Svezia: aumentano i casi ma gli esperti negano l’inizio di una seconda ondata

Pubblicato il 17 ottobre 2020 alle 7:31 in Europa Svezia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I casi di coronavirus in Svezia sono in crescita, ma gli esperti sanitari negano che il recente aumento delle infezioni sia il segno di una seconda ondata in arrivo. Il Paese, che ha evitato il blocco delle attività anche durante le fasi più acute della pandemia, lasciando la maggior parte di scuole, ristoranti e bar aperti, ha visto il numero di nuovi casi giornalieri aumentare gradualmente dall’inizio di settembre.

Molti Paesi europei stanno reintroducendo misure restrittive volte a prevenire la diffusione del coronavirus, ma l’epidemiologo statale svedese, Anders Tegnell, ha affermato che, mentre Stati come Paesi Bassi, Francia e Spagna, stanno vivendo una seconda ondata di Covid-19, in Svezia non è e non sarà così. “Ciò dovrebbe richiedere una diffusione piuttosto sostanziale in gran parte della società, cosa che non stiamo affatto vedendo in Svezia”, ha riferito ai giornalisti Tegnell, specificando comunque che il recente aumento dei casi “va preso seriamente”.

L’epidemiologo, architetto di una strategia pandemica dal cosiddetto “soft-touch”, volta a limitare piuttosto che a sradicare la malattia, ha dichiarato che la ripresa dei casi è principalmente legata ai giovani e ai contagi sui luoghi di lavoro. “Il virus si è diffuso in modo molto irregolare in tutta la Svezia, colpendo diverse parti del Paese in misura diversa”, ha detto durante una conferenza stampa. “Stoccolma ancora una volta rappresenta una parte molto ampia dei nuovi casi nazionali”, ha aggiunto.

Nel Paese del Nord Europa, i casi totali, dall’inizio della pandemia, sono stati circa 103.000, mentre i decessi si sono attestati su un numero complessivo di circa 5.910 persone. In rapporto alla popolazione, il tasso di mortalità per coronavirus, in Svezia, è risultato molto superiore a quello dei suoi vicini nordici e inferiore solo a Spagna, Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna.

Tale situazione, che ha attirato l’attenzione di molti Paesi a livello internazionale, sarebbe il risultato di una politica “non ortodossa” adottata dalle autorità svedesi per affrontare la minaccia della pandemia. La Svezia ha puntato molto sulla responsabilità della sua popolazione, evitando di imporre rigidi divieti governativi in numerosi settori. Nonostante l’aumento dei casi e le rigorose quarantene applicate in Danimarca e Norvegia ad aprile, i confini, i ristoranti, le palestre, i negozi e i parchi giochi svedesi sono sempre rimasti aperti.

“Lo scopo del nostro approccio è che le persone stesse comprendano la necessità di seguire le raccomandazioni e le linee guida esistenti”, ha dichiarato il direttore generale dell’Agenzia sanitaria svedese, Johan Carlson. Mentre molti Paesi hanno adottato regole mutevoli e forti restrizioni, Carlson ha affermato che le linee guida svedesi sono state progettate per essere facili da comprendere e conservate per un periodo prolungato. “Non ci sono altri rimedi prima che siano disponibili misure mediche, principalmente i vaccini. La popolazione svedese ha preso la situazione a cuore”, ha detto il direttore.

La strategia svedese per il coronavirus si è basata in gran parte sulla formulazione di raccomandazioni e sulla divulgazione di informazioni al pubblico, facendo leva sull’elevato livello di fiducia dei cittadini nei confronti delle autorità nazionali e locali.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.