Siria: un drone USA uccide due leader di al-Qaeda

Pubblicato il 16 ottobre 2020 alle 9:22 in Siria USA e Canada

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Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, il Pentagono, ha annunciato, nella sera del 15 ottobre, l’uccisione di due agenti dell’organizzazione terroristica di al-Qaeda, a seguito di un raid aereo condotto nella Siria Nord-occidentale.

In particolare, secondo quanto affermato dal portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti, Beth Riordan, in un comunicato, l’attacco, condotto dal Joint Special Operations Command, ha colpito le vicinanze del governatorato di Idlib. Al-Qaeda, ha specificato Riordan, continua a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e per i suoi alleati.

Secondo fonti media del governo siriano, il drone della coalizione anti-ISIS ha preso di mira due auto nei pressi della città di Arab Saeed, nell’Ovest di Idlib. Da parte statunitense non sono stati forniti dettagli sui due leader uccisi, mentre fonti locali siriane hanno riferito che potrebbe essersi trattato di Abu Dharr al-Masr, che lavorava come ex giudice all’interno di un’organizzazione affiliata ad Al-Qaeda, chiamata “Guardiani della religione”, mentre l’altro leader è Abu Youssef al-Maghribi.

Già il 14 giugno scorso, un attacco condotto dalle forze USA della coalizione internazionale anti-ISIS aveva causato la morte di altri due comandanti di un gruppo affiliato ad Al-Qaeda. A detta del direttore dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), Rami Abdel Rahman, si trattava di Qassam Al-Urdoni, un leader militare giordano, e a Bilal Al-Sanani, leader ribelle yemenita appartenente al gruppo dei Guardiani della Religione, in arabo “Hurras ad-Din”. Entrambi sono stati uccisi quando un missile, lanciato da un drone che sorvolava la provincia, ha colpito la loro auto. Hurras ad-Din è un gruppo, affiliato ad al-Qaeda, formato da insorti armati che combattono nella guerra civile siriana, e che ha operato a lungo nella Siria nordoccidentale, dove l’organizzazione terroristica mantiene ancora il controllo su alcune parti dei governatorati di Idlib, Hama e Latakia. 

La regione di Idlib, ultima roccaforte posta sotto il controllo dei gruppi di opposizione, , è dominata dal gruppo Hayat Tahrir al-Sham, conosciuto anche come al-Qaeda in Siria. Si tratta di una formazione militante salafita attualmente attiva e coinvolta nella guerra civile siriana. Nel governatorato, tuttavia, sono presenti anche altre organizzazioni militanti, tra cui il suddetto Hurras ad-Din e altri gruppi ribelli. Questi vengono presi di mira non solo dagli attacchi aerei della coalizione internazionale, ma anche da quelli del governo siriano e del suo alleato russo.

Negli ultimi mesi, attacchi, bombardamenti e imboscate, da parte di organizzazioni terroristiche tuttora attive in Siria, hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces. Queste ultime, il 23 marzo 2019, avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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