Argentina, la promessa di Fernández: mai più svalutazione del Peso

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 7:55 in America Latina Argentina

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Il peso argentino non sarà più svalutato. E non succederà più come nel 2001, quando lo Stato ha saccheggiato dollari da conti privati e ha lasciato pesos svalutati al loro posto. Il presidente Alberto Fernández ha cercato di alleviare la crescente paura della società per il rischio di una grave crisi finanziaria e ha assicurato che l’Argentina continua a essere “un Paese con enormi opportunità”. In un discorso on-line rivolto agli uomini d’affari, Fernández ha ammesso che la situazione era molto difficile, ma ha cercato di essere ottimista: “L’unica cosa buona in mezzo a tanta tragedia è che abbiamo finalmente toccato il fondo del pozzo” e “abbiamo solo da migliorare”.

“Abbiamo tanti problemi e oggi siamo affrontiamo la mancanza di valuta estera che abbiamo ereditato, a causa di una sfiducia che si crea perché si ripetono cose che non sono vere, da chi sostiene che sia in arrivo una svalutazione o che possiamo mantenere i depositi delle persone: non farei mai una cosa del genere” – ha promesso Alberto Fernández.

Quasi tutti gli analisti finanziari ritengono che l’ennesima svalutazione del peso sia praticamente inevitabile. All’inizio del 2016, un dollaro valeva 10 pesos. Oggi, quasi cinque anni dopo, il prezzo ufficiale è di 82 pesos per dollaro e il prezzo libero è di 167: nonostante i rigidi controlli sui cambi, la moneta argentina perde ogni giorno valore, la differenza tra i vari tassi di cambio (ufficiale, parallelo, al mercato nero, tramite scambio di azioni etc. in Argentina il dollaro si cambia ad almeno cinque valori diversi) sembra ormai ingestibile e la Banca Centrale esaurisce le riserve. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che Venezuela, Perù e Argentina saranno i paesi latinoamericani più colpiti dalla crisi legata alla pandemia. L’ambiente economico è tetro. Allo stesso tempo, la tensione politica continua ad aumentare.

L’ex presidente Mauricio Macri è riapparso lunedì 12 ottobre con un’intervista televisiva in cui ha assicurato che è stata la vicepresidente Cristina Fernández de Kirchner, e non Alberto Fernández, a governare davvero il paese: “La vicepresidente guida il governo come tutti pensavamo che sarebbe successo; lei ha il suo programma in cui deve piegare la giustizia”, ha detto, riferendosi ai molteplici processi per corruzione e abuso che l’ex presidente deve affrontare in tribunale. Macri ha anche affermato che la quarantena deve finire adesso, nonostante l’ Argentina sia tra i sette paesi al mondo più colpiti dalla pandemia.

La reazione di Alberto Fernández è stata dura. È andato a una televisione ideologicamente correlata, C5N, per incolpare di tutto Macri. “Hai lasciato un pasticcio” – ha detto, rivolgendosi all’ex presidente. “Macri, per te lo ricordi, la quarantena ci ha permesso di mettere in piedi un sistema sanitario che tu hai lasciato distrutto, di creare un Ministero della Salute che tu avevi chiuso, istituire un Ministero della Scienza e della Tecnologia che avevi distrutto, inaugurare una serie di ospedali che sono stati costruiti nel 2015 e che per decisione del vostro governatore [María Eugenia Vidal, ex governatore di Buenos Aires] non sono mai stati inaugurati”.

Mercoledì 15 ottobre, in occasione dell’apertura telematica della conferenza annuale di IDEA (Instituto para el Desarrollo Empresarial de Argentina), Fernández ha nuovamente attribuito la responsabilità della situazione a Macri. Ha assicurato di aver assunto il potere nel dicembre dello scorso anno, quando “il paese era in terapia intensiva dopo essersi indebitato pazzamente, chiedendo più soldi al FMI [il prestito totale era di 57  miliardi di dollari] e permettendo al contempo una fuga di capitali. Siamo arrivati al potere in un’Argentina recessiva che aveva chiuso più di 25mila piccole e medie imprese, aveva aumentato la disoccupazione e la precarietà del lavoro”.

A giudicare dai commenti che hanno pubblicato dopo aver ascoltato il discorso del presidente, gli uomini d’affari non erano molto convinti. Come il FMI , con cui l’Argentina sta ora negoziando una ristrutturazione del debito dopo averlo fatto con creditori privati , gli imprenditori chiedono un piano economico coerente. Prima che il presidente prendesse la parola al colloquio IDEA, Kristalina Georgieva, Direttore del FMI, ha fatto riferimento alla complicata situazione nel Paese: “L’Argentina deve affrontare sfide drammatiche senza soluzioni facili, la recessione è profonda, le condizioni sociali stanno peggiorando, gli squilibri crescono le condizioni economiche e cresce anche il divorzio tra cambio ufficiale e cambio parallelo” – ha commentato durante l’incontro annuale dell’istituzione a Washington. “La priorità più importante è attuare un’agenda economica credibile” – ha aggiunto, dicendosi “conscia” del fatto che il 41% degli argentini viva sotto la soglia di povertà.

Da quando è scoppiata la pandemia a marzo, Alberto Fernández e il suo governo non hanno potuto fare altro che improvvisare, pressati dalla doppia crisi, sanitaria ed economica. Ora, inoltre, devono affrontare il malcontento di un ampio settore della società. Molti di coloro che hanno votato per l’ex presidente Macri nell’ottobre 2019 (poco più del 40 per cento degli elettori) sono scesi in piazza diverse volte e la polarizzazione politica ha raggiunto livelli che l’Argentina non conosceva da anni.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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