Proteste in Thailandia: si teme una svolta violenta

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 9:59 in Asia Thailandia

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Gli organizzatori delle proteste anti-governative in Thailandia hanno dato il via, il 14 ottobre a Bangkok, ad una delle più importanti e partecipate dimostrazioni dall’inizio delle loro manifestazioni. Nella stessa giornata, si sono radunati anche gruppi di sostenitori monarchici che attendono una comparsa del re Maha Vajiralongkorn, di passaggio verso una cerimonia religiosa.

Le prime centinaia di manifestanti avversi al governo, che hanno deciso di definirsi Movimento del Popolo, si sono iniziate a radunare intorno alle 08:00, ora locale, di fronte al Monumento della Democrazia di Bangkok, luogo simbolo delle proteste nel Paese dal quale, il 14 ottobre 1973, partì una rivolta che portò alla deposizione dell’allora governo militare. Da tale luogo, i manifestanti dovrebbero poi dirigersi verso il Palazzo del Governo.

Le proteste previste per la giornata odierna erano state annunciate durante un week-end di mobilitazione, organizzato gli scorsi 19 e 20 settembre e al quale avevano partecipato decine di migliaia di persone. Il loro inizio è stato anticipato di sei ore rispetto ai programmi in quanto, a detta di uno tra i leader del movimento, Arnon Nampa, le autorità starebbero radunando gruppi di sostenitori della monarchia affinché si creino scontri. Nampa ha ricordato ai manifestanti del Movimento del Popolo che le loro proteste continueranno ad essere pacifiche.

Tale notizia è stata parzialmente confermata dalle fazioni pro-monarchia, le quali hanno dichiarato di aver programmato raduni nei pressi del luogo dove si terranno le manifestazioni anti-governative. Già in precedenza, i sostenitori del re avevano organizzato contro-proteste per opporsi ai movimenti anti-governativi ma avevano sempre radunato numeri di seguaci inferiori. Il 14 ottobre, gruppi di persone vestite di giallo e con i capelli rasati in stile militare si sono quindi radunate, uno di loro, Vandee Inthawut, ha affermato: “Tutti noi amiamo e rispettiamo la monarchia e non lasceremo che nessuno metta a rischio tale istituzione”.

Alcuni gruppi di manifestanti anti-governo, invece, si erano già radunati il 13 ottobre di fronte al Monumento per la Democrazia e, in tale occasione, si erano verificati scontri con la polizia durante il passaggio di un convoglio reale, provocando l’arresto di 21 persone. In seguito all’episodio, si era creata una manifestazione spontanea proprio di fronte alla stazione della polizia dove erano state portate le 21 persone.

Durante la manifestazioni degli scorsi 19 e 20 settembre, la popolazione aveva messo nero su bianco le proprie richieste redigendo una lettera aperta indirizzata al re del Paese, Maha Vajiralongkorn, nella quale hanno richiesto le dimissioni del primo ministro in carica, Prayut Chan-ocha, e del suo governo, la stesura di una nuova costituzione più democratica e riforme monarchiche. Oltre alla lettera, i manifestanti avevano poi murato la “placca del popolo” accanto al palazzo reale, in piazza Sanam Luang, in cui sono incise le seguenti parole: “In questo luogo la popolazione ha espresso la propria volontà, ovvero che il Paese appartenga al popolo e non alla monarchia, come ci hanno fatto credere”. La placca doveva sostituirne un’altra che era scomparsa dal palazzo reale nel 2017 e con la quale si commemorava la fine della monarchia assoluta, avvenuta nel 1932, ma le autorità di Bangkok la avevano presto rimossa.

Lo scorso 24 settembre, le due Camere del Parlamento thailandese si erano riunite per apportare emendamenti alla Costituzione ma una mozione aveva interrotto i lavori che dovrebbero riprendere il prossimo primo novembre.Le attuali proteste thailandesi sono nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione scesa poi nelle piazze dallo scorso 18 luglio. Le richieste finora avanzate stanno dimostrando che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese.

L’attuale primo ministro thailandese è un ex membro dell’Esercito nazionale che aveva preso il potere per la prima volta nel 2014, con un colpo di Stato con il quale aveva rovesciato l’allora premier, eletta democraticamente, Yingluck Shinawatra. Nel 2017, Prayut aveva poi adottato una nuova costituzione ampliando i poteri della corona e conferendo all’Esercito il compito di nominare i membri del Senato. Prayut è poi rimasto alla guida del Paese anche dopo le ultime elezioni nazionali, organizzate nel 2019, alle quali è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore.

Per quanto riguarda il re, invece, la popolazione richiede la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il re si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca conduce una vita più mondana dei suoi predecessori, passa gran parte del suo tempo in Germania e non nel proprio Paese e perché sarebbe più volte intervenuto direttamente nella politica nazionale, venendo meno ad una concezione della corona come istituzione “al di sopra di questioni politiche”. Criticando pubblicamente il re, i manifestanti thailandesi hanno rotto un tabù relativo alla monarchia da sempre esistito nel Paese.  In Thailandia, rivolgere critiche alla monarchia è un reato, in base a quanto stabilito dalla legge di lesa maestà, la quale prevede pene fino a 15 anni di carcere per chi compie tale offesa, oltre a questo, la stessa Costituzione thailandese sancisce che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale nel 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militati e civili che si definiva appunto Movimento del Popolo Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di proteste a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

I movimenti popolari in Thailandia vanno a sommarsi ad una serie di altre problematiche in cui sta versando il Paese, che è la seconda economia dei Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asia. La Banca Mondiale ha stimato che la crisi economica legata alla diffusione del coronavirus provocherà una contrazione dell’economia thailandese pari all’8,3% che ha sofferto enormemnte del blocco del turismo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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