Coronavirus: la Cina somministra vaccini “d’emergenza”

Pubblicato il 21 ottobre 2020 alle 12:56 in Cina

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La Cina sta somministrando vaccini in fase di sperimentazione a centinaia di migliaia di persone al di fuori dei test clinici, destando le preoccupazioni di alcuni che ritengono la scelta pericolosa. Il 20 ottobre, durante una conferenza stampa sul coronavirus, un direttore della Commissione nazionale per la salute della Cina, Zheng Zhongwei, ha però difeso tale scelta, sostenendo che la Cina stia subendo più pressioni che rendendo le decisioni prese necessarie.

Innanzitutto, dato l’aumento dei casi a livello globale, la Cina sarebbe sottoposta ad una forte pressione proveniente dai casi “importati” dall’estero. Oltre a questi, di recente, ci sono anche stati episodi di piccoli focolai locali in più aree quali lo Heilongjiang, il Xinjiang, Dalian, Pechino e, più di recente, Qingdao, dimostrando che vi è la possibilità di una ripresa su scala nazionale dei contagi e determinando un’enorme pressione sul Paese. In tale quadro, ci sono più persone che, per vari motivi, sono maggiormente esposte ad un alto rischio di contagio, ragione che rende necessario l’utilizzo d’emergenza dei vaccini nei loro casi, per proteggere le loro vite e salute. Zheng ha poi specificato che tali pratiche sono state adottate nel rispetto di quanto previsto dalle leggi nazionali cinesi e da quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che è stata prontamente avvertita dall’inoculazione dei primi vaccini d’emergenza. Infine, Zheng ha rassicurato che tutto il processo è supervisionato da esperti e che le persone a cui viene inoculato il vaccino nell’ambito del programma d’emergenza sono monitorate, nel caso in cui dovessero avere reazioni avverse. Ad oggi, l’utilizzo di questi vaccini non ha però prodotto risposte gravi ma solamente leggere, come febbri basse e arrossamenti.

Dal mese di luglio, in Cina le autorità hanno autorizzato la somministrazione “d’emergenza” di tre vaccini, sviluppati dalle aziende China National Biotech e Sinovac, ai lavoratori “in prima linea” tra i quali rientrano, ad esempio, lo staff medico che assiste i malati di coronavirus e i dipendenti delle frontiere. Da allora, l’impiego d’emergenza del vaccino si è esteso anche ad altre categorie della popolazione tra le quali gli impiegati di aziende statali e, al momento, il governo sta valutando la possibilità di somministrare vaccini anche agli studenti cinesi che si recheranno all’estero per studiare.

Sempre il 20 ottobre, i rappresentanti della Sinopharm, l’azienda madre di Sinovac e China National Biotech, hanno garantito che i vaccini da loro sviluppati ed entrati nella terza fase di sperimentazione non hanno fatto emergere gravi reazioni nei partecipanti ai test, che sono circa 50.000 persone.

Al momento, la Cina sta conducendo la terza fase di sperimentazione clinica di 4 vaccini degli 11 che sta sviluppando. In tre casi si tratta di vaccini inattivati, mentre uno è un vaccino basato su vettori derivati da adenovirus. Nessuno dei 4 vaccini ha finora prodotto gravi reazioni avverse nella prima e seconda fase di sperimentazione clinica, al contrario, hanno evidenziato soltanto risposte lievi. Le aziende che li stanno producendo hanno siglato accordi di cooperazione con molte organizzazioni di altri Paesi. Secondo le stime attuali, entro la fine dell’anno corrente, la Cina avrà una capacità di produzione pari a 610 milioni di dosi di vaccino per il coronavirus, mentre, prima della fine del 2021, la produzione annua cinese potrà attestarsi ad un miliardo di dosi.

Dalla metà del mese di agosto scorso, i contagi di coronavirus nel Paese non hanno mai superato le 100 unità giornaliere e ancora oggi rimangono bassi. I dati del 20 ottobre hanno rivelato che nelle ultime 24 ore ci sono stati 11 nuovi positivi, tutti provenienti dall’estero.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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