Narcotraffico: l’ex capo dell’esercito messicano arrestato a Los Angeles

Pubblicato il 16 ottobre 2020 alle 12:35 in Messico USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno scosso il Messico con l’arresto dell’ex capo dell’esercito messicano durante il governo di Enrique Peña Nieto, dal 2012 al 2018. Il generale Salvador Cienfuegos è stato arrestato la sera di giovedì 15 ottobre all’aeroporto di Los Angeles su richiesta della US Drug Agency (DEA). L’alto ufficiale, 72 anni, è stato catturato mentre viaggiava con la sua famiglia. Cienfuegos è indagato, presumibilmente per collegamenti con la criminalità organizzata e il narcotraffico, dallo stesso tribunale di New York che sta trattando il caso di Genaro García Luna, ex segretario alla sicurezza ai tempi di Felipe Calderón (2006-12), e che ha condannato il narcotrafficante Joaquín El Chapo Guzmán. L’arresto di Cienfuegos è il colpo più importante per l’esercito messicano dopo l’arresto nel 1997 di Jesús Gutiérrez Rebollo, chiamato “lo zar antidroga” del governo di Ernesto Zedillo (1994-2000). Gutiérrez Rebollo è stato condannato nel 2007 a 40 anni di carcere per legami con la criminalità organizzata. Inoltre, per la prima volta nella storia del Messico che un ex ministro della Difesa è stato arrestato.

“Sono stato informato dall’ambasciatore Christopher Landau degli Stati Uniti che l’ex segretario della Difesa nazionale, il generale Salvador Cienfuegos Zepeda, è stato arrestato” – ha riferito su Twitter il ministro degli Esteri Marcelo Ebrard giovedì notte (le prime ore del mattino di venerdì 16 ottobre in Italia). Le autorità messicane assicurano di non avere traccia di alcuna indagine ed è stato il ministro degli Esteri ad aver informato il presidente Andrés Manuel López Obrador. L’accusa non è stata resa pubblica, anche se alcuni media statunitensi che hanno consultato fonti relative all’arresto suggeriscono che dovrà affrontare accuse di riciclaggio di denaro e traffico di droga.

L’arresto di Cienfuegos rappresenta un terremoto per la politica messicana e ancora una volta mette le forze di sicurezza dello stato al centro delle polemiche per i loro possibili collegamenti con il narcotraffico. L’arresto a dicembre, sempre negli Stati Uniti, di Genaro García Luna, ha evidenziato le prime crepe attraverso le quali il traffico di droga si è introdotto ai piani più alti delle precedenti amministrazioni messicane. L’ex segretario della pubblica sicurezza nell’amministrazione Calderón è accusato di collaborare con il cartello di Sinaloa durante gli anni della guerra al narcotraffico che l’allora presidente messicano intraprese dopo essere salito al potere. Anche se nell’ultima udienza la scorsa settimana si è dichiarato non colpevole, il tribunale degli Stati Uniti lo indica come il braccio del governo che ha permesso al cartello più potente del mondo, in cambio di tangenti milionarie, di operare nella totale impunità in Messico.

L’arresto di Cienfuegos, pochi mesi dopo quello di García Luna, svela la fragilità dello Stato messicano, con due ex funzionari di alto rango accusati di criminalità organizzata al di fuori dei confini del Paese e arrestati senza che le autorità messicane ne venissero informate. Due uomini direttamente incaricati della sicurezza del Messico durante le fasi più violente del Paese e in cui entrambi i governi, quello di Calderón e quello di Peña Nieto, si erano impegnati con il loro vicino del nord a combattere duramente i narcos messicani.

Cienfuegos è stato ministro della Difesa tra il 2012 e il 2018, un portafoglio chiave nella continuazione della guerra contro il traffico di droga che Peña Nieto ha continuato fino alla fine del suo mandato. Prima della sua nomina nel 2012, Cienfuegos si era distinto come uno dei soldati più influenti dell’esercito e il più esperto nella diplomazia militare internazionale. È nato a Città del Messico nel 1948 e ha iniziato la sua carriera nel 1964. È stato anche ispettore e controllore generale dell’esercito e dell’aeronautica militare e comandante delle quattro regioni militari più colpite dal traffico di droga.

In occasione del decimo anniversario della violenza della guerra iniziata da Felipe Calderón nel 2006, quando il numero degli assassinati aveva superato i 100.000 – oltre a quasi 30.000 scomparsi e 35.000 sfollati – Cienfuegos si era detto favorevole al ritiro dell’esercito dalle strade. “Volete che stiamo in caserma? Avanti. Sarei il primo ad alzare non una, due mani in modo da poter svolgere i nostri compiti costituzionali” – ha detto il generale nel 2016, ricordando che il ministero da lui diretto è stato creato per la sicurezza estera e che la sicurezza interna era compito del Ministero dell’Interno.

Queste parole ora risuonano dopo le decisioni del presidente Andrés Manuel López Obrador sulla militarizzazione del paese. La creazione della Guardia Nazionale , un organismo che ha difeso poco dopo aver preso il potere nel 2018, è composta principalmente da soldati e anche da agenti di polizia federale. Le organizzazioni per i diritti umani hanno criticato il fatto che il loro ruolo lascia nelle mani dell’esercito la sicurezza pubblica del Paese nel momento in cui si registra il numero più alto di omicidi della storia.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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