L’Azerbaigian denuncia bombardamenti armeni su siti civili

Pubblicato il 17 ottobre 2020 alle 11:01 in Armenia Azerbaigian

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Il procuratore generale dell’Azerbaigian ha dichiarato che il 17 ottobre nuovi bombardamenti lanciati dall’Armenia contro la città di Ganja, la seconda del Paese, hanno causato la morte di 12 civili e il ferimento di altre 40 persone, colpendo con due missili gruppi di abitazioni nelle prime ore del mattino. Oltre agli attacchi su Ganja, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha poi accusato Erevan di aver attaccato, sempre il 17 ottobre, anche i territori dei distretti di Tartar, Agdam, Barda e Agjabedi, collocati nei pressi della regione contesa tra i due Paesi del Nagorno-Karabakh, violando il cessate il fuoco in atto tra i due Paesi. Il Ministero della Difesa armeno ha però negato tali accuse e ha ribattuto sostenendo siano state, al contrario, le forze aeree di Baku a continuare a bombardare aree popolate del Nagorno-Karabakh, come la sua principale città Stepanakert.

Secondo un corrispondente di Al-Jazeera English, Sinem Koseoglu, l’attacco notturno su Ganja sarebbe stato condotto con missili di tipo Scud sferrati da basi posizionate in territorio armeno. Se confermato, si tratterebbe di un genere di missile balistico tattico sviluppato dall’Unione Sovietica, durante il periodo della Guerra Fredda.

Commentando la vicenda, il direttore dell’Istituto per la Democrazia e i Diritti Umani dell’Azerbaigian, Ahmad Shahidov, ha affermato che l’Armenia sta provocando l’Azerbaigian a rispondere ai suoi attacchi militari, dopo che l’Esercito di Baku è riuscito a liberare più regioni dall’occupazione armena, costringendo Erevan ad attaccare da basi interne ai propri confini. Shahidov ha poi ricordato che 4 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu richiedono il ritiro immediato di forze armate dalla regione di Nagorno-Karabakh e dalle aree ad essa limitrofe.

Se il 17 ottobre le autorità azere hanno denunciato attacchi armeni, il giorno prima, il rappresentante del Ministero della Difesa dell’Armenia, Arzrun Ovannisyan, aveva denunciato una massiccia offensiva lanciata il 16 ottobre dalle forze armate dell’Azerbaigian, nella zona settentrionale del fronte nella regione del Nagorno-Karabakh. Le ultime ostilità hanno nuovamente dimostrato la fragilità della tregua stabilita una settimana prima dalle parti coinvolte.

Lo scorso 10 ottobre, Baku ed Erevan avevano concordato un cessate il fuoco, attivo dalle 12:00, orario di Mosca, di tale giornata, grazie alla mediazione della Russia, dopo quasi due settimane di scontri armati nella regione contesa tra i due Paesi. Tuttavia, già poche ore dopo l’entrata in vigore della tregua le parti si erano da subito accusate reciprocamente di aver violato l’intesa. A tal proposito, la Russia si è detta favorevole all’invio di forze di peacekeeping russe lungo la linea di contatto del Nagorno-Karabakh, al fine di assicurare il rispetto del cessate il fuoco, ma ha anche specificato che una tale soluzione dovrà essere concordata da Baku ed Erevan.

La situazione nel Nagorno-Karabakh è degenerata il 27 settembre scorso. Da quel giorno, ci sono state più battaglie sulla linea di contatto, un’area fortemente militarizzata e che separa le forze armate azere e armene impiegate nella regione. La legge marziale è stata introdotta in Azerbaigian e Armenia ed è stata annunciata la mobilitazione. Dall’inizio del conflitto, sia l’Armenia, sia l’Azerbaigian hanno riportato morti e feriti tra le proprie fila e hanno denunciato l’uccisione di civili.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, invece, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto. A tal proposito, Ankara è stata accusata dall’Armenia e dal presidente francese, Emmanuel Macron, di aver rifornito le forze azere di mezzi, armi e uomini. In particolare, Macron, il 2 ottobre, aveva accusato la Turchia di aver portato in Azerbaigian militanti jihadisti reclutati in Siria.

Armeni e azeri si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992, sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato dai tre copresidenti, Russia, Stati Uniti e Francia. Il 10 ottobre, Baku ed Erevan, oltre al cessate il fuoco, si erano anche impegnate a riprendere i negoziati in tale quadro.

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Camilla Canestri

di Redazione

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