Afghanistan: come vanno i “negoziati di pace” a Doha

Pubblicato il 15 ottobre 2020 alle 16:21 in Afghanistan Qatar

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La sera del 14 ottobre, si è tenuta una riunione generale dei leader dei talebani e del governo afghano, insieme ai delegati di entrambe le parti. 

Durante l’incontro generale, è stata discussa la questione dello stallo nei negoziati preliminari tra i “gruppi di contatto” delle due parti, in cui devono essere definite le regole procedurali alla base dei colloqui di pace e l’ordine del giorno degli stessi. Secondo i rappresentanti presenti alla sessione generale del 14 ottobre, le delegazioni dovrebbero affrettarsi a trovare soluzioni allo stallo. Un portavoce dei talebani, Mohammad Naeem, ha confermato che i gruppi di contatto sono stati incaricati di risolvere al più presto i disaccordi e ha aggiunto che, appena sarà trovata una soluzione, le parti cominceranno a discutere l’ordine del giorno degli effettivi colloqui di pace. 

Le regole procedurali per i negoziati sono formate da oltre 20 articoli e le parti si sono accordate su 18 di questi, ma sono bloccate su due regole nello specifico: la giurisprudenza religiosa alla base dei colloqui e il riconoscimento dell’accordo USA-talebani come punto di partenza per i colloqui di pace. Per quanto riguarda il primo punto, è importante specificare che i musulmani sunniti sono divisi in quattro scuole di giurisprudenza: quella Hanafi, Maliki, Shafi’i, Hanbali. I talebani insistono per l’utilizzo della giurisprudenza Hanafi, la prima scuola giuridica dell’Islam sunnita, che però predilige un’interpretazione deduttiva della legge e può essere quindi più liberale rispetto ad altre scuole. I rappresentanti del governo di Kabul, invece, chiedono di non imporre una scuola giuridica islamica, affermando che il rispetto del Corano e gli Hadith saranno alla base dei colloqui.

La squadra negoziale che rappresenta la Repubblica islamica dell’Afghanistan ha avanzato alcuni suggerimenti per sbloccare l’attuale situazione di stallo. Una proposta è quella di posticipare la discussione sulle controverse regole procedurali, che saranno affrontate direttamente durante i colloqui di pace. “Dobbiamo accelerare il processo di negoziazione in vista della difficile situazione del popolo afghano, ogni giorno il popolo viene sacrificato”, ha dichiarato Fawzia Koofi, membro della squadra negoziale del governo afghano. Un’altra proposta prevede di aggiungere una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ai colloqui, insieme all’accordo USA-talebani, come base di partenza per i negoziati. La Risoluzione in questione non riconosce l’emirato islamico dei talebani e cita l’attuale Repubblica come governo legittimo dell’Afghanistan. I talebani non hanno ancora commentato tali proposte. “Se non ci sono le basi, andare avanti non avrebbe senso”, ha dichiarato il portavoce dei talebani. I colloqui tra le delegazioni a Doha, in Qatar, sono ufficialmente iniziati oltre un mese fa, il 12 settembre. Finora, i gruppi di contatto delle due parti hanno tenuto 8 riunioni. Tuttavia, rimangono ancora da risolvere i disaccordi sulle questioni preliminari. 

Intanto, la situazione sul campo in Afghanistan è estremamente critica. Tra il 12 e il 14 ottobre, si sono verificati multipli assalti e numerose violenze in almeno 4 province dell’Afghanistan, tra cui Kabul, Herat e Baghlan. La situazione più critica è quella che riguarda la provincia meridionale di Helmand, dove gli scontri tra le forze governative e i talebani sono entrati nel loro quinto giorno. I combattimenti rimangono in corso in diverse parti di Lashkargah, la capitale provinciale di Helmand, e nel distretto di Nadi Ali. Inoltre, il 14 ottobre, almeno 9 afghani sono morti quando due elicotteri MI-17 dell’Esercito Nazionale Afgano (ANA) “si sono schiantati a causa di problemi tecnici” nel distretto di Nawa, sempre nella provincia di Helmand.

Una serie di scontri si erano verificati già l’8 ottobre. Tuttavia, i militanti islamisti hanno avviato un’offensiva contro la periferia di Lashkargah, tra il 10 e l’11 ottobre. La notte del 12 ottobre, i commando afghani hanno lanciato un’operazione nella stessa città, sostenuti dal supporto aereo degli Stati Uniti. Il 13 ottobre, i funzionari hanno riferito che c’erano combattimenti in corso lungo l’autostrada 601, nel distretto di Nad Ali e nell’area di Babaji. Sappiamo che almeno 23 talebani sono stati uccisi negli ultimi attacchi e le forze di sicurezza afghane hanno creato cinque nuovi posti di blocco nel distretto di Nad Ali. “Abbiamo ottenuto qualche risultato, ci stiamo schierando nei nostri posti di blocco”, ha dichiarato Yasin Khan, il governatore della provincia di Helmand. “Siamo pronti a sacrificare la nostra vita per il bene di questo Paese”, ha riferito un soldato dell’esercito afghano a Helmand. Intanto, non è noto il numero di vittime civili, ma circa 4.000 afghani hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa del confronto armato tra talebani e forze di sicurezza governative per il controllo del territorio. 

Nell’offensiva, i talebani sono riusciti a impossessarsi di diversi posti di blocco nell’area della città di Lashkargah nota come PD4 e in alcune zone di Nawa e Nad-e-Ali. “I giovani di Helmand stanno lottando fianco a fianco con le forze di sicurezza per schiacciare i nemici della madrepatria. Sono i ragazzi di Helmand e del Paese intero”, ha dichiarato il generale Nazar, comandante dell’Esercito Nazionale Afgano (ANA). Nel frattempo, fonti locali a Helmand hanno riferito che i militanti del “Sangorian group”, una forza locale che aveva sostenuto il governo di Kabul contro i talebani in passato, era incaricata della sicurezza lungo l’autostrada Helmand-Kandahar e della cintura di sicurezza di Lashkargah. Secondo fonti locali, il gruppo ha “evacuato le postazioni di controllo senza opporre alcun resistenza contro i talebani”, spianandogli la strada verso la capitale provinciale. 

Il “Sangorian group” prende il nome da un programma televisivo turco di agenti sotto copertura. I membri della milizia sono musulmani sunniti e assomigliano ai militanti talebani: hanno barbe lunghe, indossano turbanti neri nello stile dei talebani e sono equipaggiati con armi leggere e pesanti. Il gruppo è stato creato con il sostegno della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) del governo di Kabul, nel gennaio 2016, e ha combattuto contro i militanti islamiti a Lashkargah, la capitale della provincia di Helmand, così come nei distretti di Nad-e-Ali, Gereshk e Nawa. La milizia è operativa solo ad Helmand e comprende circa 2.000 combattenti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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