Pentagono: la Corea del Nord è “una seria minaccia”

Pubblicato il 14 ottobre 2020 alle 21:28 in Corea del Nord USA e Canada

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Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha affermato che i programmi militari della Corea del Nord rappresentano “una seria minaccia” alla stabilità globale, dopo la recente rivelazione riguardo ai nuovi missili balistici intercontinentali di Pyongyang. 

In occasione del 75° anniversario dalla fondazione del Partito dei Lavoratori di Corea (WPK), il 10 ottobre, il leader supremo del Paese, Kim Jong Un, ha tenuto un discorso alla Nazione e ha partecipato alla parata militare dell’Esercito, organizzata prima dell’alba e durante la quale è stato messo in mostra l’arsenale nordcoreano. In tale occasione, Pyongyang ha presentato un nuovo tipo di missile balistico intercontinentale, per la prima volta dopo due anni. Il nuovo missile, secondo analisti, se messo in funzione, potrebbe essere il più grande al mondo e potrebbe trasportare più testate multiple indipendenti. 

Il 14 ottobre, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti ha tenuto un incontro con la sua controparte sudcoreana al Pentagono, per discutere proprio della minaccia rappresentata dalla Corea del Nord. Prima del colloquio, Esper si è rivolto ai giornalisti e ha affermato: “Siamo d’accordo sul fatto che i programmi nucleari e balistici della Corea del Nord rimangono una seria minaccia per la sicurezza e la stabilità della regione e del mondo”. “Gli Stati Uniti rimangono impegnati a mantenere la sicurezza della Repubblica di Corea”, ha aggiunto. Tuttavia, il capo del Pentagono ha poi dichiarato che la Corea del Sud e gli Stati Uniti devono trovare un modo più equo di condividere i costi nel settore della difesa, in modo che “non ricada in modo diseguale sui contribuenti americani”. Lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente affermato che Seoul dovrebbe contribuire maggiormente al supporto delle forze militari statunitensi dispiegate nel proprio Paese. Circa 28.500 soldati degli USA sono schierati in Corea del Sud, in quello che è considerato un deterrente per Pyongyang e un avvertimento per la Cina riguardo all’influenza e la capacità militare degli Stati Uniti in Asia.

Il più eclatante progresso diplomatico tra USA e Corea del Nord si è verificato il 12 giugno 2018, quando per la prima volta, il presidente statunitense aveva incontrato il suo omologo nordcoreano, Kim Jong Un a Singapore. I due leader avevano concordato una reciproca collaborazione che prevedeva, da un lato, il progressivo smantellamento del programma nucleare nordcoreano e, dall’altro, la rimozione delle sanzioni internazionali che pesano su Pyongyang. Tuttavia, il successivo 28 febbraio 2019, durante il loro secondo incontro ad Hanoi, in Vietnam, i colloqui tra le parti si erano inaspettatamente interrotti a causa di un disaccordo sulle sanzioni che aveva portato alla brusca conclusione dell’evento. Dopo qualche mese di stallo, Kim e Trump si erano nuovamente visti nella zona demilitarizzata al confine tra le due Coree, il 30 giugno 2019, quando il presidente americano era simbolicamente entrato in Corea del Nord.  Da allora, tentativi di dialogo bilaterale erano ripresi il 5 ottobre dello stesso anno per poi interrompersi nuovamente e, da allora, sono stati incerti.

Lo scorso 21 gennaio, però, il consigliere della missione nordcoreana presso le Nazioni Unite a Ginevra, Ju Yong Chol, aveva affermato che, negli ultimi due anni, mentre il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare in contro alle richieste statunitensi, in risposta, gli USA avevano condotto esercitazioni militari con la Corea del Sud e insistito con il mantenimento di sanzioni volte, a sua detta, a bloccare lo sviluppo del Paese, ostacolando anche il suo sistema politico. Da allora, la Corea del Nord ha affermato di non ritenersi più vincolata a nessun accordo con Washington e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020. Lo scorso 7 luglio, un inviato degli Stati Uniti si è recato in Corea del Sud nel tentativo di avviare nuovi colloqui con la Corea del Nord ma, poche ore prima di un ipotetico incontro con una delegazione, Pyongyang ha affermato di non aver intenzione di dialogare con i rappresentanti statunitensi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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