Libia: le parole di Lavrov rivelano il “fastidio” di Mosca verso Washington

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 10:23 in Libia Russia

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Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha sottolineato la necessità di nominare un inviato speciale delle Nazioni Unite per la Missione di Sostegno in Libia, evidenziando come Washington abbia ostacolato il processo di nomina.

Le parole di Lavrov sono giunte, il 14 ottobre, nel corso di una conferenza stampa tenuta a margine di un incontro con il suo omologo italiano, Luigi Di Maio, svoltosi a Mosca. A detta del ministro russo, non è un segreto che gli Stati Uniti abbiano più volte intralciato il compito del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che avrebbe dovuto nominare un inviato speciale da tempo. Parallelamente, in dichiarazioni rilasciate a media russi, Lavrov ha accusato gli USA di aver condotto attività in Libia volte a minare ed indebolire il ruolo della Russia e della Turchia, con il fine di soddisfare i propri interessi.

Secondo il quotidiano al-Arab, le dichiarazioni di Lavrov riflettono il “fastidio” provato da Mosca nei confronti di Washington, che, attraverso azioni e colloqui in ambito diplomatico, si è posta sempre più in prima linea per giungere a una risoluzione politica della crisi libica. Tra i suoi rappresentanti vi sono Richard Norland, ambasciatore USA in Libia, e Stephanie Williams, attualmente a capo della Missione di sostegno dell’Onu in Libia (UNSMIL) in via temporanea.

Le dimissioni dell’ex capo, Ghassan Salamé risalgono al 2 marzo scorso. Egli ha rappresentato il sesto inviato Onu della Missione UNSMIL, nonché il secondo di origine libanese, a non essere riuscito a portare la pace in Libia. Ghassan Salamé aveva ricevuto l’incarico il 16 giugno 2017, succedendo al tedesco Martin Kobler. Secondo quanto specificato dallo stesso Salamé, dopo circa tre anni dall’assunzione del mandato, le sue condizioni di salute non gli hanno consentito di continuare a far fronte al forte stress posto dalla missione stessa, viste le difficoltà riscontrate nel raggiungere la pace e la stabilità nel Paese Nordafricano, e nel dialogare con le diverse parti in conflitto.

Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno più volte mostrato riserve verso i candidati proposti alla guida della Missione UNSMIL, come accaduto con l’ex ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra. Da qui derivano le parole del ministro russo, il quale ha altresì affermato che, al momento, gli sforzi di tutte le parti impegnate a risolvere il conflitto libico sono indirizzati all’applicazione delle risoluzioni stabilite in sede Onu, con il fine ultimo di giungere a una soluzione politica che soddisfi gli interessi di tutta la popolazione libica.

Washington è stata tra le prime ad avanzare la proposta di smilitarizzare la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra, due fronti di battaglia dove si era in attesa di una “battaglia imminente” prima del 21 agosto. In tale data, il premier del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno entrambi invitato le forze in campo a “smilitarizzare” le due località, per poi proseguire sulla strada del percorso politico.

Con un rapporto datato 2 settembre, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha, ancora una volta, evidenziato la propria preoccupazione per la crescente influenza della Russia in Libia, dove almeno 3.000 mercenari russi e altri 2.000 mercenari siriani, sponsorizzati da Mosca, appoggiano l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Lo stesso report del Pentagono del 2 settembre ricorda il ruolo della compagnia militare privata collegata al Cremlino, nota come Gruppo Wagner. A tal proposito, le forze armate statunitensi hanno accusato la Russia di aver inviato almeno 14 aerei da guerra in una base aerea libica, sostenendo che i mezzi erano stati ridipinti in Siria per nascondere la loro origine russa.

Secondo al-Arab, la mobilitazione diplomatica delle ultime settimane avrebbe altresì rivelato un “consenso occidentale” sull’esclusione della Russia e della Turchia dal panorama libico, tra i timori europei di “sirianizzazione” del Paese Nord-africano. Mosca e Ankara si sono schierata su due fronti opposti, la prima a sostegno di Haftar, mentre la seconda a fianco delle truppe di Tripoli. Nonostante la tregua annunciata il 21 agosto, l’LNA e l’esercito del GNA hanno continuato a rimanere in uno stato di allerta. In tale quadro, riporta al-Arab, il portavoce dell’LNA, Ahmed Al-Mismari, aveva riferito, il 27 settembre, che i lavori di manutenzione per i cacciabombardieri MiG-23BN erano stati completati e che questi sarebbero stati pronti a svolgere missioni di combattimento. Tale dichiarazione ha sollevato interrogativi circa il collegamento tra tali velivoli e quelli schierati da Mosca, secondo il Pentagono USA, nella base di al-Jufra, nella Libia centrale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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