Il Marocco verso l’autosufficienza bellica, ma a partire da un accordo militare con gli USA

Pubblicato il 19 ottobre 2020 alle 11:13 in Marocco USA e Canada

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Oltre alla Tunisia, anche il Marocco è stato il destinatario di una road map statunitense volta a rafforzare le capacità militari del Paese Nord-africano, accanto alla cooperazione in materia di armi e difesa. A testimoniarlo, un accordo della durata di dieci anni.

Quest’ultimo è stato siglato il 2 ottobre dal ministro degli Affari Esteri marocchino, Nasser Bourita, nel corso della visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, in Marocco, con l’obiettivo di rinnovare l’alleanza tra Washington e Rabat, considerata la “pietra miliare” della pace nell’intera regione Nord-africana. La road map delineata ha una durata decennale, dal 2020 al 2030, e consentirà ai due Paesi di migliorare i legami di cooperazione e la “interoperabilità” tra i due partner in ambito militare e in materia di difesa.

Come evidenziato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, è la prima volta che Rabat stringe un accordo che include aspetti legati alla “industrializzazione militare”, indice del fatto che il Paese desidera sviluppare una propria industria militare sia per la produzione sia per la manutenzione di armamenti. Per fare questo, il Regno ha deciso di acquistare brevetti, di chiedere ai suoi fornitori, tra cui gli Stati Uniti, la creazione di società di materiale militare e il trasferimento di tecnologie. In particolare, il patto prevede la promozione progetti e joint venture volti a favorire gli investimenti nell’industria della difesa marocchina, attraverso un maggiore trasferimento di expertise e tecnologia. Anche in questo caso, il fine ultimo del Marocco è “l’indipendenza strategica” in ambito militare, in grado di produrre armi all’interno del Paese. Tuttavia, sottolinea al-Araby al-Jadeed, al momento si tratta di un’ambizione meramente politica.

Parallelamente, nel nuovo accordo militare raggiunto da Marocco e USA, i due Paesi si sono impegnati a raggiungere “obiettivi di sicurezza comuni”, a migliorare i livelli di “prontezza militare”, così come a rafforzare le competenze delle forze marocchine, in modo da sviluppare ulteriormente la loro “interoperabilità”. Un accento particolare è stato posto sull’esercitazione militare congiunta African Lion, una delle maggiori organizzate dagli Stati Uniti nella regione Nord-africana, e che, ogni anno, vede la partecipazione di forze provenienti da diversi Stati, tra cui Tunisia e Senegal. L’ultima esercitazione, il 23 marzo scorso, è stata ridimensionata a causa della pandemia di coronavirus.

Secondo al-Araby al-Jadeed, rafforzare la cooperazione militare con Washington, attraverso la promozione di progetti comuni, potrebbe consentire al Marocco di realizzare le proprie ambizioni, spianando la strada verso l’industrializzazione militare nel Paese. Negli ultimi mesi, spiega il quotidiano, vi sono già stati segnali di un cambiamento qualitativo nella politica di difesa e sicurezza marocchina, con il fine di costruire un’industria militare nazionale che consenta al Paese di affrontare i rischi in una regione instabile.

Già il 14 maggio 2019, il monarca marocchino, re Mohammed VI, in un discorso rivolto all’esercito, aveva affermato che le Forze Armate Reali sarebbero state interessate da programmi di ricerca scientifica, tecnica e ingegneristica in ambito militare e di sicurezza, in modo da scambiare competenze ed esperienze con partner sia africani sia internazionali, e consentire all’industria marocchina di rimanere al passo con i tempi. Non da ultimo, negli ultimi anni il Marocco ha concluso numerosi accordi per acquistare brevetti da alcune aziende e compound industriali europei, russi, cinesi e indiani, con l’obiettivo di produrre e sviluppare determinate armi. Nel mese di luglio 2020, poi, il Marocco ha approvato una legge che dà il via libera alla produzione di armi e attrezzature per le forze armate e l’apparato di sicurezza del Regno, che potranno essere anche esportate all’estero. Tale legge è considerata il segnale più forte dell’orientamento di Rabat verso la costruzione di un’industria militare nazionale, una scelta definita “strategica” che le consentirebbe di raggiungere l’autosufficienza e rispondere alle sue esigenze, risparmiandole gli ingenti costi degli accordi militari e di esportazione. 

Gli analisti ritengono che le minacce alla sicurezza nazionale del Marocco, dovute alle condizioni instabili nella regione del Nord Africa, nella regione del Sahel e nel Sahara meridionale, lo abbiano spinto ad adottare una strategia di difesa basata sull’acquisizione di armi avanzate e sulla diversificazione delle fonti, con il fine ultimo di preservare una sorta di indipendenza. Dal canto loro, gli Stati Uniti considerano il Marocco una componente essenziale della propria strategia militare, in quanto principale porta d’accesso all’Africa. A tal proposito, secondo un rapporto del 2018, pubblicato dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI), gli USA rappresentano il principale fornitore militare del Marocco, con il 52% delle importazioni. Nel periodo 2014-2018, il Paese Nordafricano ha ricevuto il 62% delle proprie armi da Washington.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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