Coronavirus in India: le festività faranno impennare i contagi

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 13:07 in Asia India

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L’India potrebbe raggiungere un nuovo picco dei contagi da coronavirus superando le cifre registrate negli USA, in vista di due importanti celebrazioni induiste, ossia Durga Puja, celebrata dal 22 al 26 ottobre, e Diwali, festeggiata il 14 novembre.

 Ad oggi, il Paese ha confermato un totale di oltre 7,3 milioni di infezioni, delle quali 67,708 sono state registrate nelle ultime 24 ore, ma il governo sembrerebbe non avere intenzione di imporre restrizioni durante le festività in arrivo per non limitare la circolazione economica che solitamente generano. Le due ricorrenze vengono celebrate con riunioni familiari e scambi di regali, facendo aumentare gli acquisti dei consumatori in più settori, vitali per le entrate di molte persone.

Durante le celebrazioni di Durga Puja, i devoti sono soliti radunarsi, anche in gruppi numerosi, e pregare di fronte a rappresentazioni della dea Durga. A tal proposito, il ministro della Salute indiano, Harsh Vardhan, ha raccomandato alla popolazione di mantenere il distanziamento sociale, senza il quale la situazione del Paese potrebbe notevolmente peggiorare, e ha affermato che non vi sia alcun bisogno di radunarsi in gran numero per provare la propria fede religiosa.

Uno tra i ministri dello Stato del Bengala Occidentale, il territorio più colpito dal coronavirus in India nonché uno tra gli Stati più poveri del Paese, Subrata Mukherjee, ha affermato, invece, che: “Avremo probabilmente più morti di fame che di coronavirus se priviamo dell’opportunità di guadagnare denaro in occasione delle festività la popolazione migrante che dalle campagne si riversa nelle città, in occasione di Durga Puja”. Il parlamentare ha poi sottolineato che, al momento, data la fine delle operazioni di semina e trapianto nelle risaie, gran parte della popolazione rurale si è ritrovata senza un lavoro e, allo stesso modo, anche i piccoli commercianti stanno aspettando con ansia i guadagni portati dalle festività. Lo Stato del Bengala Occidentale ha deciso di incrementare del 42% rispetto al 2019 le celebrazioni a livello delle comunità per Durga Puja e ha raddoppiato il finanziamento statale ad esse rivolto.

Di fronte a tale quadro, a preoccupare gli osservatori sarebbe la recente esperienza dello Stato indiano di Kerala, passato dall’essere considerato un modello per la gestione della pandemia a diventare un focolaio nazionale, proprio in seguito alla celebrazione di una festività.

Alla fine dello scorso agosto, a Kerala, si sono tenute le celebrazioni per il raccolto di Onam, una ricorrenza induista celebrata solamente in tale Stato per dieci giorni, e, in  quell’occasione, i contagi da coronavirus sono quintuplicati di giorno, in giorno mentre nel resto del Paese stavano raddoppiando. All’inizio della pandemia Kerala era stato elogiato per il relativo successo ottenuto nel contenimento della pandemia, grazie al quale, dall’individuazione del primo caso di positività a gennaio, per i cinque mesi successivi i contagi non avevano superato le 5.000 unità. Tuttavia, in seguito alle celebra zioni di Onam i contagi hanno avuto una brusca impennata arrivando a oltre 300.000.

Secondo più dottori indiani, i politici del Paese starebbero anteponendo la paura di scontentare il sentimento religioso del Paese alla salute pubblica. Oltre all’aumento di contagi previsto per le festività imminenti, i medici temono che anche i decessi aumenteranno con la complicità dell’usuale peggioramento dell’inquinamento aereo in inverno. Nelle ultime 24 ore, i nuovi decessi sono stati 680.

 Al 15 ottobre, l’India ha riportato un totale di 7.307.097 casi confermati di coronavirus e 111.266 decessi legati all’epidemia, posizionandosi al secondo posto su scala globale dopo gli Stati Uniti che contano 7.917.189 positivi e 216.904 morti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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