Immigrazione: cosa prevede il “decreto flussi”

Pubblicato il 18 ottobre 2020 alle 6:48 in Immigrazione Italia

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Secondo il decreto flussi 2020, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 12 ottobre 2020, la quota massima di lavoratori extra comunitari che potranno fare ingresso in Italia quest’anno è pari a 30.850 individui. 

I dettagli per i flussi di lavoratori in entrata durante il 2020 sono stati definiti nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2020. A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, alle ore 9 del 12 ottobre 2020, è iniziata la precompilazione delle domande dei cittadini extra-comunitari. Queste possono essere presentate fino al 31 dicembre 2020. L’anno precedente, sotto il governo Conte I, che si reggeva sull’alleanza tra Movimento 5 Stelle e la Lega, il decreto in questione era stato pubblicato il 12 marzo 2019, e prevedeva la stessa quota complessiva dell’anno precedente di cittadini non comunitari, 30.850 individui. 

Il totale degli ingressi prevede 12.850 permessi per lavoro subordinato non stagionale, autonomo ed eventuali conversioni. Nell’ambito di questa quota sono riservati 6.000 ingressi per motivi di lavoro subordinato non stagionale nei settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia e turistico-alberghiero di cittadini di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina e dei Paesi che nel corso dell’anno 2020 dovessero stipulare accordi di cooperazione in materia migratoria. Le quote rimanenti sono ripartite tra ingressi di cittadini non comunitari che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi di origine, ingressi di lavoratori di origine italiana residenti in Venezuela e ingressi di cittadini non comunitari per lavoro autonomo. Inoltre, sono permesse le conversioni dei permessi di soggiorno già detenuti ad altro titolo in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo.

Per quanto riguarda il lavoro subordinato stagionale nel settore agricolo e in quello turistico alberghiero, è previsto l’ingresso di 18.000 cittadini non comunitari da Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Nell’ambito di questa quota, a titolo di sperimentazione, sono riservate 6.000 unità ai lavoratori degli stessi Paesi le istanze dei quali saranno presentate, in nome e per conto dei datori di lavoro, dalle seguenti organizzazioni: Confederazione Italiana Agricoltori, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Alleanza delle cooperative. Le quote verranno ripartite tra le regioni italiane dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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