Turchia: trovate nuove riserve di gas naturale nel Mar Nero

Pubblicato il 17 ottobre 2020 alle 19:30 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato, il 17 ottobre, che la Turchia ha scoperto riserve di gas naturale per ulteriori 85 miliardi di metri cubi nel Mar Nero.

Dopo la sua ispezione sulla nave esploratrice, Fatih, Erdogan ha annunciato che nel pozzo TUNA-1 del giacimento di gas Sakarya, situato a 170 km dalla costa settentrionale turca, ci sono 405 miliardi di metri cubi di gas naturale, che rendono, ad oggi, il giacimento scoperto nel Mar Nero la più grande risorsa di idrocarburi del Paese. Erdogan ha poi dichiarato le esplorazioni sul sito concluse, specificando che le operazioni hanno raggiunto una profondità di 4.775 metri.

Erdogan aveva dato l’annuncio della sua ispezione odierna, lo scorso 14 ottobre, durante un incontro con i deputati del partito di governo di cui è a capo, ovvero il Partito della Giustizia e dello Sviluppo. In tale occasione, il presidente turco aveva affermato che avrebbe fatto da testimone in prima persona agli sforzi adoperati in loco, annunciando la portata delle nuove scoperte.

Lo scorso 19 agosto, proprio nel Mar Nero era stata compiuta una scoperta di gas naturale definita “storica” dalla stessa Faith che aveva trovato, sempre a TUNA-1, un giacimento di 320 miliardi di metri cubi di gas naturale. Già allora, più funzionari turchi avevano previsto che di lì a poco ci sarebbero state altre scoperte. Ad oggi, secondo gli addetti ai lavori, il gas ricavato dal pozzo di TUNA-1 sarà pronto per essere utilizzato nel 2023.  Grazie alle riserve trovate, Ankara spera di ridurre la propria dipendenza energetica dalle esportazioni, che, nel 2019, sono costate al Paese 41 miliardi di dollari.

La scoperta del 19 agosto era stata la maggiore nella storia della Turchia, tuttavia, secondo esperti citati dal quotidiano greco Ekathimerini, nonostante la loro portata, i giacimenti trovati nel Mar Nero non sarebbero sufficienti a rendere la Turchia un hub energetico regionale.

Il 17 ottobre, Erdogan ha dichiarato che già le scoperte del 19 agosto avevano reso il Paese “estremamente felice” e ha aggiunto che oggi sono continuate ad arrivare nuove buone notizie. Il presidente ha confermato che Ankara continuerà a condurre ricerche di idrocarburi nel Mar Nero, ma anche nel Mediterraneo. In particolare, la Fatih tornerà operativa con trivellazioni dal mese prossimo nel pozzo Turkali-1 nel Mar Nero e sarà raggiunta da una nuova imbarcazione da trivellazione, la Kanuni, della Turkish Petroleum Corporation. Al momento, la Turchia sta conducendo più operazioni di ricerca nelle acque circostanti le proprie coste.  Oltre al Mar Nero, navi da esplorazione turche stanno solcando le acque del Mediterraneo Orientale creando, però, in questo caso, attriti con la Grecia e con Cipro.

Proprio lo scorso 11 ottobre, Ankara ha inviato la nave da esplorazione Oruc Reis nelle acque tra le isole greche, Cipro e la costa meridionale turca per effettuare un’indagine sismica che durerà per almeno dieci giorni. Secondo gli osservatori, con tale mossa la Turchia ha rischiato di ravvivare le tensioni con la Grecia e con l’Unione Europea (UE), a poco più di una settimana dal vertice europeo che aveva esortato la Turchia a stare in guardia e ad astenersi da azioni unilaterali. La decisione stride anche con le ultime dichiarazioni di Ankara, che si era detta pronta a dialogare con Atene e ad avviare colloqui tecnici sotto gli auspici della NATO, di cui entrambi i Paesi fanno parte. Anche gli USA si sono opposti all’ultima missione della Oruc Reis, sostenendo si sia trattato di una provocazione.

La Turchia e la Grecia hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Prima del riaccendersi delle tensioni militari, ferme ognuna sulla propria posizione, le due Nazioni, che fanno entrambe parte della NATO, avevano firmato accordi concorrenti sui rispettivi confini marittimi.

In particolare, la Grecia aveva siglato un’intesa con l’Egitto il 6 agosto scorso per la definizione di una zona economica esclusiva tra i due Paesi, mentre la Turchia lo scorso 27 novembre 2019, aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Da parte sua, alla luce dell’intesa turco-libica, però, Erdogan aveva definito “senza valore” il successivo patto tra Grecia ed Egitto e aveva ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione fosse quello tra la Turchia e il governo di Tripoli.  

La disputa energetica nel Mediterraneo orientale rientra poi all’interno della cosiddetta questione cipriota, avvero la disputa tra Nicosia e Ankara sulla sovranità dell’isola. Cipro è divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota, dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord, dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. 

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Camilla Canestri

di Redazione

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