Summit dell’UE: focus su Brexit, coronavirus e cambiamento climatico

Pubblicato il 16 ottobre 2020 alle 13:11 in Europa

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I leader dell’UE si sono incontrati a Bruxelles, giovedì 15 ottobre, per due giorni di discussioni su una varietà di temi, dall’accordo commerciale post-Brexit, alla pandemia di coronavirus, fino al cambiamento climatico. 

In una dichiarazione congiunta, rilasciata a metà vertice, i Paesi del blocco hanno invitato il Regno Unito a “fare tutte le mosse necessarie per rendere possibile un accordo” e a cercare di superare le linee rosse che separano la posizione britannica da quella europea. Sulla questione delle garanzie di concorrenza leale, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha ribadito che l’UE spinge per proteggere la parità di condizioni tra le imprese. Il timore dei politici europei è che Londra possa ottenere un vantaggio competitivo facilitando le regole finanziarie. A ciò, tuttavia, il Regno Unito ha ribattuto affermando che il governo britannico intende invece mantenere elevati gli standard di regolamentazione. 

“È una questione di correttezza, è una questione di posti di lavoro. Ed è anche una questione di integrità dei mercati unici”, ha detto Michel riguardo ai negoziati, specificando che il blocco ha intenzione di “identificare tutti quegli elementi costitutivi fondamentali per rendere possibile un accordo a dicembre”. Anche il capo della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato di voler raggiungere “un buon affare”. “Ma non ad ogni costo”, ha precisato.

Diverse questioni sono ancora aperte riguardo alla Brexit, in particolare quella sui diritti di pesca. Londra è irritata dalle richieste dell’UE sull’accesso, a lungo termine, alle acque da pesca britanniche. Il governo del Regno Unito, in particolare, accusa il blocco europeo di fare richieste che non ha imposto ad altri Paesi con cui ha stretto accordi commerciali di libero scambio, come il Canada. L’UE vuole garantirsi diritti consistenti per pescare nelle acque britanniche, una questione importante soprattutto per la Francia, dove le comunità di pescatori costieri sono politicamente molto influenti.

Considerati i diversi nodi ancora da sciogliere, le due parti hanno deciso di estendere i negoziati commerciali, superando la scadenza del 15 ottobre, precedentemente fissata dal premier britannico, Boris Johnson. Londra aveva stabilito che entro quella data si sarebbe dovuto decidere se portare avanti i negoziati o optare per una Brexit “senza accordo”. Ad oggi, tuttavia, è stato indicato che i colloqui andranno avanti. Il capo negoziatore della Brexit per l’UE, Michel Barnier, ha dichiarato che l’intenzione di Bruxelles è quella di portare avanti i negoziati con il Regno Unito fino al mese prossimo. Intervenendo in una conferenza stampa, Barnier ha sottolineato che l’UE vuole ancora un accordo, “ma deve essere un accordo equo”, ha precisato. “I colloqui non sono finiti”, ha detto il capo negoziatore europeo. “Resteremo disponibili fino all’ultimo giorno possibile”, ha aggiunto.

Sulla questione della pandemia di coronavirus, la Von der Leyen ha affermato che i leader europei si sarebbero confrontati sulle restrizioni per limitare i contagi e sui preparativi per un possibile vaccino. “Abbiamo presentato una proposta per una strategia di vaccinazione, perché vogliamo che gli Stati membri siano preparati per il momento in cui avremo il vaccino”, ha dichiarato la presidente della Commissione.

Sul cambiamento climatico, infine, i colloqui a Bruxelles sono stati più tesi. Gli Stati dell’UE hanno discusso una proposta della Commissione europea, che vuole ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. La misura fa parte dell’obiettivo del blocco di essere climaticamente neutro entro il 2050.

Un gruppo di 11 Stati membri, tra cui Francia, Paesi Bassi e Svezia, ha rilasciato una dichiarazione congiunta affermando di essere totalmente d’accordo con la missione del 55% di emissioni in meno. La Polonia, invece, che dipende fortemente dal carbone, è contraria alla proposta. I leader del blocco hanno dunque chiesto alla Commissione di condurre “consultazioni approfondite” con ciascun Paese per valutare i livelli target individuali.

I leader mondiali hanno concordato cinque anni fa, a Parigi, di mantenere l’aumento del riscaldamento globale al di sotto di 2 gradi Celsius, e, idealmente a non più di 1,5 gradi centigradi entro la fine del secolo. Gli scienziati affermano che i Paesi mancheranno entrambi gli obiettivi a meno che non vengano intraprese misure drastiche per iniziare a ridurre le emissioni di gas serra.

Nella giornata di venerdì 16 ottobre, i leader dell’UE parleranno invece di Africa. “Oggi avremo l’opportunità di affrontare le relazioni internazionali, in particolare le nostre future relazioni con l’Africa. A dicembre avremo a Bruxelles un importante incontro con l’Unione Africana”, ha ricordato in una dichiarazione Michel. “Sarà l’occasione per rinnovare la nostra partnership e la nostra alleanza con il continente, un’alleanza naturale per ragioni geografiche, storiche e culturali. C’è un enorme potenziale, se prendiamo, insieme ai leader africani, le decisioni giuste”, ha aggiunto. Oltre alle relazioni con l’Africa, saranno discusse anche le sanzioni alla Russia per il suo presunto coinvolgimento nel caso Navalny, l’oppositore del Cremlino avvelenato con un agente nervino della famiglia Novichok, una neurotossina utilizzata nell’era sovietica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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