Il silenzio tra Trump e Xi Jinping

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 18:28 in Cina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato di non aver parlato con il presidente cinese, Xi Jinping, recentemente e ha aggiunto di non aver alcuna intenzione di farlo. 

Durante un’intervista a Fox Business Network, il presidente degli USA ha parlato delle sue preoccupazioni riguardo alla gestione da parte della Cina della pandemia di coronavirus. Successivamente, ha affermato: “Non gli parlo da un po’ perché non voglio parlargli”, ha dichiarato Trump. L’inquilino della Casa Bianca si è poi affrettato ad aggiungere che Pechino sta però continuando a comprare merci statunitensi, come previsto dall’accordo commerciale “di fase 1” tra Stati Uniti e Cina. Il presidente degli USA ha rifiutato di rispondere quando gli è stato chiesto se Xi Jinping lo avesse provato a contattare nell’ultimo periodo.

L’Accordo economico-commerciale “di fase 1” firmato il 15 gennaio scorso alla Casa Bianca da Liu He e da Trump era stato il primo passo concreto verso la fine della guerra dei dazi tra le due maggiori economie del mondo, iniziata il 23 marzo 2018. In tale contesto, i due Paesi avevano imposto tariffe sui beni importati l’una dall’altra. Nel 2018 c’era stato un aumento reciproco dei dazi su 34 miliardi di beni importati, per poi proseguire in un un’escalation che a maggio 2019 aveva visto un aumento da parte statunitense del 25 % su 200 miliardi di prodotti cinesi e, a giugno 2019, l’incremento del 25% delle tariffe su 60 miliardi di prodotti statunitensi da parte cinese.

Con l’intesa del 15 gennaio, i due Paesi avevano stabilito le basi per la risoluzione della guerra dei dazi. Tra le clausole dell’intesa, figura l’acquisto da parte cinese di beni statunitensi per 77 miliardi di dollari entro il primo anno dalla firma. Tuttavia, al momento, le importazioni di Pechino starebbero procedendo ad un ritmo ben più lento del necessario. Ad esempio, nonostante la Cina abbia aumentato l’acquisto di prodotti agricoli tra cui la soia, è ancora lontana dalla cifra di 36,5 miliardi di dollari di spesa per l’acquisto di prodotti agricoli statunitensi, come mostrato dall’ Ufficio del censimento USA che ha finora registrato esportazioni di beni agricoli verso la Cina per 7,274 miliardi. Lo stesso si può dire per il settore energetico, nel quale la Cina ha acquistato prodotti solamente per il 5% dei 25,3 miliardi promessi per la prima metà del 2020 ma le compagnie petrolifere statali di Pechino hanno ingaggiato per i mesi di settembre e agosto petroliere in grado di trasportale almeno 20 milioni di barili di greggio statunitense.

L’amministrazione dell’attuale presidente degli USA sta aumentando la pressione contro la Cina in ambito commerciale, ma anche su numerose altre questioni, tra cui la gestione della pandemia di coronavirus, il “bullismo” nei confronti dei Paesi vicini nel Pacifico e l’atteggiamento nei confronti di Hong Kong e Taiwan. Una delle questioni largamente discusse e appoggiate in maniera bilaterale da democratici e repubblicani anche al Congresso, riguarda invece i diritti umani. In particolare, si tratta della denuncia del trattamento riservato da Pechino alla minoranza cinese musulmana degli Uiguri. Le Nazioni Unite hanno affermato di avere rapporti credibili secondo cui 1 milione di musulmani cinesi, principalmente di etnia uiguri, sono stati rinchiusi in una serie di “campi rieducativi” nella regione dello Xinjiang, dove gli vengono imposti lavori forzati. Pechino nega il maltrattamento della minoranza e afferma che i campi in questione sono “centri di formazione professionale”, dove vengono mandati gli individui a rischio di radicalizzazione, per combattere il fenomeno dell’estremismo islamico.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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