Sudafrica: ministro della Sanità positivo al coronavirus

Pubblicato il 19 ottobre 2020 alle 17:52 in Africa Sudafrica

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Il ministro della Sanità del Sudafrica, Zweli Mkhize, e sua moglie sono risultati positivi al COVID-19 e sono stati messi in quarantena. Intanto, il Paese continua ad affrontare la pandemia. 

“Ora sono in quarantena a casa e sia io sia mia moglie rimaniamo ottimisti sul fatto che ci riprenderemo completamente da questo virus”, ha dichiarato Mkhize, il 18 ottobre. L’uomo è stato testato il 17 ottobre dopo aver mostrato i primi sintomi lievi. In tale contesto, il 16 ottobre, il numero di casi di coronavirus nel Paese più colpito dall’Africa ha superato i 700.000 casi totali, da quando il primo caso è stato diagnosticato a marzo. Secondo gli ultimi dati del governo, il numero totale dei decessi si attesta a 18.408.

Medico qualificato, Mkhize è stato in prima linea nella lotta del Sudafrica per contenere la pandemia, e lo stesso 18 ottobre ha esortato i cittadini a continuare ad aderire ai protocolli sanitari indossando mascherine, igienizzando correttamente le mani e mantenendo le distanze sociali. “Qualunque cosa facciamo e ovunque andiamo, dobbiamo tenere presente che rimane il rischio di una seconda ondata”, ha aggiunto. 

Il Sudafrica aveva riaperto i voli internazionali, il primo ottobre, dopo sei mesi di rigide restrizioni. Un volo della Emirates da Dubai è atterrato nella città costiera di Cape Town, il primo ottobre. Un volo della Ethiopian Airlines è atterrato poco dopo, da Addis Abeba. Il Paese dall’economia più industrializzata dell’Africa aveva sigillato i propri confini all’inizio di un rigoroso blocco, alla fine di marzo, per limitare la diffusione del nuovo coronavirus. Le restrizioni alla circolazione interna sono state gradualmente allentate a partire da maggio, ma i confini internazionali sono rimasti chiusi fino al primo ottobre per evitare l’ingresso di infezioni dall’estero. La compagnia aerea tedesca Lufthansa è stata la prima compagnia aerea europea a riprendere i viaggi in Sud Africa, con un volo da Francoforte che è atterrato all’aeroporto internazionale OR Tambo di Johannesburg alle 8:30, ora locale, lo stesso primo ottobre. 

Durante l’estate, il Sudafrica aveva annunciato una nuova chiusura, a partire dal 27 luglio. La decisione, comunicata dal presidente Cyril Ramaphosa il 23 luglio, è stata presa in seguito alla scoperta di nuovi focolai di coronavirus e alla crescita del numero di infezioni. Il Paese registra attualmente 662.000 casi ufficiali, con un incremento di 725 nelle ultime 24 ore e oltre 6.000 persone sono morte a causa del virus, di cui 39 nelle ultime 24 ore. Ramaphosa aveva anche annunciato il lancio di uno “storico” pacchetto di sostegno sociale ed economico, dal valore di circa 30 miliardi di dollari, per finanziare la risposta del sistema sanitario e assistere “i più bisognosi”. Secondo la Banca di Sviluppo africana, l’economia del Sudafrica, che è la più industrializzata del continente, dovrebbe contrarsi tra il 6,3% e il 7,5% a causa della pandemia.

Ciò che spaventa di più in Africa è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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