Siria: HRW denuncia gli “attacchi alla vita” di Mosca e Damasco

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 16:34 in Medio Oriente Siria

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Human Rights Watch, un’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, ha pubblicato un nuovo report, il 15 ottobre, inerente al conflitto siriano e, nello specifico, alla situazione nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ed il suo alleato, la Russia, sono stati accusati di crimini di guerra.

Il report, dal titolo “Colpire la vita a Idlib”, volge lo sguardo agli attacchi perpetrati dalle forze legate ad Assad e da quelle russe, che hanno preso di mira infrastrutture destinate alla popolazione civile. Motivo per cui, a detta dell’organizzazione, ciò significa commettere azioni equiparabili a crimini contro l’umanità. Tali accuse giungono in un momento in cui il governatorato Nord-occidentale di Idlib, ultima roccaforte posta sotto il controllo delle forze di opposizione, è interessata da una tregua, concordata il 5 marzo scorso dal presidente russo, Vladimir Putin, e dal suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. L’obiettivo è facilitare il ritorno di sfollati e rifugiati presso le proprie abitazioni, oltre che favorire una de-escalation del conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011.

Prima del 5 marzo, Idlib è stata il focus di un’offensiva iniziata nel mese di aprile 2019, intrapresa dall’esercito del governo siriano e dal suo alleato russo, desiderosi di riprendere il controllo del governatorato. HRW ha riferito, nel proprio report, di quanto accaduto da tale mese fino a marzo 2020, documentando i ripetuti attacchi, sia aerei sia via terra, che hanno causato la morte di centinaia di civili. Numerose, poi, le infrastrutture civili, tra cui scuole, mercati e ospedali, distrutti o gravemente danneggiati da munizioni a grappolo, armi incendiarie e bombe-barile, lanciate contro aree residenziali, dove è stata minata la vita di circa 3 milioni di siriani.

 In totale, sono 46 gli attacchi che, in 11 mesi, hanno colpito oggetti e infrastrutture civili a Idlib, violando il diritto umanitario internazionale. Già nel mese di maggio scorso, Amnesty International aveva documentato 18 attentati “illegali” contro scuole e ospedali, che hanno rappresentato un attacco contro “il diritto alla salute, all’istruzione, a condizioni di vita dignitose, incluse risorse alimentari e idriche e luoghi in cui vivere”. Un attacco, quindi, contro la vita. Viene poi sottolineata “la strategia militare” impiegata dall’alleanza russo-siriana, che ha ripetutamente violato le leggi internazionali, causando lo sfollamento di circa un milione e mezzo di residenti.

La maggior parte degli attacchi aerei e terrestri che Human Rights Watch ha documentato sono avvenuti dentro e intorno a quattro principali centri abitati, ovvero Ariha, la città di Idlib, Jisr al-Shughour e Maarat al-Nu’man. In totale, i 46 attentati hanno ucciso almeno 224 civili e ferito altri 561, secondo quanto riferito da testimoni, familiari delle vittime, residenti, autorità locali e operatori sanitari e di soccorso. L’ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) stima, invece, che almeno 1.600 civili siano stati uccisi nelle aree controllate da gruppi armati antigovernativi nel Nord-Ovest della Siria, durante il periodo analizzato nel rapporto.

Parallelamente, sono state danneggiate 12 strutture sanitarie e 10 scuole, costringendo queste istituzioni a chiudere, in alcuni casi definitivamente. Inoltre, almeno 5 mercati, 4 campi profughi, 4 quartieri residenziali, due aree commerciali, una prigione, una chiesa, uno stadio e un ufficio di un’organizzazione non governativa sono stati danneggiati negli attacchi. Si tratta di luoghi “protetti” dal diritto internazionale, e che non dovrebbero essere oggetto di attacchi deliberati, a meno che non vengano utilizzati per scopi militari.

Tra i comandanti civili e militari, sia siriani sia russi, ritenuti responsabili di tali violazioni figurano i presidenti Bashar al-Assad e Vladimir Putin, comandanti in capo delle rispettive forze armate, a cui si aggiungono il ministro della Difesa siriano e secondo in comando delle forze armate siriane, il tenente generale Ali Abdullah Ayoub, il comandante dell’aeronautica militare siriana, il generale Ahmed Balloul, il ministro della Difesa russo e il secondo in comando delle forze armate russe, Sergei Shoigu, il primo viceministro della Difesa e capo di stato maggiore delle forze armate della Russia, Valery Gerasimov.

HRW, rivolgendosi alle parti coinvolte nel conflitto siriano, mette in guardia da nuove ostilità che potrebbero, ancora una volta, minare la vita dei civili. Questo perché, sottolinea l’organizzazione, non sono state prese misure a livello nazionale o internazionale contro gli autori di tali violazioni e non esiste, al momento, uno strumento o un meccanismo che dissuada i responsabili dal commettere ulteriori crimini e atrocità. Dal canto loro, Mosca e Damasco hanno affermato che l’offensiva a Idlib è stata lanciata in risposta ai ripetuti attacchi alle loro forze da parte di gruppi armati antigovernativi, ed è da inserirsi nel quadro degli sforzi profusi per contrastare il “terrorismo”. Alti funzionari siriani e russi hanno negato che le loro operazioni violassero le leggi di guerra, nonostante ripetute accuse di attacchi illegali a scuole, ospedali e altri oggetti civili durante almeno 21 riunioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e almeno due sessioni dei diritti umani del Consiglio Onu per i Diritti Umani.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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