L’India restituirà alla Cina un soldato sconfinato nel proprio territorio

Pubblicato il 20 ottobre 2020 alle 9:12 in Cina India

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce del Comando Occidentale dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) di Pechino, Zhang Shuili, il 19 ottobre, ha comunicato che un proprio soldato è scomparso dal 18 ottobre scorso lungo il confine de facto tra l’India e la Cina, noto come Linea di controllo effettivo (LAC). L’uomo sarebbe stato trovato dalle truppe indiane e la Cina spera che venga prontamente trasferito. Pechino ha colto l’occasione per esortare l’India ad impegnarsi per promuovere congiuntamente il consenso raggiunto durante il settimo round dei negoziati a livello militare organizzati lungo la LAC, lo scorso 13 ottobre.

Zhang ha specificato che il militare si sarebbe perso dopo aver aiutato allevatori locali che stavano cercando uno dei loro bui e, appena appresa la notizia, l’EPL si è messo in contatto con la controparte indiana, nella speranza che quest’ultima potesse assisterli nelle operazioni di ricerca. L’India avrebbe trovato l’uomo e avrebbe quindi promesso la sua riconsegna all’EPL, dopo averlo sottoposto a controlli medici. Poche ore prima dell’annuncio del portavoce dell’EPL, l’Esercito indiano aveva comunicato che il soldato cinese, identificato nel corporale Wang Ya Long, era stato trovato nell’area controllata dall’India di Damchock, nel Ladakh orientale, nel settore occidentale della LAC.

L’episodio ha richiamato la vicenda dello scorso 6 settembre, quando le autorità indiane avevano dato l’allarme per la scomparsa di 5 cittadini indiani nell’area di Arunachal Pradesh, nel settore orientale della LAC, temendo che fossero stati rapiti dall’EPL. In quel caso, le forze di sicurezza cinesi avevano riconsegnato i cinque uomini dopo che questi erano inavvertitamente entrati nel loro territorio.

La LAC rappresenta un punto di fragilità nelle relazioni sino-indiane in quanto, di recente, si sono riaccese le tensioni tra gli eserciti indiano e cinese in più settori del confine conteso. In particolare, lo scorso 5-6 maggio, si sono verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro è culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967. Infine, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si sono accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.  

Per risolvere le tensioni i due Paesi hanno organizzato negoziati a più livelli. Per quanto riguarda il canale militare, l’ultimo incontro risale allo scorso 13 ottobre, quando i capi degli eserciti in loco si sono incontrati a Chushul, nel lato indiano del settore occidentale della LAC. Le parti hanno affermato di aver avuto discussioni proficue per il ridimensionamento delle tensioni al confine, tuttavia, anche in questo caso, non è stato comunicato un programma definitivo per il disimpegno delle truppe impiegate al confine. Il dialogo tra i capi militari è avvenuto in seguito ad un loro precedente incontro del 21 settembre, durato più di dodici e avvenuto in un presidio cinese sul lago tibetano Mandongcuo, nel settore occidentale della LAC, a Sud del lago Pangong Tso, teatro degli ultimi attriti di confine.

Prima degli ultimi due round di colloqui militari in loco, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva discusso delle tensioni lungo la LAC con il suo omologo indiano, Subrahmanyam Jaishankar, lo scorso 10 settembre a Mosca, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. In tale occasione, i due ministri avevano deciso di ridurre le tensioni rilasciando una dichiarazione congiunta ed elaborando un’intesa articolata in cinque punti. In precedenza, il 4 settembre, sempre a margine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, si erano incontrati anche i ministri della Difesa cinese e indiano, Wei Fenghe e Rajnath. A seguito dell’incontro, le parti avevano rilasciato dichiarazioni discordanti nelle quali ognuna ha accusato l’altra di essere responsabile degli attriti in corso, affermando entrambe ferma determinazione nella difesa della propria sovranità territoriale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.