Arrestato il trafficante libico “Bija”: i rapporti con l’Italia

Pubblicato il 17 ottobre 2020 alle 6:45 in Africa Libia

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Il 14 ottobre, il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli ha arrestato l’ex comandante della Guardia Costiera Libica della città di Zawiya, Abdalrahman Al-Milad, noto come “Bija”, accusato di essere un trafficante di esseri umani. L’uomo era parte di una delegazione che si era recata in visita in Sicilia nel 2017. 

Al-Milad era già nella lista delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per crimini legati al traffico di migranti dalla Libia all’Europa. Il primo giugno del 2017, era stato rivelato dalle Nazioni Unite che l’uomo era “pesantemente coinvolto” nel traffico di esseri umani nel Mediterraneo ed era stato anche accusato di aver intenzionalmente affondato alcune barche piene di migranti, utilizzando armi da fuoco. Nel 2017, le accuse contro Bija avevano sorpreso molti, poiché l’uomo rappresentava un’istituzione libica, la Guardia Costiera, che è stata molto rilevante ed è sotto la responsabilità del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, l’unico riconosciuto come legittimo dalle Nazioni Unite. 

Il sito d’informazione Info Migrants, cita Mark Micallef, direttore dell’Osservatorio sul Nord Africa GI-TOC, che ha conosciuto personalmente Al-Milad. Nel 2018, Micallef lo ha descritto come un “miliziano prima di tutto, anche se thuwar (rivoluzionario) è probabilmente il termine che preferisce”. Secondo il ricercatore, il modus operandi di Bija era molto distante da quello tipico in una forza armata disciplinata come la Marina e la Guardia Costiera. Tuttavia, era riuscito a diventare “un membro importante dell’ecosistema delle milizie della costa occidentale libica”. Inoltre, secondo l’agenzia di stampa Reuters, alcuni migranti hanno testimoniato di “essere stati portati in un centro di detenzione su una delle navi guidate da Bija e poi sono stati detenuti lì in condizioni brutali”.

Già il 4 ottobre 2019, il quotidiano italiano l’Avvenire aveva rivelato che il governo italiano stava lavorando a stretto contatto Al-Milad, per bloccare il numero di migranti in arrivo dalla Libia. Le autorità italiane erano a conoscenza della condotta di Bija già prima delle Nazioni Unite e il Ministero della Difesa aveva pubblicato un rapporto, datato 10 maggio 2017, in cui si spiegava che l’uomo aveva “controllato l’attività di contrabbando dall’Ovest di Tripoli al confine con Tunisia dal 2015”. Tuttavia, solo un giorno dopo la pubblicazione del rapporto, l’11 maggio 2017, Bija si trovava proprio in Italia, in Sicilia precisamente, invitato dai rappresentati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) per prendere parte ad uno degli incontri che aveva seguito la firma del Memorandum d’intesa tra Roma e Tripoli per combattere “l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani”, firmato il 2 febbraio 2017.

Secondo le autorità italiane, il consolato incaricato dei visti per i partecipanti a tale incontro sarebbe stato ingannato da “documenti probabilmente falsi” presentati da Bija. Tuttavia, in una video intervista pubblicata dall’Espresso a ottobre del 2019, il trafficante libico ha smentito tale versione, affermando di essere arrivato in Italia con il suo vero nome e con i suoi documenti regolari, dopo aver ricevuto un invito ufficiale. L’incontro dell’11 maggio 2017 tra la delegazione libica, in cui era incluso anche Bija, e funzionari italiani si è tenuto nel campo profughi Cara di Mineo, a Catania, dove alcuni migranti che erano stati trasportati proprio dalle imbarcazioni del trafficante lo hanno riconosciuto e hanno iniziato a gridare: “Mafia libica!”. Secondo l’Avvenire, un secondo incontro ha visto Bija discutere con la Guardia Costiera italiana. Le rivelazioni del quotidiano avevano suscitato l’indignazione di alcuni, ma la conseguenza più grave è stata vissuta probabilmente da uno dei giornalisti dell’Avvenire che si era occupato delle ricerche, che è stato messo sotto scorta, per aver ricevuto minacce di morte dallo stesso Al-Milad. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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