Trump vuole gli USA fuori dalla Somalia

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 19:04 in Somalia USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha informato i suoi alti consiglieri che intende ritirare le truppe statunitensi dalla Somalia. È quanto ha reso noto, martedì 13 ottobre, il quotidiano Bloomberg News, citando fonti che hanno familiarità con la questione. L’articolo sottolinea che il Pentagono avrebbe già iniziato ad elaborare piani per il ritiro statunitense deciso da Trump.  

I colloqui sulla decisione starebbero coinvolgendo il consigliere per la sicurezza nazionale, Robert O’Brien, il segretario alla Difesa, Mark Esper, e il presidente dei capi di stato maggiore congiunti, Mark Milley. Le fonti riportate da Bloomberg hanno preferito rimanere anonime per evitare ripercussioni data la natura strettamente confidenziale delle informazioni.

Gli Stati Uniti possiedono dai 650 agli 800 soldati in Somalia, operativi nell’ambito del commando AFRICOM, per aiutare il Paese a combattere contro la minaccia del gruppo terroristico di al-Shabaab. Il ritiro delle truppe, secondo quanto emerso nell’articolo, dovrebbe consentire a Trump “di mantenere l’impegno, promesso in campagna elettorale, di riportare a casa i soldati impegnati all’estero”. Questo nonostante il pericolo rappresentato dai militanti islamisti somali, legati ad al-Qaeda, non sia ancora stato arginato.

I piani del presidente di ritirare le truppe statunitensi dalla Somalia non sono stati accolti calorosamente dal commando AFRICOM, che ha reagito con esitazione e ha sottolineato la continua minaccia terroristica posta da Shabaab non solo al Paese africano ma anche agli stessi Stati Uniti. “Le forze armate somale stanno facendo progressi, ma la minaccia rappresentata da Shabaab richiede assistenza internazionale”, ha detto alla rivista Washington Examiner, Chris Karns, colonnello dell’aeronautica militare statunitense. “Al-Shabaab è un pericolo serio per gli Stati Uniti. Più volte i militanti hanno rivelato tramite video e dichiarazioni le loro intenzioni. È una rete pericolosa che richiede una forte pressione esterna per essere schiacciata”, ha aggiunto. Le forze AFRICOM fanno parte del contingente internazionale impegnato a rafforzare le istituzioni di sicurezza somale dal 2007.

In un’intervista con il Washington Examiner, a seguito del trentesimo attacco con droni effettuato da AFRICOM in Somalia, questa primavera, l’esperto di Africa del Center for Strategic and International Studies (CSIS), Judd Devermont, ha affermato che le incursioni aeree rimuovono le minacce imminenti, ma non costruiscono istituzioni durature e un esercito capace. “Solo le partnership lo fanno”, ha sottolineato il ricercatore.

“Quando si guarda alla concorrenza mondiale per il potere in Africa, è proprio un luogo in cui Cina e Russia cercano di essere grandi e continuano a dare la priorità alle loro attività, soprattutto sul fronte economico”, ha commentato Karns, parlando dell’influenza delle potenze occidentali sul continente. “In Africa, poche truppe e pochi dollari fanno decisamente molto e possono servire come assicurazione per la sicurezza degli Stati Uniti”, ha aggiunto, evidenziando il potenziale degli Stati africani per gli stessi interessi nazionali di Washington.

Per combattere i militanti dell’organizzazione sono operativi in Somalia 20.000 uomini dell’operazione di peace-keeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM). Anche gli Stati Uniti sono tra i Paesi che partecipano alle missioni antiterroristiche contro il gruppo islamico del Paese africano, conducendo ripetuti attacchi aerei. Dopo il loro ritiro dalla Somalia, nel 1994, le truppe di Washington sono state nuovamente inviate nel Paese nel gennaio 2007. 

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo USA, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche tributi e ha assoggettato i governanti locali. Stando al report del 2019, da tali luoghi, i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche ai danni del confinante Kenya. Secondo il documento, nel 2019, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati e si stanno focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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