Uganda: arrestato il principale candidato contro il presidente in carica

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 17:55 in Africa Uganda

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Le forze di sicurezza dell’Uganda hanno arrestato il candidato alla presidenza, Bobi Wine, il 14 ottobre, a seguito di un’irruzione nel quartier generale della campagna elettorale del suo partito. 

Il candidato in questione è una pop star locale, che aveva poi deciso di scendere in politica. Il suo vero nome è Robert Kyagulanyi Ssentamu e l’uomo era già stato precedentemente arrestato per aver duramente criticato il partito del presidente Yoweri Museveni, che governa la nazione dell’Africa orientale dal 1986. L’avvocato di Bobi Wine, Anthony Wameli, ha dichiarato che il suo cliente è stato portato via dagli agenti, il 14 ottobre, mentre si trovava negli uffici di Kampala del suo partito di opposizione, la National Unity Platform (NUP).

“La polizia e l’esercito hanno fatto irruzione nell’ufficio della NUP, hanno sigillato i locali e chiuso tutte le strade che conducono al luogo prima di arrestare Bobi Wine e altri funzionari del partito”, ha dichiarato Wameli. “Questo è uno spregevole attacco alla democrazia da parte della polizia faziosa e dell’esercito”, ha aggiunto. La motivazione alla base del raid è sconosciuta ma, secondo l’avvocato dell’ex pop star ugandese, si tratta di una questione politica. In precedenza, Bobi Wine aveva riferito, in un post di Twitter, che la polizia e gli ufficiali militari avevano fatto irruzione negli uffici del suo partito. “L’esercito e la polizia hanno appena fatto irruzione nella nostra sede centrale a Kamwokya”, aveva scritto, riferendosi a un’area della capitale, Kampala. “Sono entrati negli uffici e hanno portato via preziosi documenti e altri oggetti. Alcuni compagni sono rimasti feriti. La faziosità delle forze di sicurezza prima delle elezioni è schifosa”, aveva aggiunto. Il primo raid era stato giustificato dal sequestro di materiale della campagna elettorale, in particolare dei berretti rossi. I sostenitori di Bobi Wine hanno indossato berretti rossi come simbolo distintivo. Successivamente, il governo ha classificato l’articolo come “tenuta militare” e ne ha vietato l’utilizzo civile.

Quando è stato arrestato, Bobi Wine stava incontrando altri leader della NUP. La polizia ha fatto irruzione nell’ufficio e ha isolato l’area, secondo il funzionario del partito, David Lewis Rubongoya. Questo, che si trovava sulla scena, ha raccontato che gli agenti di sicurezza hanno confiscato altri oggetti, tra cui le telecamere di sicurezza. “Hanno portato via tutto”, ha riferito. Con la sua candidatura, Wine vuole mettere fine ai 34 anni di governo di Museveni, che lo hanno reso il terzo presidente da più a lungo al potere rimasto in Africa. Le elezioni sono previste per febbraio del 2021, ma le tensioni sono già aumentate. Bobi Wine è un avversario difficile da affrontare per il presidente ugandese. La sua età e la sua musica gli hanno fatto guadagnare un grande seguito nel Paese, che ha una popolazione a sua volta giovane, che conta 42 milioni di abitanti. Da quando ha espresso la sua ambizione a correre per la presidenza, la polizia e l’esercito hanno ripetutamente disperso le manifestazioni di Wine e anche picchiato e arrestato i suoi sostenitori, in altre occasioni. Tuttavia, il governo nega di usare la forza per mantenere Museveni al potere, affermando che il suo lungo incarico è dovuto a un forte sostegno popolare.

Già il 9 settembre, alcune organizzazioni per la tutela dei diritti umani avevano criticato il governo dell’Uganda, chiedendo di annullare una serie di restrizioni all’utilizzo dei social media, affermando che queste erano finalizzate a censurare i contenuti critici contro l’esecutivo, in vista delle elezioni presidenziali. L’autorità di regolamentazione nazionale, l’Uganda Communications Commission (UCC), aveva richiesto che tutti gli utenti dei social media impegnati in “servizi di comunicazione e trasmissione” dovessero ottenere una licenza, entro il 5 ottobre. Le condizioni per ottenere tale documento includono il pagamento di una quota annuale di 100.000 scellini, 27.14 dollari e l’accettazione di non impegnarsi in “distorsioni dei fatti” o pubblicare contenuti “che potrebbero creare insicurezza pubblica”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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