Nagorno-Karabakh: Lavrov invoca il dispiegamento di peacekeeper russi

Pubblicato il 16 ottobre 2020 alle 6:11 in Armenia Azerbaigian

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Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha parlato del possibile dispiegamento di forze di peacekeeping russe nella regione contesa del Nagorno-Karabakh.

Lavrov ha riferito che sarebbe positivo il dispiegamento di osservatori militari russi lungo la linea di contatto del Nagorno-Karabakh al fine di assicurare il rispetto del cessate il fuoco.

Il capo della diplomazia russa ha sottolineato che la decisione finale spetterà a Baku ed Erevan, ribadendo che l’unica soluzione percorribile per mettere fine all’escalation è quella diplomatica.

“In questo momento non solo i peacekeeper ma anche degli osservatori militari sarebbero sufficienti. Riteniamo che sarebbe assolutamente corretto se si trattasse dei nostri osservatori militari, ma la parola finale dovrebbe essere data ad ambedue le parti. Ovviamente partiremo dal presupposto che sia Erevan che Baku terranno in piena considerazione le nostre relazioni cordiali e la nostra partnership strategica”, ha dichiarato Lavrov.

Da parte sua, il presidente azero Ilham Aliyev ha concordato circa il fatto che un eventuale invio di peacekeeper russi dovrà essere avallato sia da Baku che da Erevan, sottolineando in tal senso che anche la Turchia dovrà avere un ruolo in eventuali negoziati.

 Nella giornata di mercoledì, Erevan aveva dichiarato che l’esercito azero ha attaccato veicoli militari armeni situati sul territorio armeno. Il ministero della Difesa armeno ha sottolineato che le forze del Paese si riservano il diritto di attaccare qualsiasi oggetto militare sul territorio azero.

I capi delle diplomazie di Baku ed Erevan durante i negoziati a Mosca conclusi venerdì scorso in tarda serata hanno concordato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh a partire da mezzogiorno di sabato 10 ottobre. I ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian erano arrivati a Mosca su invito del presidente russo Vladimir Putin. I negoziati sono durati oltre dieci ore.

Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian si sono intensificate la mattina di domenica 27 settembre quando l’esercito azero ha lanciato un massiccio attacco di artiglieria in Nagorno-Karabach lungo la linea del cessate il fuoco del 1994, colpendo insediamenti civili, compresa la capitale Stepanakert. Secondo le autorità locali, 80 militari sono stati uccisi e quasi 120 feriti in Artsakh (Nome ufficiale della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabach) per via dell’attacco azero. Baku afferma che l’offensiva è una risposta a bombardamenti effettuati dalle forze armene lungo la frontiera, una versione definita “menzognera” dalle autorità armene.

L’Armenia e l’Artsakh, che sostiene le sue aspirazioni d’indipendenza dall’inizio degli anni ’90, hanno dichiarato legge marziale e mobilitazione generale. L’Azerbaigian ha proclamato la mobilitazione parziale e la legge marziale in alcuni dipartimenti e ha chiuso i suoi aeroporti a tutto il traffico internazionale a eccezione della Turchia, che si è impegnata a sostenere Baku.

L’escalation ha innescato un ampio contraccolpo internazionale, spingendo numerosi paesi e organizzazioni a invitare le parti in conflitto a cessare il fuoco e tornare ai negoziati presieduti dall’OSCE.

I leader di Russia, Stati Uniti e Francia hanno invitato le parti opposte a porre fine agli scontri e ad impegnarsi ad avviare negoziati senza precondizioni. La Turchia, da parte sua, ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi sostegno richiesto.


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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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