Yemen: continuano le tensioni, vittime anche tra i civili

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 9:33 in Medio Oriente Yemen

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Un civile è stato ucciso e altri cittadini yemeniti sono rimasti feriti a seguito di un bombardamento condotto dai ribelli sciiti Houthi a Taiz, nel Sud-Ovest dello Yemen. Nel frattempo, continuano le tensioni nelle aree occidentali del Paese.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, nella sera del 13 ottobre, colpi di artiglieria hanno preso di mira i quartieri residenziali di Taiz, provocando un morto e circa 3 feriti tra la popolazione locale. Fonti locali hanno affermato che la vittima rimasta uccisa era un giovane di 26 anni, mentre tra i feriti vi era anche il fratello diciottenne. A provocarne la morte, una granata lanciata nei pressi della loro abitazione, nell’Est della città Sud-occidentale. Secondo gli ultimi dati forni da organizzazioni per i diritti umani attive nel Paese, le aree residenziali di Taiz sono state più volte colpite dai ribelli Houthi, provocando danni materiali e perdite di vite umane. Il numero di civili uccisi nella città, dall’inizio del conflitto, ammonta a 3.800, mentre il numero di feriti è stimato a 15.755.

Nel frattempo, le aree occidentali yemenite e, nello specifico la regione di Hodeidah, continuano ad assistere a tensioni tra gli Houthi e le cosiddette forze congiunte, composte da membri provenienti sia dall’esercito yemenita sia dalla coalizione internazionale a guida saudita. Le aree maggiormente colpite sono Durahymi, Hays, al-Jabaliya e Tuhayta, i cui quartieri residenziali sono stati colpiti da bombardamenti per mezzo di artiglieria e armi pesanti.

Stando ad un comunicato delle forze congiunte, della sera del 13 ottobre, gli ultimi scontri hanno portato alla morte di due leader dei ribelli sciiti, Abu Muhammad Al-Halisi e Abu Abdul-Mali, accanto ad altri membri delle milizie Houthi, dopo che queste ultime avevano cercato di condurre un attacco contro le aree liberate nella regione. Nelle ore precedenti, anche un altro leader è stato ucciso dalle forze congiunte. Si tratta del colonnello Muhammad Yahya al-Huri, noto come “Abu Ali”, designato dalle milizie Houthi “pilastro dell’asse di al-Durahymi”, e capo dei gruppi ribelli nel distretto di Hodeidah. Il colonnello al-Huri, specifica al-Arabiya, è il secondo leader Houthi ucciso sulla costa occidentale yemenita in una settimana. A precederlo, vi era stato, tre giorni prima, Sheikh al-Din Abu al-Nur, leader dei gruppi armati ribelli presso il fronte settentrionale di Hays.

Le ultime battaglie in Yemen si sono concentrate sui fronti occidentali, e, in particolare, presso il governatorato occidentale di Hodeidah, ritenuto un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Obiettivo dei ribelli è porre fine all’assedio imposto nell’area, da circa due anni, dalle forze governative.

Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio nella regione, con il fine ultimo di riportare la tregua nel governatorato occidentale di Hodeidah. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata. Non da ultimo, i residenti locali hanno dichiarato che gli scontri delle ultime settimane sono i più violenti dalla firma dell’Accordo di Stoccolma nel 2018.

Come evidenziato da alcuni, l’escalation presso Hodeidah giunge dopo che i ribelli Houthi non sono riusciti, nelle ultime settimane, ad avanzare verso Ma’rib, né a liberare i propri combattenti nelle aree occidentali controllate dalle forze congiunte. Ma’rib è una regione ricca di petrolio, ultima roccaforte nel Nord dello Yemen ancora controllata dalle autorità riconosciute a livello internazionale, dove, dal mese di gennaio 2020, gli Houthi hanno dato il via ad una violenta offensiva volta ad espellere le forze governative, così da completare la conquista dello Yemen settentrionale.

Tali sviluppi sono da collocarsi nel quadro di un perdurante conflitto, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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