Siria, Idlib: Mosca continua ad attaccare

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 17:04 in Medio Oriente Siria

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Aerei russi hanno condotto 5 attacchi nella mattina di mercoledì 14 ottobre nel governatorato Nord-occidentale di Idlib.

A riferirlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, secondo cui l’area bersagliata è stata la città di Jisr al-Shughur, situata nell’area rurale occidentale di Idlib. Si tratta di una zona interessata dall’accordo raggiunto, il 5 marzo scorso, dal presidente russo, Vladimir Putin, e dal suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Al contempo, Jisr al-Shughur è una località posta sotto il controllo di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Secondo quanto riferito in precedenza da al-Araby al-Jadeed, il gruppo ha provato a raggiungere un accordo con le forze del regime per creare un canale di passaggio nel Nord-Ovest da utilizzare per scopi commerciali. L’obiettivo è alleviare le difficoltà economiche vissute dal gruppo ed evitare un suo smantellamento che potrebbe rappresentare un beneficio per la Turchia. Jisr al-Shughur è poi considerato un luogo strategico, da cui è possibile controllare in modo diretto la strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia.

Fonti locali hanno riferito ad Al-Arabi Al-Jadeed che i velivoli russi, il 14 ottobre, hanno lanciato attacchi ripetuti contro il villaggio di Horsh Al-Hamama, senza provocare vittime, sebbene si tratti di aree in prossimità di campi profughi. I raid sono stati perpetrati mentre aerei da guerra hanno sorvolato il governatorato di Idlib, dopo essere presumibilmente partiti dalla base russa di Hmeimim. Nel frattempo, le forze del regime siriano, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno bombardato con artiglieria e missili zone situate nei pressi delle città di Kansafra, al-Fateera e Jabal al-Zawiya, nella periferia Sud di Idlib, provocando danni materiali alle proprietà civili. Secondo fonti russe, gli attacchi del 14 ottobre sono giunti dopo che il “Centro di riconciliazione” russo in Siria ha affermato di aver ottenuto informazioni sulla pianificazione di un attacco da parte dei gruppi ribelli, da compiere utilizzando sostanze chimiche tossiche, nelle aree meridionali della zona di de-escalation a Idlib.

Quest’ultima rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, Putin ed Erdogan hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia. Le pattuglie, sebbene siano riuscite a compiere circa diversi round, sono state spesso ostacolate non solo da gruppi di ribelli locali, ma anche da Hayat Tahrir al-Sham.

Nel frattempo, il perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, è oramai entrato nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. La tregua del 5 marzo è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse perlopiù dalle forze del governo siriano e degli attacchi contro le pattuglie congiunte russo-turche sulla strada internazionale M4. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive e alla ripresa di un’escalation.

Nel suo ultimo rapporto, la Rete siriana per i diritti umani ha riferito che gli attacchi condotti dalle forze russe e dall’alleanza siro-iraniana hanno provocato lo sfollamento di circa 4.5 milioni di persone, per la maggior parte costretti a fuggire più di una volta. Parallelamente, il Response Coordination Group, incaricato di documentare il numero di sfollati e rifugiati nel Nord della Siria, ha registrato lo sfollamento di 704.184 civili, a seguito di operazioni militari e attacchi in aree sicure, dal 2016 al 2018.  Durante questi anni, ha riferito l’organizzazione non governativa, le fazioni dell’opposizione siriana sono state costrette a concludere accordi di “riconciliazione” con il regime, sotto la supervisione russa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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