Repubblica Ceca, coronavirus: boom di casi, chiusura parziale per 3 settimane

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 18:14 in Europa Repubblica Ceca

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La Repubblica Ceca ha deciso di chiudere scuole, campus universitari, bar e locali per tre settimane nel tentativo di arginare la diffusione dei contagi da coronavirus. Il Paese ha registrato, mercoledì 14 ottobre, un picco di 8.000 nuovi casi giornalieri, un record che si era verificato solo un’altra volta dall’inizio della pandemia. Secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), la Repubblica Ceca, con una popolazione di circa 10,7 milioni di persone, è diventata, nelle ultime due settimane, la nazione con il più alto tasso d’infezioni in Europa rispetto al numero di abitanti.

Gli ospedali cechi stanno convertendo i reparti generali in unità COVID-19 e stanno annullando le procedure non urgenti per far fronte a un aumento dei pazienti, dal momento che il numero di ricoverati è più alto di sei volte rispetto al picco osservato durante la prima ondata del virus. Il sistema sanitario è ben attrezzato con letti, ossigeno e ventilatori, dicono le autorità, ma si sta cominciando a sentire la pressione del numero crescente di pazienti e dell’assenza di personale, considerato che più di 4.000 lavoratori ospedalieri sono ora infetti.

Il governo ceco è stato lungimirante in primavera nella scelta di chiudere tempestivamente i confini, le scuole e la maggior parte delle attività commerciali, limitando l’epidemia, in quel periodo, a poche migliaia di infezioni. Tuttavia, in questo momento, le autorità sono restie ad introdurre nuovamente gli stessi blocchi rigidi dei mesi primaverili, dal momento che questi hanno comportato, nel secondo trimestre, un forte calo della performance economica nazionale.

Circa il 4% degli infetti che finisce in ospedale entro un periodo di 7-10 giorni dalla diagnosi, martedì 13 ottobre, si è arrivati a un totale di 2.503 ricoverati, il doppio rispetto a una settimana fa e sei volte il picco registrato all’inizio di quest’anno. Lunedì 12 ottobre, i decessi totali hanno raggiunto quota 1.106, con un record giornaliero di 55 persone. Le proiezioni degli esperti prevedono, entro la fine di ottobre, un numero di ricoverati che potrebbe oscillare tra i 4.500 e i 10.750 pazienti.

Dei 4.011 letti di terapia intensiva del Paese, 958 sono ancora liberi, con 207 di questi designati per i pazienti COVID-19. Ci sono poi ancora 982 posti letto liberi con supporto di ossigeno per i casi di pazienti affetti da coronavirus. “Possiamo aggiungere fisicamente i letti, mi aspetto che avremmo anche l’attrezzatura, ma non c’è nessun posto dove trovare personale”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters Martin Zatloukal, capo della terapia intensiva del reparto generale di Pribram, 60 km a Sud di Praga. “Ci potrebbe essere una riduzione nell’assistenza, proprio a causa del numero di infetti. Speriamo che tutto questo non prenda la strada di uno scenario catastrofico”, ha aggiunto.

Il 5 ottobre, è iniziato in Repubblica Ceca un nuovo stato di emergenza, approvato nel tentativo di contenere il virus. Ha una durata di almeno 30 giorni e impone un rigoroso allontanamento fisico. Stabilisce che le scuole secondarie nelle aree con un gran numero di infezioni chiudano, che gli spettatori agli eventi sportivi siano vietati e che venga limitato il numero di persone che possono partecipare ai matrimoni. “La situazione sfugge dal nostro controllo, non riusciamo a rintracciare i positivi e gli ospedali raggiungeranno presto il loro limite”, ha rivelato al quotidiano Al Jazeera Jan Paces, virologo dell’Accademia ceca delle scienze.

La corsa per arginare questa seconda ondata contrasta con la gestione, ampiamente elogiata, della prima fase dell’epidemia, nel marzo di quest’anno, quando il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza già prima che fosse registrata la prima morte per COVID-19. “Essendo severi sin dall’inizio, siamo riusciti a superare la primavera senza che il sistema sanitario si bloccasse”, ha riferito Adam Vojtech, ex ministro della Salute, sostituito il 21 settembre da Roman Prymula.

A fine giugno, mentre i cechi tenevano una festa di addio al coronavirus sul Ponte Carlo, a Praga, il Paese aveva registrato solo 12.000 infezioni. Il basso numero di casi aveva portato a un allentamento delle restrizioni, consentendo festival e viaggi illimitati per tutta l’estate. Il premier ceco ha ammesso di recente che “forse le mascherine avrebbero dovuto restare obbligatorie per tutta l’estate”, specificando di aver revocato le restrizioni perché “non sapeva” come avrebbero reagito i cittadini se fossero state mantenute durante i mesi estivi. “Se alcune misure fossero rimaste in vigore durante l’estate, non saremmo di fronte alla crescita esponenziale cui assistiamo oggi”, ha affermato il virologo Paces.

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Chiara Gentili

di Redazione

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