Somalia: almeno 13 soldati uccisi da al-Shabaab

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 14:00 in Africa Somalia

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Almeno 13 soldati sono stati uccisi in Somalia dopo che l’esercito ha attaccato una postazione dell’organizzazione terroristica di al-Shabaab nella foresta vicino al distretto di Afgoi, a Nord-Ovest della capitale, Mogadiscio.

“Abbiamo lasciato il distretto di Afgoi dopo aver attaccato al Shabaab”, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters il maggiore Mohamed Ali, fornendo successivamente qualche dettaglio sull’incidente, avvenuto mercoledì 14 ottobre, a circa 30 km da Mogadiscio. “Abbiamo ucciso quattro militanti e inseguito il resto del gruppo in fuga. La maggior parte dei soldati è tornata ma ne abbiamo lasciati lì circa una ventina. Questa sera, l’organizzazione ha aggredito i nostri pochi uomini rimasti a perlustrare la zona e ne ha uccisi 13”, ha specificato il maggiore.

Come spesso accade, tuttavia, i numeri delle vittime forniti dal gruppo terroristico sono risultati diversi da quelli comunicati dalle autorità. “Abbiamo ucciso 24 soldati e gli altri sono scappati”, ha dichiarato Abdiasis Abu Musab, portavoce delle operazioni militari di al-Shabaab, mentre rivendicava la responsabilità dell’attacco.

L’organizzazione, che lancia regolarmente attentati contro civili e forze di sicurezza nel tentativo di minare il governo centrale della Somalia, sostenuto dalle truppe di pace delle Nazioni Unite e dell’Unione africana, ha come obiettivo quello di rovesciare lo Stato, prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la Sharia.

I militanti di al-Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”, sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Secondo quanto emerso dalle ultime informazioni trapelate dalla Casa Bianca, tuttavia, l’amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe in programma di ritirare i suoi soldati dal Paese africano e di farli rientrare in patria. Gli USA possiedono dai 650 agli 800 militari in Somalia, operativi nell’ambito del commando AFRICOM, per aiutare il Paese a combattere contro la minaccia di al-Shabaab. Il ritiro delle truppe, secondo quanto riferito dal sito Bloomberg News, dovrebbe consentire a Trump “di mantenere l’impegno, promesso in campagna elettorale, di riportare a casa i soldati impegnati all’estero”. Questo nonostante il pericolo rappresentato dai militanti islamisti somali, legati ad al-Qaeda, non sia ancora stato arginato.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo USA, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche tributi e ha assoggettato i governanti locali. Stando al report del 2019, da tali luoghi, i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche ai danni del confinante Kenya. Secondo il documento, nel 2019, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati e si stanno focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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