Afghanistan: foreign fighters e Al-Qaeda supportano i talebani

Pubblicato il 16 ottobre 2020 alle 12:36 in Afghanistan Asia

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Il governatore provinciale afferma che gruppi di foreign fighters legati ad Al-Qaeda stanno sostenendo i talebani negli attacchi in corso ad Helmand. Allarme anche nella provincia di Badakhshan. 

Il 15 ottobre, il governatore della provincia meridionale di Helmand, Yasin Khan, ha denunciato la presenza sul campo di combattenti stranieri associati ad Al-Qaeda e alle organizzazioni terroristiche pakistane Jaish-e-Mohammed e Lashkar-e-Taiba. Questi stanno supportando i talebani negli scontri in corso con le forze sicurezza governative e con l’esercito afghano, entrati ormai nel sesto giorno. Secondo il governatore, i talebani hanno assicurato rifugi sicuri ai combattenti in questione. In cambio, le organizzazioni terroristiche hanno fornito addestramento militare e supporto nella fabbricazione di ordigni. Tuttavia, un portavoce dei talebani ha negato le accuse e respinto tali affermazioni.

In ogni caso, nella provincia di Helmand la situazione rimane critica. I talebani hanno lanciato un’offensiva contro la capitale provinciale, la città di Lashkargah, tra il 10 e l’11 ottobre. La notte del 12 ottobre, i commando afghani hanno quindi avviato un’operazione nella stessa città, sostenuti dal supporto aereo degli Stati Uniti. Il 13 ottobre, i funzionari hanno riferito che erano in corso combattimenti lungo l’autostrada 601, nel distretto di Nad Ali e nell’area di Babaji. Sappiamo che i talebani hanno conquistato alcuni posti di blocco e le forze di sicurezza afghane ne hanno creati cinque nuovi nel distretto di Nad Ali. Gli scontri sono ancora in atto e oltre 4.000 civili hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa del confronto armato dal quale si deciderà il controllo di tale territorio.

Intanto, lo stesso 15 ottobre, anche il governatore della provincia settentrionale di Badakhshan, Zakaria Sawda, ha lanciato un allarme riguardo alla collaborazione dei talebani con gruppi di foreign fighters. Secondo le autorità locali, 22 distretti della provincia sono a rischio a causa della presenza di oltre 400 combattenti stranieri in tale area. “I gruppi terroristici internazionali hanno stretti rapporti con Al-Qaeda e Daesh. Questa è una delle ragioni principali dei conflitti in Badakhshan”, ha affermato Sawda, utilizzando l’acronimo arabo – Daesh – per fare riferimento allo Stato Islamico. Secondo fonti interne ai servizi di sicurezza, alcuni combattenti stranieri si trovano in prossimità delle zone di confine con il Tagikistan, nei distretti di Jurm e Wardooj della provincia afghana del Badakhshan.

“Il loro scopo principale è aiutare i talebani in Afghanistan e, come obiettivo a lungo termine, vogliono ottenere l’accesso al Tagikistan e alla Cina”, ha dichiarato Abdullah Naji Nazari, membro del Consiglio Provinciale del Badakhshan. I talebani non hanno commentato i loro legami con i combattenti stranieri in tale regione del Paese. Tuttavia, i residenti della provincia hanno denunciato il fatto che gruppi di militanti armati hanno quasi raggiunto la città di Faiz Abad, il centro della provincia. In tale contesto, è importante sottolineare che da un punto di vista strategico-militare, la provincia nord-orientale del Badakhshan è una delle più importanti del Nord dell’Afghanistan. Il Badakshan conta 27 distretti e condivide i confini con Pakistan, Cina e Tagikistan, garantendo tramite confini montuosi l’accesso all’estremo oriente. 

Ad oggi, l’Afghanistan subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua travagliata storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto numerosi sconvolgimenti. Nel 1996 i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

Da quel momento, ci sono voluti decenni per provare a garantire stabilità delle nuove istituzioni afghane a Kabul, mentre i talebani, sconfitti militarmente, si erano barricati in alcune regioni del territorio afghano, le più impervie. In tale contesto, è importante sottolineare che, in questi anni, l’Afghanistan è diventata la più lunga missione militare all’estero degli USA. Nel 2016, la campagna elettorale dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è concentrata a lungo sulla fine dei questi dispendiosi conflitti internazionali. Dopo lunghe negoziazioni, è stato quindi raggiunto uno “storico accordo di pace” tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato lo scorso 29 febbraio, a Doha, in Qatar. 

In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Altre condizioni sono state imposte ad entrambe le parti, tra cui la cessazione dei rapporti con Al-Qaeda per i talebani e l’avvio di negoziati con il governo di Kabul. Prima dell’accordo con gli USA, i talebani rifiutavano qualsiasi tipo di interazione con l’esecutivo e le istituzioni afghane, considerate “i burattini” degli Stati Uniti. Nonostante i piccoli progressi diplomatici tra le due parti, le violenze nel Paese non si sono mai fermate, nonostante gli appelli continui, anche da parte delle stesse autorità statunitensi. Oggi, mentre i rappresentanti dei talebani a Doha si accordano con gli USA per una riduzione delle operazioni, la situazione sul campo sembra andare totalmente in un’altra direzione. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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