana, Dendias ha anche incontrato il presidente Ilir Meta e il viceministro per l’Europa e gli affari esteri, Gent Cakaj.

L’Albania considera la Grecia come un vicino prezioso, ha affermato Rama, specificando che Atene è sempre stata un partner strategico per Tirana e che continuerà ad esserlo anche in futuro. Tuttavia, per quanto riguarda la questione della delimitazione dei confini marittimi, nonostante i colloqui tra i due Paesi siano ufficialmente iniziati nell’aprile 2018, non è ancora stato raggiunto un accordo e i negoziati sono sospesi da tempo.

La visita di Dendias a Tirana è stata accolta con una serie di limitate proteste davanti al Ministero albanese per l’Europa e gli Affari Esteri. I manifestanti sostengono che la visita non abbia riguardato l’Albania o i rapporti bilaterali con la Grecia, ma che rientri in una strategia volta semplicemente a far avanzare l’agenda greca nei Balcani.

Per dimostrare l’importanza del dialogo, il primo ministro albanese ha fatto riferimento all’accordo tra Macedonia del Nord e Grecia, che ha messo fine a una disputa sul nome durata decenni. Le modifiche al nome ufficiale della ex Macedonia hanno sbloccato le relazioni con Atene dopo circa 22 anni e hanno permesso al piccolo Paese dei Balcani di avanzare richieste per l’adesione alle organizzazioni occidentali. La Grecia ha preteso l’inserimento della parola Nord per via dell’esistenza di una provincia greca che prende esattamente il nome di Macedonia e per il timore di possibili rivendicazioni territoriali di Skopje su quella regione. Rama ha affermato che l’accordo tra i due Paesi ha segnato “uno sviluppo storico” e trasmesso a tutti una lezione. 

Sulle relazioni tra Atene e Tirana, il leader albanese si era già detto, a inizio settembre, favorevole alla risoluzione delle controversie sui confini marittimi attraverso tribunali internazionali o “l’assistenza amichevole di una parte terza”. “Può essere un percorso giusto e obiettivo”, aveva affermato Rama, sottolineando che i Balcani occidentali, che oltre all’Albania includono Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Kosovo, non hanno altra alternativa che far parte dell’UE.

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Chiara Gentili

di Redazione

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