Libia: Haftar invita Tripoli a non attaccare Sirte

Pubblicato il 18 ottobre 2020 alle 19:32 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, ha messo in guardia le milizie fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, con a capo il premier Fayez Al-Sarraj, invitandole a non attaccare Sirte e Al-Jufra, secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, il 18 ottobre.

II portavoce del LNA, il maggiore generale Ahmed al-Mismari, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha sottolineato che le proprie forze hanno ricevuto informazioni di intelligence confermate, in base alle quali “milizie terroriste e criminali” starebbero pianificando un’aggressione contro le forze del LNA che potrebbe avvenire sul fronte Sirte-Al-Jufra. Al-Mismari ha spiegato che le milizie di Tripoli stanno mobilitando le proprie forze e conducendo operazioni di riconoscimento avanzate. Il portavoce del LNA da un lato ha ribadito che le forze di Haftar si atterranno al cessate il fuoco per permettere il successo del processo politico nella risoluzione del conflitto libico, dall’altro ha però affermato che le milizie del LNA sono pronte a rispondere a qualunque attacco. Al-Mismari ha quindi rivolto un appello alla controparte, invitando il GNA ad interrompere tali provocazioni, etichettate come “violazioni del cessate il fuoco”.

Il cessate il fuoco in Libia era stato annunciato lo scorso 21 agosto dal premier GNA, Fayez Al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei Rappresentanti del governo di Tobruk, Aguila Saleh. Da allora, gli sforzi per raggiungere una soluzione politica al conflitto libico e fornire una nuova forma di governo unitaria si sono intensificati.  A tal proposito il 18 ottobre, Asharq al-Awsat, ha riportato una proposta di Al-Mismari con la quale l’Esercito di Haftar si è detto disponibile a mettere a disposizione del popolo libico le capacità del proprio Commando generale, per garantire il successo del processo politico in atto.

Quest’ultimo ha determinato importanti e recenti progressi. Primo fra tutti, dal 4 al 6 ottobre scorsi, in Marocco, a Bouznika, si era tenuto il secondo round dei colloqui tra delegazioni dell’Alto Consiglio di Stato, affiliato al governo di Tripoli, e del Parlamento di Tobruk, legato al LNA, che aveva prodotto un accordo sulla nomina di posizioni sovrane nelle istituzioni libiche, sui criteri e i meccanismi da seguire per la loro selezione e il loro mantenimento in futuro e sulla distribuzione delle personalità incaricate all’interno del Paese. Il 5 ottobre, poi, delegazioni di Tripoli Tobruk si erano incontrate in videoconferenza, nel quadro del cosiddetto “Berlino 2”, un incontro volto a dar seguito al meeting del 19 gennaio scorso e organizzato sotto l’egida delle Nazioni Unite e della Germania. L’incontro ha visto la partecipazione dei Paesi membri della “Formula di Berlino allargata”, del “Comitato internazionale di follow-up” e di tutti i Paesi confinanti con la Libia, ed è stato presieduto dal ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Infine, un ultimo vertice si è tenuto dall’11 al 13 ottobre al Cairo, in Egitto, per definire un percorso costituzionale da far seguire alla Libia. Le due delegazioni partecipanti hanno convenuto di passare dalla fase politica di transizione ad una fase “permanente”, mentre in merito ad un eventuale referendum costituzionale, relativo al testo vigente, le parti hanno deciso di giungere dapprima ad un accordo legittimo, in grado di garantire consenso e favorire l’attuazione dell’accordo politico globale.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e, al momento, vede il fronteggiarsi delle milizie del GNA e di quelle del LNA. Il GNA di al-Sarraj è il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia, è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017 ed è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze del LNA, vicine al governo di Tobruk con a capo Aguila Saleh, a livello internazionale sono, invece, sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Al momento, la città di Sirte, insieme alla base aerea di Al-Jufra, rappresentano l’ultimo fronte di combattimento in cui si erano esacerbate le tensioni tra GNA e LNA e i rispettivi alleati prima del cessate il fuoco. Entrambe le postazioni sono state più volte rivendicate dal governo Al-Sarraj e dal suo maggior alleato, la Turchia, che, prima del cessate il fuoco, avevano posto la loro liberazione da parte di Haftar come presupposto per raggiungere una tregua. Al contrario, l’Egitto e la Russia, alleati del LNA, avevano affermato che Sirte e Al-Jufra rappresentassero una “linea rossa” da non superare e, a tal proposito, lo scorso 20 luglio, il Parlamento egiziano aveva approvato all’unanimità una disposizione che autorizza lo schieramento delle proprie truppe fuori dai confini nazionali, dimostrando la prontezza de Il Cairo ad intervenire se necessario.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.