Teheran è pronta a vendere armi più che ad acquistarle, ecco perchè

Pubblicato il 20 ottobre 2020 alle 11:10 in Iran Medio Oriente

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A partire dal 18 ottobre, l’Iran non è più soggetto all’embargo sulle armi convenzionali. Come riferito dal Ministero degli Esteri, il Paese tenderà a vendere armi più che ad acquistarle. Siria, Iraq, Afghanistan e Venezuela potrebbero essere tra i primi acquirenti.

Questo è quanto rivelato dal quotidiano al-Arab, dopo che, il 19 ottobre, il presidente iraniano, Hassan Rouhani ha ufficialmente annunciato la revoca dell’embargo sulle armi, come previsto dalla risoluzione 2231 del 20 luglio 2015, da collocarsi nel quadro del piano sul nucleare iraniano, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). A detta di Rouhani, la revoca rappresenta una delle “buone notizie” dell’ultimo periodo, nonché un risultato raggiunto dopo circa quattro anni di “lotta” contro gli Stati Uniti, i quali hanno più volte richiesto che l’embargo fosse prolungato anche dopo la scadenza.

L’Iran, dal canto suo, ha affermato, il 19 ottobre, che tenderà a vendere armi più che ad acquistarle. Tale dichiarazione ha suscitato le preoccupazioni di esperti militari occidentali, secondo cui Teheran dispone di un apparato militare all’avanguardia e ciò le consentirà di divenire un esportatore di armi sul mercato internazionale. “Prima di diventare acquirenti nel mercato delle armi, l’Iran ha la capacità di fornirle” ad altri Paesi, ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, nel corso di una conferenza stampa settimanale, in cui è stato altresì riferito che l’Iran agirà in “modo responsabile” e, laddove necessario, venderà armi ad altri Stati “secondo i propri calcoli”.

Come sottolineato dal quotidiano al-Arab, la fine dell’embargo consente all’Iran di acquistare e vendere armi convenzionali, inclusi carri armati, veicoli blindati, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco e artiglieria pesante. In cambio, Teheran potrebbe entrare nella lista degli esportatori, e vendere a Paesi esteri diversi tipi di armamenti, da armi leggere a diverse tipologie di missili, droni, veicoli militari, motoscafi e cacciatorpedinieri. Siria, Iraq, Afghanistan e Venezuela, che hanno già stretto legami con l’Iran, potrebbero essere tra i primi partner armati. Nel caso in cui ciò avvenga, si tratterebbe di una partnership segreta, volta a contrastare la pressione degli Stati Uniti.

A detta di al-Arab, l’industria militare iraniana è stata testimone di uno sviluppo notevole dalla metà degli anni Novanta e, ad oggi, Teheran esporta armi in 57 Paesi, alcuni dei quali situati in zone di conflitto, il che rappresenterebbe una violazione della risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza. Secondo il database sul trasferimento di armi gestito dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), l’Iran ha esportato armi e munizioni per un valore di almeno 200 milioni di dollari tra il 2010 e il 2014. Per quanto riguarda il numero reale, specifica al-Arab, questo potrebbe essere molto più elevato e si prevede che aumenterà ulteriormente man mano che varie restrizioni saranno allentate e alla fine abolite. Si pensa che i clienti che acquistano armi convenzionali iraniane si trovino perlopiù in Paesi in Medio Oriente, Africa e America Latina, ma la quota di Teheran nei mercati emergenti potrebbe aumentare gradualmente se continuerà a fornire armi affidabili a basso costo.

Il complesso militare-industriale iraniano si è concentrato intensamente sulla produzione di droni, soprattutto a seguito dell’abbattimento di un RQ-170 americano nel dicembre 2011, penetrato nello spazio aereo iraniano dai confini orientali. Secondo un generale iraniano, Amir Ali Haji Zadeh, a partire da quell’incidente, l’Iran ha lavorato per clonare il drone e produrne diversi modelli, in un piano che si è concluso il 20 marzo 2015. L’Iran ha poi fabbricato il velivolo Ababil, in grado di spiare, monitorare i confini e volare fino a otto ore consecutive. Hezbollah in Libano è uno dei clienti più rilevanti di tale mezzo. Non da ultimo, nel 2009, l’Iran ha anche presentato un velivolo Karrar, tra i droni maggiormente prodotti, a cui si è poi aggiunto Shahed 129, tra i veicoli senza pilota più economici al mondo, il cui costo è di circa 7.5 milioni di dollari, un prezzo basso se paragonato al drone USA MQ-9 Reaper, da 16 milioni di dollari, e a quello turco Bayraktar, da 11.5 milioni di dinari.

È in virtù di ciò che Teheran potrebbe emergere tra gli esportatori di armi a livello mondiale, ricavando un’importante fonte di reddito. Tuttavia, a detta di al-Arab, le informazioni riguardanti il valore delle esportazioni militari annuali e l’identità dei clienti restano perlopiù segrete. Nella maggior parte dei database disponibili, la Repubblica islamica è stata identificata come una delle principali fonti di armi, mentre indagini indipendenti hanno rilevato che sono diverse le entità non statali a beneficiare di armi e munizioni iraniane. Tra queste, forze ribelli, gruppi islamici armati e fazioni popolari in situazioni di guerra in Costa d’Avorio, Congo, Guinea, Kenya, Niger, Nigeria, Sud Sudan, Sudan e Uganda, mentre tra i principali beneficiari delle armi di Teheran vi sono Hezbollah in Libano, le milizie sciite irachene e le milizie Houthi in Yemen. L’equipaggiamento fornito dall’Iran, secondo quanto riportato da al-Arab, include armi di piccolo calibro, munizioni, apparecchiature di comunicazione, occhiali per la visione notturna, occhiali termici, fucili di precisione ad alta potenza, mortai a lungo raggio, sistemi di difesa aerea portatili e razzi di artiglieria.

Secondo alcuni esperti occidentali, questi prodotti potrebbero costituire un fattore di minaccia alla sicurezza regionale, se un simile equipaggiamento finisce nelle mani sbagliate, di gruppi terroristici ed estremisti in Medio Oriente, Asia occidentale e Africa. Per tale ragione, la revoca dell’embargo potrebbe risultare in un nuovo fattore destabilizzante in Medio Oriente e altrove. Tuttavia, sono diverse le voci che indicano che, nel breve periodo, Teheran non sarà in grado di usufruire della nuova libertà ottenuta. Questo perché qualsiasi Paese che intenda vendere armi a Teheran, Russia e Cina incluse, dovrà agire alla luce dei propri interessi di politica estera e dovranno tener conto delle relazioni con Washington e dei propri interessi e degli equilibri nella regione del Golfo e in quella mediorientale in generale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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