Rep. Dem. del Congo: militanti armati assaltano una prigione

Pubblicato il 20 ottobre 2020 alle 21:05 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un gruppo di militanti armati ha liberato più di 1.300 detenuti da una prigione a Beni, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale, in un attacco coordinato avvenuto nelle prime ore del 20 ottobre. 

Nella struttura sono rimasti solo un centinaio di detenuti, a seguito di un attacco simultaneo alla prigione centrale di Kangbayi e al campo militare che ne controlla la sicurezza. La notizia è stata riferita dal sindaco della città, Modeste Bakwanamaha, che ha accusato un gruppo ribelle operante nella zona. “Sfortunatamente, gli aggressori, che sono arrivati in gran numero, sono riusciti a sfondare la porta con apparecchiature elettriche”, ha dichiarato Bakwanamaha. Nessun gruppo ha rivendicato immediatamente la responsabilità dell’attacco, ma il sindaco ritiene che i responsabili siano affiliati alle Forze Democratiche Alleate (ADF), un gruppo armato ugandese attivo nella Repubblica Democratica del Congo orientale dagli anni ’90. 

Due detenuti sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco durante il raid, iniziato intorno alle 4.30 ora locale. La prigione di Kangbayi ospitava una varietà di combattenti e Bakwanamaha ha dichiarato che c’erano voci che i militanti dell’ADF della prigione stavano preparando un’evasione, nei giorni precedenti l’attacco. L’ONU afferma che la violenza attribuita alle ADF è aumentata vertiginosamente dall’inizio del 2020, in risposta al lancio di una campagna dell’esercito su larga scala. Le Nazioni Unite riferiscono che i combattenti dell’ADF hanno ucciso più di 1.000 civili dall’inizio del 2019.

Inoltre, alcuni attacchi attribuiti alle ADF sono stati anche rivendicati dall’ISIS, sebbene ricercatori e analisti affermino che mancano prove concrete che colleghino i due gruppi. Dall’inizio del 2020, la violenza commessa da una costellazione di oltre 100 gruppi armati ha costretto più di mezzo milione di persone nell’Est del Paese a fuggire e lasciare le proprie case, creando un’ondata di profughi che continua a crescere. Tuttavia, anche le forze armate governative sono accusate di aver commesso gravi violazioni, tra cui omicidi e violenze sessuali, secondo le Nazioni Unite.

Gli ultimi assalti letali, nel Paese, sono avvenuti l’8 e 10 settembre, quando almeno 58 persone sono state uccise in 2 attacchi nella provincia di Ituri. Tra le vittime, almeno 23 persone sono state uccise nel territorio di Irumu, nell’Ituri meridionale, l’8 settembre, e altre 35 sono decedute per un assalto effettuato il 10 settembre, nella stessa regione. Tra i morti ci sono 3 capi villaggio, secondo quanto riferito da Gili Gotabo, capo di un’organizzazione per la tutela dei diritti civili di Irumu. Hanno ucciso i civili con coltelli e armi da fuoco e i sopravvissuti sono fuggiti dall’area per il timore di nuovi attacchi. Gli assalti sono stati gli ultimi di una serie di massacri che secondo le Nazioni Unite potrebbero costituire crimini di guerra e che vengono effettuati dai gruppi armati locali. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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