Esercitazioni militari alla frontiera: sale la tensione tra Venezuela e Brasile

Pubblicato il 20 ottobre 2020 alle 9:15 in Brasile Venezuela

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Un gruppo di militari russi è arrivato nel territorio della Gran Sabana, nello stato venezuelano di Bolívar, vicino al confine con il Brasile il 9 ottobre 2020, pochi giorni dopo che il Brasile ha dispiegato, tra il 4 e il 23 settembre, l’operazione Amazonas, esercitazioni militari che includevano il lancio di razzi con una portata fino a 80 chilometri, attraverso i nuovi lanciarazzi multipli Astros Mk6, prodotti nel Paese.

Gli abitanti del municipio Maura, alle spalle dell’aeroporto di Santa Elena de Uairén, capoluogo del comune di Gran Sabana, raccontano di aver sentito le esplosioni causate da quella che sarebbe stata la più potente arma deterrente che l’esercito del colosso sudamericano ha testato nell’area di confine. L’attività, che ha coinvolto le città di Manacapuru, Moura e Novo Airao nello stato di Amazonas, sarebbe costata più di un milione di dollari e la partecipazione di oltre 3.500 uomini, secondo il quotidiano O Globo. Per queste esercitazioni, il Brasile ha utilizzato veicoli militari, aerei, natanti, pezzi di artiglieria, sistemi di lancio di razzi Astros, cannoni, mitragliatrici, obici e mortai da 60, 81 e 120 mm.

I militari venezuelani hanno assicurato che i brasiliani hanno violato il territorio venezuelano, e con esso la sovranità di Caracas. Quello che sa, da quanto hanno riferito le autorità del paese vicino, è che “sono stati utilizzati vari mezzi militari, come veicoli, aerei, elicotteri, navi regionali, pezzi di artiglieria, il sistema di lancio di razzi Astros dell’artiglieria dell’esercito, cannoni, mitragliatrici, mortai e camion”.

Nel quadro della tensione causata dall’esercitazione brasiliana, i militari russi sono arrivati a Santa Elena indossando uniformi dell’esercito venezuelano. Da quando sono arrivati nello stato di Bolívar, i gruppi militari russi e venezuelani sono stati impegnati in esercitazioni militari.

Assieme ai russi sarebbe giunta nella zona una commissione con funzionari della Direzione generale del controspionaggio militare (Dgcim). Il Venezuela teme un’invasione. 

L’operazione militare brasiliana, che ha attivato la mobilitazione di personale militare russo al confine, ha ricreato uno scenario di guerra immaginaria tra i due paesi uno che invade e l’altro che espelle chi li invade.

I militari che hanno partecipato all’operazione organizzata dal Brasile lo hanno fatto al confine terrestre con il Venezuela e al triplo confine tra Brasile, Perù e Colombia. I rapporti di Brasilia con Lima e Bogotà, tuttavia, non sono tesi come con Caracas e l’esercitazione non ha avuto conseguenze politiche.

I soldati russi sono inquadrati nel 5102 squadrone di Cavalleria motorizzata, di base a Fuerte Escamoto, che si trova sulla strada per l’aeroporto di Santa Elena. Secondo la stampa sudamericana nessuna autorità locale dispone di informazioni su ciò che stiano facendo lì.

Sabato 17 ottobre, gli abitanti della Gran Sabana hanno visto il gruppo di soldati, che identificano tra russi e venezuelani, svolgere esercitazioni militari.

Funzionari delle forze armate nazionali bolivariane hanno assicurato ai loro subordinati che la visita del Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, nello stato di Roraima, nel Brasile settentrionale, aveva come obiettivo principale avviare un’operazione volta a rovesciare Nicolás Maduro. Di conseguenza, sono state prese misure di protezione per il territorio, il che giustifica la presenza dei militari russi. 

Le relazioni diplomatiche tra Brasile e Venezuela attualmente sono pessime. In diverse occasioni Maduro ha accusato il governo di Jair Bolsonaro di volerlo rovesciare, il presidente brasiliano ritiene il leader chavista “un pericolo per l’intera regione”.  Non è la prima volta che c’è tensione tra i due paesi nella zona dove attualmente sono in corso le esercitazioni militari.

Nel dicembre 2019, durante l’esercitazione militare nota come operazione Aurora, che simula la risposta a un’invasione dello stato di Bolívar, un gruppo di soldati venezuelano ha disertato ed è passato in territorio brasiliano. “Ci hanno inseguito su moto ed elicotteri, mentre attraversavamo varie comunità indigene venezuelane, dal 22 al 25 dicembre, fino a raggiungere una piccola comunità indigena del Matogrosso, a circa due ore dal confine di Santa Elena de Uairén” – racconta uno dei soldati rifugiati a sud del confine. L’esercito venezuelano avrebbe anche rapito il capo di una comunità indigena brasiliana per riavere indietro i disertori. Caracas nega che l’episodio abbia mai avuto luogo.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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