Libano: quali sono i benefici economici dell’accordo con Israele

Pubblicato il 18 ottobre 2020 alle 7:00 in Israele Libano

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I risultati di alcune ricerche hanno rivelato che il Libano potrebbe diventare il terzo maggiore produttore di gas naturale a livello arabo, se riuscisse a risolvere la disputa con Israele in merito alla demarcazione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale.

A rivelarlo, il quotidiano al-Arab, a seguito del meeting introduttivo, svoltosi il 14 ottobre a Naqura, sede della Missione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), e che ha visto coinvolti delegati israeliani e libanesi. L’obiettivo dei colloqui, che si prevede entreranno nel vivo dei negoziati il 28 ottobre prossimo, è superare i disaccordi relativi alla delimitazione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale. Al centro della disputa vi sono 860 km2 di territorio marittimo ricco di idrocarburi, che si estende lungo il confine di tre blocchi energetici del Libano meridionale. In tale area, negli ultimi anni, sono stati ritrovati almeno due giacimenti di gas naturale, elemento che ha alimentato ulteriormente le tensioni.

Secondo alcuni esperti di economia, se il Libano riuscisse a raggiungere un accordo con Israele, potrebbe beneficiare di miliardi di dollari, grazie alle entrate provenienti dalle riserve di gas naturale, e ciò potrebbe sostenere il sistema economico di un Paese in preda ad una delle peggiori crisi economiche e finanziarie dalla guerra civile del 1975-1990. L’accordo, hanno evidenziato gli esperti, porterebbe a dei vantaggi a lungo termine per Beirut, la quale potrebbe altresì rafforzare “un’alleanza energetica” nel Mediterraneo orientale, sotto l’egida degli Stati Uniti. A tal proposito, Israele è già titolare dei diritti di estrazione su due enormi giacimenti nella regione, il Leviathan e il Tamar. Quando era stato scoperto, nel 2009, il giacimento di Tamar, situato a 90 km al largo della costa settentrionale di Israele, costituiva la più grande riserva di gas a livello mondiale. A sua volta, nel 2010, il giacimento di Leviathan era stato definito la riserva di gas naturale più grande scoperta in quel decennio.

Nel corso dei colloqui tra Libano e Israele, il capo dell’Ufficio degli affari del Vicino Oriente nel Dipartimento di Stato USA, David Schenker, è stato posto alla guida di una delegazione statunitense, la quale svolge il ruolo di mediatrice. Proprio Schenker ha parlato di un “progressivo avanzamento” nei negoziati tra le due parti, evidenziando come l’accordo per la delimitazione dei confini sia stato ostacolato da un punto “banale”, di cui, però non ne è stata specificata l’entità. Parallelamente, a detta di Schenker, il Libano, a causa del mancato accordo, ha sprecato del denaro che avrebbe potuto ottenere gratuitamente e che le risulterebbe vitale per risanare la propria economia. Tuttavia, è stato il medesimo funzionario statunitense a sottolineare come Beirut, sino ad ora, non abbia mostrato fretta nell’avviare i negoziati con Israele e che, il 14 ottobre, questi sono partiti dal medesimo punto in cui erano stati abbandonati l’anno precedente.

La demarcazione dei confini marittimi è uno dei dossier ritenuti più “spinosi”. Al centro della contesa vi sono soprattutto i blocchi 4 e 9 che Beirut rivendica come propri. Entrambi i Paesi si contendono, poi, tre giacimenti di gas, dove anche compagnie esterne hanno avanzato proposte di collaborazione per le attività di sviluppo ed esplorazione. Un alto funzionario del ministero dell’Energia israeliano ha affermato che il Libano potrebbe estrarre 6 miliardi di dollari di gas naturale ogni anno dall’area, ma, in mancanza di un accordo, le acque contese non posso essere opportunamente sfruttate dai due Paesi né da “sviluppatori commerciali”.

Sia il Libano sia Israele hanno specificato che il ciclo di negoziati appena iniziato non riguarda accordi di normalizzazione, pace o riconoscimento dei Paesi, ma si concentrerà perlopiù su questioni tecniche e pratiche. Come evidenziato da al-Arab, si tratterebbe di un ulteriore risultato che il presidente USA, Donald Trump, cerca di raggiungere per migliorare la posizione di Israele nella regione. Per tale ragione, il dossier sulla delimitazione dei confini rappresenterebbe una delle priorità dell’amministrazione Trump, parallelamente alle crescenti pressioni esercitate sul partito sciita Hezbollah.

Washington ha svolto un ruolo di mediazione sin dal 2011 e, grazie alla “diplomazia della spola” messa in atto dall’assistente segretario di Stato degli Stati Uniti per gli Affari del Vicino Oriente, David Satterfield, sono stati fatti passi in avanti. Nel 2012, un diplomatico statunitense, Frederic Hof, aveva avanzato una proposta su una possibile linea di demarcazione di confine, secondo la quale il Libano avrebbe ottenuto circa due terzi e Israele un terzo del territorio marittimo conteso.

In tale contesto, inizialmente, da parte libanese erano stati evidenziati elementi positivi circa l’aiuto fornito dal delegato americano, considerato una necessità economica e finanziaria sia per Israele sia per il Libano. Al terzo viaggio di Satterfield, Beirut aveva però espresso riserve a riguardo, sottolineando in particolare l’assenza di un legame tra le negoziazioni e qualsiasi altro dossier aperto, come ad esempio la fornitura di armi ad Hezbollah. Beirut aveva altresì evidenziato un mancato progresso nelle operazioni di pace con Israele, soprattutto in riferimento all’iniziativa di pace araba, intrapresa col vertice arabo di Beirut del 2002.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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