Siria: Ankara pronta ad abbandonare una delle maggiori postazioni militari

Pubblicato il 19 ottobre 2020 alle 12:32 in Siria Turchia

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Le forze turche, nella giornata del 18 ottobre, hanno iniziato a smantellare una delle maggiori postazioni nella Siria centrale, nella periferia di Hama. La medesima area è stata testimone di un attacco condotto dalle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, che ha causato la morte di un civile.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, sulla base delle informazioni fornite dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), le forze turche stanziate presso la postazione di Murek, a Nord di Hama, hanno iniziato a smantellare le proprie attrezzature, preparandosi ad abbandonare l’area. Si tratta di una postazione, situata in una regione posta sotto il controllo del governo siriano, occupata da circa due anni e quattro mesi dalle forze di Ankara. La nona postazione turca a Murek era stata istituita per monitorare il cessate il fuoco. Tuttavia, le forze russe e del regime hanno continuato ad avanzare, impadronendosi dell’intera area rurale settentrionale di Hama.

Il ritiro delle forze turche sembra derivare dal mancato pagamento dei costi dell’affitto del terreno, da parte di Ankara, al proprietario degli appezzamenti su cui è stata stabilita la postazione. Secondo fonti del SOHR, il gruppo filoturco Al Sham Corps avrebbe dovuto pagare $700 per ogni dunam di terra, secondo un accordo stabilito in precedenza, ma che non è stato mai rispettato. Oltre a non adempiere al pagamento, le forze turche, secondo le medesime fonti, avrebbero ulteriormente ampliato la propria presenza, abbattendo alberi di pistacchio per occupare appezzamenti maggiori.

Parallelamente, nella medesima giornata del 18 ottobre, un civile è stato ucciso e altri sono rimasti feriti, a seguito di una sparatoria, perpetrata dalle forze del governo siriano e delle milizie ad esse affiliate, contro camion diretti verso la postazione di Murek. In particolare, un attivista, Mustafa Muhammad, ha riferito al quotidiano al-Araby al-Jadeed che camion appartenenti a civili erano entrati nelle aree controllate dal governo a Idlib, con il coordinamento turco-russo, con l’obiettivo di trasportare il contenuto dalla postazione militare turca all’area di Jabal Al-Zawiya, a Sud di Idlib. Tuttavia, le forze del regime hanno preso di mira i camion con mitragliatrici pesanti, mentre questi viaggiavano nei pressi della città di Saraqib, causando la morte di un civile e il ferimento di altri.

Nel Nord della Siria vi sono circa 60 postazioni militari turche, sulla base di un accordo tra Mosca e Ankara, distribuite sui governatorati di Idlib, Aleppo, Hama e Latakia. Quindici punti sono posti in aree cadute sotto il controllo delle forze di Assad. Motivo per cui il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha più volte esortato l’esercito di Damasco ad abbandonare le aree occupate dal mese di aprile 2019, minacciando un intervento delle proprie forze.

Ankara ed i gruppi ad essa affiliati hanno preso il controllo di alcune città del Nord-Est della Siria, tra cui Tell Abyad e Ras al-Ain, dopo l’operazione lanciata dal presidente turco il 9 ottobre 2019. Tale operazione è stata soprannominata “Fonte di pace”, ed ha avuto inizio un giorno dopo il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione. L’obiettivo è stato rappresentato dalle Syrian Democratic Forces (SDF), le quali occupano una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq.

 Fonte di Pace si è conclusa il 22 ottobre 2019. In realtà, a seguito di una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti avevano finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo già il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche successivamente in alcune città, fino a quando, il 22 ottobre 2019, il capo di Stato turco, Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

Tali mosse si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, oramai entrato nel suo decimo anno. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. L’ultimo governatorato posto sotto il controllo dei ribelli è Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, dove Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, il 5 marzo, hanno concordato una tregua, con l’obiettivo di favorire il ritorno di sfollati e rifugiati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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